STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

La storia assurda del Maresciallo Lo Zito è in continua evoluzione e si cerca di aggiornarla continuamente.. i Provvedimenti dciplinari aumentano così come i Trasferimenti.. Il Blog contiene numerosissimi articoli e documenti scaricabili a prova dei fatti che vengono denunciati.. basta sfogliare le numerose pagine per rendersi cono...
BUONA LETTURA

martedì 7 maggio 2013

L'ORGOGLIO DI ESSERE CONTRO !!






L'ORGOGLIO 

DI ESSERE CONTRO...




Non c”è niente da fare, è più forte di lui e ci è cascato un”altra volta. 
Dal suo “sfogatoio virtuale”prediletto [il social network Facebook), il presidente C.R.I., bramoso di consensi e sensibile alle lusinghe dei propri sudditi, ha nuovamente lanciato strali contro questa Organizzazione Sindacale scrivendo... . «Verranno momenti difficili ma tutti insieme, volontari e dipendenti, ce la faremo. Isolando sempre più i malfattori, i bugiardi e quell'unica Sigla Sindacale, che ormai isolata, continua a gettar fango sull'operato dell'Amministrazione e panico tra i lavoratori. 
La mistificazione non è mai un buon viatico per raccogliere consensi. Verita e capacita propositiva pagano sempre».
Pur non essendo nominati direttamente [e avendo ricevuto solo parte dei concetti espressi dall”Avv. Rocca), ci piace pensare che questo bel pensiero sia a noi rivolto.
Per la prima volta ci sentiamo in dovere di ringraziare il Presidente C.R.I.  ( questa volta si è meritato la P maiuscola ) !!



Infatti, quale migliore forma di pubblicità potevamo trovare (tra i Lavoratori) se non quella del Presidente Nazionale quando afferma che la nostra Organizzazione, di fatto, è l”unica che contrasta questa Amministrazione e le sue scelte scellerate?

Ci dispiace per i colleghi delle altre Sigle a cui è stata loro malgrado affibbiata l'etichetta di “Sindacato amico” con cui, magari, condividere percorsi nefasti per i lavoratori.

A questo punto sarebbe opportuno che ognuno di loro esprimesse ufficialmente la propria posizione in merito alle dichiarazioni del presidente nazionale, posizione che, in questa fase critica, sappiaino molto più coincidente di quanto, faziosainente, il presidente voglia far credere. Il nostro presunto isolamento è una sua recondita aspirazione che nasconde, invece, una malcelata paura di scontrarsi con un fronte sindacale unito e compatto contro tutte le sciagurate misure messe in atto da questa Amministrazione.

L”ultima, in ordine di tempo, riguarda l'impoverimento, di svariati milioni di euro, del Fondo per produttività 2012; con il solito atto unilaterale [che riteniamo illegittimo), il presidente C.R.I. ha deciso di pagare i debiti prodotti da questa Amministrazione con i soldi dei Lavoratori.
Ora, il presidente nazionale può affermare tutto quello che ritiene più opportuno contro questa Organizzazione Sindacale [nella illusoria speranza di trovare conforto in quattro poveri cristi che ancora gli danno credito), ma i suoi insensati proclanli non ci faranno fare nessun passo indietro rispetto a questa Amministrazione; sianlo consapevoli di essere nel giusto e non ci faremo intimidire da nessuno!
Contiaino nella più ampia condivisione di obiettivi e percorsi di lotta che mirino a ristabilire quante più garanzie possibili per tutti i Lavoratori e le loro fainiglie cosi duramente colpite nelle loro aspettative future.
Per concludere, vorremmo invitare questo presidente a lanciarsi più frequentemente in queste uscite che rafforzano la nostra posizione e la nostra visibilità nei confronti dei Lavoratori e per farlo vorremmo usare uno slogan che va per la maggiore tra i suoi discepoli:
AVANTI PRESIDENTE...  .ci faccia un altro regalo!!




lunedì 6 maggio 2013

Troppi contenziosi andati male?

A PRESCINDERE DALLA LEGITTIMITA' DI QUANTO CONTENUTO IN QUESTE DUE PAGINE (CHE VERRA' VALUTATA IN APPOSITA SEDE), QUESTA NOTA HA CAUSATO UN NOTEVOLE DECREMENTO DEL FONDO PER LA PRODUTTIVITA' ANNO 2012. 
LE RISORSE SOTTRATTE (SVARIATI MILIONI DI EURO) RICADRANNO SUI BILANCI DELLE FAMIGLIE DI TUTTO IL PERSONALE (SIA DI RUOLO CHE PRECARIO). 
IL BELLO CHE NOI CREEREMMO PANICO TRA I LAVORATORI ALTRI, INVECE, LI AFFAMANO.....

Massimiliano Gesmini U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.




sabato 27 aprile 2013

LA PREDA E IL PIANTO DEL COCCODRILLO..

LA PREDA (IL C.E.M.) 
E IL PIANTO DEL COCCODRILLO



Il 17 aprile u.s., si è tenuto un incontro tra i Vertici della C.R.l. (oltre i nazionali erano presenti anche quelli del territorio laziale) e tutte le OO.SS.
Si pensava che dal quel tavolo di confronto, viste le crescenti emergenze economico-occupazionali dei Dipendenti della C.R.I., potessero scaturire delle soluzioni che ponessero fine ad una ridda di voci incontrollate circa le questioni riguardanti il Decreto, la stabilizzazione dei precari, il destino di alcuni Servizi [vedi il C.E.M. di Roma) e la i situazione finanziaria dell”Ente.
Ma, come è abitudine di questa Amministrazione, le attese sono state vanificate dal solito atteggiamento arrogante del presidente che, quando gli eventi volgono al peggio, non trova meglio da fare che prendersela con i Sindacati rei, secondo una sua logica contorta, di averlo lasciato solo (sigh) contro tutto e tutti; ma si sa, la colpa è sempre degli altri.
Peccato che dimentica (o fa finta di dimenticare) che gli eventi che hanno portato alla stesura dei due Decreti, hanno visto le OO.SS. messe al di fuori da ogni possibile condivisione e programmazione delliimpianto del Piano di riordino previsto per la C.R.I.
Come dimentica di aver “istruito” a dovere tutti quei “suoi” Commissari (ora divenuti presidenti) che hanno, con la rabbiosa connivenza di “fedeli” e rampanti dirigenti e funzionari, portato avanti politiche di ristrutturazione di Comitati, Unità, Uffici e Servizi senza (anche in questo caso) coinvolgere le parti sociali.
Ma ormai conosciamo il soggetto e, per nostra fortuna, siamo vaccinati contro le sue plateali sceneggiate commiserevoli, che, nei fatti, hanno comportato lo stravolgimento della vita di migliaia di lavoratori e le loro fa.miglie.
Abbia_mo, volutamente, rimandato di fare un report dettagliato di quella giornata perché convinti che, di lì a breve, ci sarebbe stata qualche brutta sorpresa; purtroppo siamo stati facili profeti...
Con una nota del 24 / O4 / 2013, il presidente del Comitato Provinciale di Roma, Flavio Ronzi, ha fredda_mente comunicato alle OO.SS. che, a seguito di un”ulteriore nota del direttore generale datata 18/O4/2013, il C.E.M. di Roma dal 1 giugno 2013, cessa di esistere
A distanza di appena 24 ore dall'incontro con le OO.SS. la direzione generale e la presidenza C.R.I., hanno radicalmente cambiato idea sul futuro del C.E.M.; infatti solo poche ore prima le prospettive enunciate davanti alle parti sociali, erano di contenuti assai diversi.
Sia Rocca che la Ravaioli avevano rappresentato la volonta di Croce rossa, di impegnarsi alfinché questo glorioso Centro rimanesse nelle disponibilita della stessa C.R.I.
Questo impegno (a detta del presidente Rocca) sarebbe stato legato, indissolubilmente, alla volonta della Regione Lazio di immettere risorse fresche [vil danaro) nelle casse disastrate del Comitato Provinciale di Roma.
Il fatto che si siano pronunciati solennemente in favore di un mantenimento della C.R.l. dei servizi erogati dal C.E.M., non ci aveva assolutamente convinti; abbiamo avuto la percezione che quelle parole nascondessero qualcosa di più grave che stava per abbattersi sulla storica struttura romana.
Perché non hanno detto la verità sul destino che incombeva sul C.E.M.? Cosa è cambiato, i.n meno di 24 ore, rispetto alle certezze espresse in sede di riunione con le parti sociali? Se già sapevano come sarebbe andava a finire, perché quella messinscena?
Vogliamo delle risposte chiare a questi quesiti; se fossero stati più leali, avremmo avuto la possibilità di trovare insieme delle soluzioni che potevano (e possono) salvare il C.E.M. di Roma.

Avremmo chiesto, per esempio, che la C.R.l. facesse di questo nobile Centro una propria mission cercando, anche attraverso finanziamenti privati o campagne di sensibilizzazione (vedere Trenta ore per la Vita), quei sostegni che, almeno fino ad oggi, la Regione Lazio non riesce a garantire, considerando il C. E.M. al pari di altri progetti lodevoli e condivisibili.
Questo avrebbe potuto dimostrare la volonta della C.R.I. di mantenere in vita il C.E.M. e i suoi operatori, restituendo linfa e tranquillità agli utenti e alle loro famiglie, in attesa delle decisioni della Regione Lazio.
È evidente, purtroppo, che questa volontà non c'ê. La inconsistenza politica e gestionale dei vertici nazionali e periferici unita al menefreghismo circa il destino di utenti e operatori, ha causato l'esito negativo di questa tragica vicenda.
L'infamia di questa, eventuale, chiusura macchierà indelebilmente l'onore e il prestigio di questa Associazione che si fregia di essere umanitaria!
Per quello che ci compete, metteremo in ca_mpo ogni utile iniziativa affinché si trovi una soluzione dignitosa per utenti e operatori che rischiamo di perdere, definitivamente, la “loro casa”.
Per dovere di cronaca e, soprattutto, per il rispetto dovuto ad altri lavoratori a rischio licenziamento, riportiamo quanto discusso nella riunione del 17 aprile u.s.
Questione Umbria; nell'inutilità di raccontare la grottesca figura fatta da chi inserisce un ordine del giorno senza ben conoscere la materia e i suoi risvolti, ci preme rilevare che, dopo aspro confronto, la C.R.I. si e impegnata a favorire la ricollocazione dei nostri colleghi (anche perché avviabili al processo di stabilizzazione).
Il problema umbro, momentaneamente risolto, ha avuto origine da una faziosa interpretazione dell'art. 6, comma 9 del Decreto 178.
Questa interpretazione volutamente restrittiva per i precari della C.R.I., ha messo in discussione tutte quei possibili scenari che rivestono caratteristiche simili a quelle dei colleghi dell'Umbria; da qui la necessità di far chiarezza, nel più breve tempo possibile, sull'interpretazione autentica dell”artico1ato.
La questione della stabilizzazione, pur non essendo in agenda, ha richiamato l'attenzione dei presenti in quanto le parole del presidente non hanno certamente portato conforto ad un possibile esito positivo dell'annosa vertenza.
Infatti, pur riferendo oli un sostanziale assenso da parte dei Ministeri a non opporsi ad una stabilizzazione degli aventi diritto, rimane aperta la questione sull”eventualità di una estensione del giudicato a cui gli stessi Ministeri sembrano aver negato ogni possibilità.
Su questa specifica materia, proporremmo a breve un confronto serrato con l”Amministrazione, perché convinti che la C.R.I. abbia fatto, fino ad oggi, poco o nulla per agevolare il riconoscimento di un Diritto autorevolmente sancito anche dalla Cassazione.
Stato dell'arte del Decreto 178 (Pammazza Lavoratori C.R.I.); come tutti ben sapevamo, l”iter del Decreto è al palo per l'owia conseguenza di un vuoto di potere derivante dall'assenza di un Esecutivo nel pieno delle sue funzioni.
Il presidente (con Pimmancabile, quanto scontato, sostegno del “nostro” direttore generale) ha espresso la necessita di chiedere una proroga per il Decreto che permettesse di porre in essere tutti quegli adempimenti (decreti attuativi), utili a definire il percorso di privatizzazione della C.R.I.
ln attesa di tale proroga, il presidente, coglierebbe l'occasione per riproporre al nuovo Esecutivo, l”impianto del vecchio Decreto con alcune modifiche che dovrebbero garantire una
continuità occupazionale a tutto il personale.
Situazione finanziaria e di cassa della C.R.I.; pur fregiandosi di aver messo in ordine ai bilanci, il presidente Rocca illustra che le risorse economiche del Comitato Centrale cominciano a scarseggiare.

Di qui il solito pianto: troppe cause seriali per gli incentivi pregressi dei precari, il finanziamento dello Stato ha subito un taglio considerevole, le Regioni non pagano i debiti passati, i precari da stabilizzare, insomma un vero disastro!
Ci viene da chiedere: ma in questi 5 anni, oltre a mettere in ordine i bilanci (da verificare con quali artifici) cosa si è fatto per arricchire le casse della C.R.I.? Quali strategie (sia politiche che progettuali) sono state messe in atto per sanare la situazione creditizia? Nessuna, zero!
Diciamo solamente che Fimpegno di questi vertici è stato orientato più al disfacimento che alla ricostruzione; quale stimolo più efficace per un progetto di privatizzazione di quello di un Ente in pieno dissesto finanziario??
Sul concreto questa situazione potrebbe, a breve, mettere a rischio il pagamento degli stipendi dei lavoratori; per far fronte a questa tragica evenienza, il presidente Rocca medim di chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti di aprire un credito verso la C.R.I. (di fatto già negato per la prevista privatizzazione), oppure accendere un mutuo offrendo in garanzia gli immobili posseduti dalla C.R.I.
Comunque la si guardi è evidente che siamo tornati al periodo pre-commissariamento Rocca; infatti al di là dei fin troppo superficiali pronunciamenti della Corte dei Conti la situazione finanziaria è al tracollo e nessuno potrà convincerci che possa essere bastato rimettere a posto i bilanci per giustificare una gestione commissariale durata ben 5 anni.
È altrettanto chiaro ed evidente che questa Amministrazione ha fallito su tutti i fronti; annaspa in una mare di incertezze e di contraddizioni, trascinando con se il destino di migliaia di Lavoratori.
Invece di piangere e lamentarvi, fateci un favore, fatevi finalmente da parte; i Lavoratori della C.R.I. ve ne saranno eternarnente grati!



 
    
U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.
Massimiliano Gesmini


Coordinamento Nazionale U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.
E-mail: cri@usb.it - SITO: Www.cri.usb.it

martedì 2 aprile 2013

Chi soccorre i soccorritori precari della CRI ?

Chi soccorre i soccorritori precari della CRI ? Il Movimento 5 Stelle Umbria solleva il problema

Riceviamo da Tiziana Ciprini, cittadina Portavoce Movimento 5 Stelle Umbria, e di seguito pubblichiamo.

"In Umbria ci sono 17 dipendenti precari della Croce Rossa Italiana con tanti anni di esperienza alle spalle in un ruolo fondamentale nella catena dei soccorsi, quello di autisti-soccorritori, che adesso si ritrovano senza lavoro. Di mezzo c'è stata una convenzione in perdita con la ASL 2, la riforma sanitaria regionale, gare pubbliche al ribasso che penalizzano le storiche associazioni di soccorso in favore di "emergenti cooperative dell'emergenza" a discapito della qualità del servizio, ricorsi al Tar, il Dlgs 178/2012 che ha riformato la CRI e una diversa interpretazione della norme.
In mezzo l'odissea che da 3 anni vivono 17 precari che hanno visto avvicinarsi, di proroga in proroga, il licenziamento e hanno fatto di tutto per difendere il proprio posto di lavoro e la propria professionalità:

- hanno organizzato un presidio permanente di 12 giorni davanti alla sede della Regione Umbria in Piazza Italia a Perugia;
- hanno chiesto e ottenuto che fosse inserita nella legge sanitaria regionale la procedura degli accreditamenti in modo da bypassare le gare pubbliche al ribasso per tutelare le associazioni di soccorso storiche radicate nel territorio umbro da oltre cent'anni evitando gare con soggetti di fatto non concorrenziali (come le cooperative);
- si sono ridotti responsabilmente l'orario settimanale da 36 ore a 30 permettendo alla Cri di chiedere un prezzo inferiore alla ASL, (circa 63000 euro mensili);
- e da ultimo, di fronte alla prospettiva di dover scegliere in 2 ore se passare in cooperativa, in giro per l'Italia (in Piemonte sembra) o in Umbria con contratti da fame di 18 ore settimanali hanno rifiutato, contestando le modalità con cui sono stati messi di fronte ad una scelta che avrebbe comportato un cambiamento radicale delle proprie vite nel giro di poche ore.
Questa odissea si inserisce anche nel quadro di riordino della CRI (dlgs 178/2012), che dal 1 gennaio 2014 non sarà più ente pubblico non economico ma diventerà associazione di volontariato ad uso pubblico. All'interno di questo decreto, a tutela del precariato, l'art. 6 comma 9 riporta quanto segue: tutti i contratti legati a convenzioni stipulati prima del 3 novembre 2012 (data della firma del decreto) devono essere rinnovati fino al 31 dicembre 2013.
In Italia accade che un precario debba affidare le speranza di una intera vita professionale ad un comma di una legge, che però viene interpretato dagli Organismi centrali in modo diverso (senza copertura finanziaria derivata da convenzioni il comma 9 non potrebbe essere applicato). La palla quindi è rimandata al Ministero della Salute che deve decidere come applicare la norma.
L'ultima mossa dei 17 sarà andare a Roma per far sentire la loro voce anche in Parlamento. Ci sarà il MoVimento 5 Stelle ad accoglierli.
Da oggi infatti sono senza lavoro e rimarranno a casa, loro che hanno sempre garantito il servizio senza che mai nessun paziente sia rimasto a casa.

Una Pasqua con amara sorpresa.

Tiziana Ciprini, cittadina Portavoce MoVimento 5 Stelle Umbria 

FONTE : Orvieto News 

mercoledì 20 marzo 2013

CASSAZIONE VITTORIA !!!!!!!!



 CASSAZIONE VITTORIA
VINTE IN CASSAZIONE A SEZIONI UNITE 
LE CAUSE PER LA STABILIZZAZIONE 

DEL PERSONALE PRECARIO 
 DI CROCE ROSSA ITALIANA!




Dunque la Cassazione ha sancito definitivamente il diritto alla stabilizzazione rigettando i ricorsi effettuati daII`AWocatura Generale dello Stato per la Croce Rossa Italiana.

Diverranno quindi definitive tute le sentenze (peraltro gia esecutive fin dal I° grado di giudizio) riguardanti immissione in ruolo dei precari ricorrenti rappresentati dalI`Avv. Emanuele Pagliaro.
Dopo anni di lotta la FIALP CISAL CRI ha visto riconosciuto definitivamente il diritto dei lavoratori precari di CRI..

I numeri:

3 sentenze di Cassazione a Sezioni Unite, 
128 sentenze di Tribunale, 
33 Sentenze di Corte di Appello, 
per un totale di 220 dipendenti con diritto alla stabilizzazione nei vari gradi di giudizio, 
oltre 80 dipendenti con giudizi di primo grado ancora in corso.

Allora, adesso tutti dentro!

Qualche chiarimento sui tempi: i giudizi ancora in corso sia di primo qrado, sia di appello ed anche di Cassazione dovranno essere portati a compimento fino al loro passaggio in giudicato (che potra awenire con una pronuncia della Cassazione owero in assenza di ulteriori impuqnazioni da parte della C.R.I.).
Avrà questa amministrazione il coraggio di continuare a rinviare l'immissione in ruolo (con tutto quello che comporta) del personale con il diritto gia acquisito?
Speriamo proprio di no. Vedremo.
Intanto la FIALP CISAL CRI, e soprattutto i lavoratori, hanno vinto. Anzi, stravinto.
E, naturalmente, come si dice in questi casi, la cosa non finisce qui.





venerdì 8 marzo 2013

VERGOGNOSO ATTACCO AD UNA DELEGATA USB DELLA CROCE ROSSA


 Delegata sindacale USB, lavoratrice precaria della CRI, a seguito di intervista rilasciata ad una emittente privata è stata raggiunta da una lettera che anticipa l’avvio di un procedimento disciplinare

Una nostra delegata sindacale, lavoratrice precaria della CRI, a seguito di un’intervista rilasciata ad un’ emittente privata è stata raggiunta da una lettera che anticipa l’avvio di un procedimento disciplinare. 
“Colpa” della delegata sembrerebbe essere stata l’aver sostenuto nel corso dell’intervista, come, alcune OO.SS. stessero salvaguardando, alla luce del provvedimento di privatizzazione dell’Ente, ciascuna i propri iscritti, rinunciando in questo modo ad una seria battaglia sindacale a difesa dei lavoratori tutti, e di aver espresso preoccupazioni in merito al futuro del servizio di lungo degenza disabili (C.E.M. di Roma) in accreditamento alla regione Lazio, per il tramite dell’ASL Rm D. 
“Colpa” della nostra delegata sembrerebbe anche essere stata l’aver denunciato il mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza da parte della Croce Rossa, sottolineando la mancanza di una scala antincendio nello stabile del C.E.M., presso il Comitato Provinciale di Roma, in via Ramazzini. 
E’ evidente che le “colpe” che si vogliono imputare alla nostra delegata rientrano tutte nella indiscussa libertà di denuncia sindacale, che non può essere messa a tacere attraverso provvedimenti disciplinari. 
E’ altrettanto evidente che attraverso la nostra delegata, come già successo in passato, si vuole colpire ancora una volta l’Unione Sindacale di Base, “colpevole” solo di non nascondere la realtà dei fatti e di opporsi alle scelte della Amministrazione quando queste contrastino con gli interessi dei lavoratori e dell’utenza.
La Usb P.I., nello stigmatizzare l’atteggiamento dell’Amministrazione volto a imbavagliare ogni voce fuori dal coro, esprime pieno sostegno alla sua delegata, attivando tutti i mezzi a disposizione a salvaguardia del suo ruolo. 

giovedì 7 marzo 2013

Croce Rossa piena di spine: una privatizzazione all’italiana...



La parola ai dipendenti



 L’ipoteca sul futuro è il peso dell’oggi. Che fine farà la Croce Rossa italiana? Se lo chiedono i 4300 dipendenti ‘appesi’ agli effetti incrociati di due leggi: quella sul pubblico impiego (Brunetta) e il decreto sul riordino della Cri, predisposto dal governo uscente all’interno del grande dossier sulla spending review. Preoccupazione che Intelligonews raccoglie, in attesa che il nuovo esecutivo affronti e risolva i nodi ancora aperti.
 
LA RIFORMA . Stiamo parlando di una trasformazione radicale nel solco di una pur necessaria razionalizzazione delle risorse in tempi di vacche magre, ma che finora, lascia prospettive incerte su chi nella Cri ci lavora da una vita e soprattutto, ridisegna su parametri molto rigidi e secondo una logica privatistica la funzione sociale dell’ente. Che tradotto vuol dire: servizi sanitari sul territorio, assistenza, ambulanze, volontariato. Un numero su tutti: ogni anno la Cri garantisce qualcosa come un milione di servizi di ambulanza (118) su tutto il territorio. Centocinquantamila i volontari. Ma Croce Rossa significa anche tutta la rete di compiti che insieme ad altre sigle tiene in piedi la Protezione civile, alla quale si aggiungono attività umanitarie nei centri di accoglienza per gli immigrati (Cie) e le missioni di supporto alle popolazioni civili nei teatri di guerra internazionali.

La legge fissa la nascita dell’associazione della Croce Rossa italiana che da ente pubblico diventa un soggetto di diritto privato. Data: 1 gennaio 2014. La nuova Cri (sarà affiancata dall’attuale che assume la denominazione di “ente strumentale alla Croce Rossa italiana” mantenendo la personalità giuridica di diritto pubblico come ente non economico) dovrà ricalibrare e riorganizzare tutti i compiti “sia in tempo di pace che di guerra”. La transizione si concluderà il 1 gennaio 2015, ma gli effetti si rifletteranno su dipendenti e servizi. La razionalizzazione delle risorse passa infatti da una riduzione del personale in esubero – alcuni dipendenti parlano di un dimezzamento degli attuali 4mila tra civili e militari – ma l’aspetto più preoccupante per chi ci lavora riguarda la revisione dei servizi sanitari sul territorio che porterà – dicono – a una logica gestionale che rischia di incidere sul livello qualitativo delle prestazioni e dei servizi di assistenza sanitaria finora garantiti ai cittadini. In sostanza: condividono l’impianto della riforma ma temono uno snaturamento della funzione sociale che sta nel dna della Cri.

FUTURO INCERTO. L’altro aspetto che preoccupa, e non poco, i dipendenti riguarda l’incertezza sulla ricollocazione di quanti non rientreranno nell’organigramma della nuova Cri. A questo si aggiungono le novità introdotte dalla legge Brunetta sulla mobilità del personale da un ente pubblico all’altro, ritenute “penalizzanti”.

“Nel decreto – spiegano i dipendenti a Intelligonews– non è indicata alcuna norma di salvaguardia che invece viene prevista per altri enti riformati”. E aggiungono: “Mentre viene indicata la destinazione della ricollocazione del personale in esubero ad esempio per Unire, Isae o altri enti parastatali assorbiti nell’orbita Inps, per noi non c’è indicazione”. In altre parole, se nei prossimi due anni non sarà sciolto il nodo, il rischio è che chi finirà tra gli esuberi non avrà alcuna alternativa occupazionale.

lunedì 18 febbraio 2013

FIDARSI È UN BENE, NON FIDARSI È UN DOVERE!




FIDARSI È UN BENE, 
NON FIDARSI 
È UN DOVERE!
(DI QUESTI VERTICI C.R.I.)






L’incontro (tra OO.SS. e C.R.I.) avvenuto il 15 febbraio u.s., ha prodotto l’ennesima pantomima da parte di questa Amministrazione, che pare proprio non conosca vergogna.

Il Direttore Generale, che si comporta sempre più spesso come Alice nel Paese delle Meraviglie, ci ha “sorpreso” quando candidamente (ma anche con una bella dose di faccia tosta) ci ha confessato che, sia lei sia il “nuovo” presidente, sono estranei all’approvazione del famigerato Decreto “ammazza lavoratori” della C.R.I.

Proprio perché confessato così candidamente, abbiamo voluto rassicurare (non vorremmo che si avessero dei sensi di colpa) queste “care” persone, che tanto hanno fatto per i lavoratori della C.R.I., sollevandoli da ogni responsabilità e convincendoli del fatto che il Decreto è stato fortemente voluto dai Lavoratori e dalle OO.SS.!!
 
Ma le sorprese non sono finite qui; altrettanto candidamente la C.R.I. si è detta disposta ad un’ipotesi di “collaborazione” tra le parti sociali e gli attuali Vertici con lo scopo dichiarato di tentare di modificare lo stesso Decreto al fine di renderlo più “garantista” per tutti i lavoratori.
 
Ora, dato che noi non ci chiamiamo Alice e non abbiamo più l’età per continuare a credere alle favole, ci risulta veramente difficile sopportare (e ci fa imbestialire non poco), che questi signori pensino di continuare a prendere in giro i Lavoratori senza fornire una risposta adeguata.
 
Lo sconforto (e la rabbia) ha raggiunto l’apice quando, dalla quasi maggioranza del tavolo, è arrivato un sostanziale appoggio a questa iniziativa; senza voler entrare in polemica con nessuno e senza voler censurare le iniziative altrui ci chiediamo (e chiediamo) come si possa ancora pensare di “collaborare” con questi signori?
 
Tanto per rinfrescarci la memoria, ci teniamo a porre alcune (ma significative) domande che dovrebbero mettere in allarme, coloro i quali pensano di trovarsi di fronte persone leali e sincere:

- chi è stato che ha tentato di far passare sottobanco l’unico Verbale prodotto da questa Amministrazione (durante il nubifragio del 20/10/2011), con il solo scopo di far approvare il primo Decreto?

- chi è che arringava la folla proponendo la privatizzazione e la “razionalizzazione” del personale Dipendente durante l’Assemblea del 16/07/2011 alla presenza di oltre 350 Commissari Regionali, Provinciali e Locali?

- chi è che ha pronunciato la frase….. «Serve una Riforma strutturale che traghetti la C.R.I. alla privatizzazione»?

- chi è che ha definito i Lavoratori come “infedeli”, “marchettari”, “sfruttatori” e ha dichiarato che la C.R.I. è stata, fino ad oggi, uno “stipendificio”?

- chi è che ha riferito che il giornalista (Fabio Pavesi) del “Il Sole 24ORE” non diceva cose sbagliate nel famigerato articolo del 05/02/2013?

- chi è che non si è mai espresso pubblicamente contro questo Decreto e che abbia concretamente preteso e messo in atto ogni utile provvedimento per assicurare un vero futuro lavorativo ai circa 4000 Dipendenti della C.R.I.?

Potremmo scrivere un libro su quello che hanno fatto e detto questi Vertici durante questi 5 anni, ma siamo pienamente convinti che i Lavoratori conoscano la verità su quali fossero le reali intenzioni di chi adesso si professa propenso al dialogo e alla collaborazione.

Confidiamo che anche le altre parti sociali si ricordino e valutino attentamente con chi abbiamo a che fare e si comportino di conseguenza.

Per parte nostra, riteniamo un “suicidio politico”, pensare soltanto di dover collaborare con chi ha progettato, condiviso e sollecitato l’approvazione di un Decreto che porterà (se non si interviene per tempo) alla perdita di circa 4000 posti di lavoro.

Giunti a questo punto, crediamo che l’unico vero interlocutore possa, e debba essere, il nuovo Esecutivo insieme ai reggenti dei nuovi Dicasteri che ancora sovraintendono alla C.R.I.; ogni altra iniziativa arrecherebbe, secondo noi, un’offesa ai Lavoratori che proprio per colpa di questi Vertici, stanno rischiando seriamente di ingrandire l’impressionante numero di disoccupati nel nostro Paese.

Non siamo mai stati, non siamo e mai saremo la stampella di questa Amministrazione che irresponsabilmente (ma coscientemente) ha sempre negato che il “vero” obiettivo di questo Commissariamento potesse portare allo smantellamento dell’Ente Pubblico C.R.I.

Noi continueremo a vigilare affinché nessuno si presti a manovre poco chiare ribadendo, nelle sedi opportune, le nostre proposte di modifica al Decreto (peraltro già presentate alla 12ª Commissione Igiene e Sanità e visionabili sul sito del Senato), fermo restando il nostro impegno affinché tutto l’impianto del Decreto venga riposto nella sede che più gli si addice….. la spazzatura!


  






  

martedì 12 febbraio 2013

PER CHI PARTEGGIA LA CORTE DEI CONTI ?

  

PER CHI 
PARTEGGIA 
LA CORTE DEI CONTI ?




A prima vista il titolo potrebbe sembrare irriverente e fuori luogo, ma leggendo attentamente l’ultima Relazione sulla gestione finanziaria dell’Associazione Croce Rossa Italiana per l’esercizio 2011 (ma anche quella per gli esercizi dal 2005 al 2010), il contenuto appare quantomeno discutibile.
La relazione, copiosa e articolata, presenta alcuni aspetti pochi chiari laddove l’azione del relatore si concentra sulla questione delle convenzioni (in particolar modo quelle definite “in perdita”) stipulate dalla C.R.I. con altri soggetti pubblici.
Si sostiene che la causa principale della “diseconomicità” di tali convenzioni è da imputare “all’alto costo del personale rispetto a quello delle strutture privatistiche”.
Quanto riportato è alquanto inquietante, ma andiamo per gradi; al punto 2.1 della relazione 2012 (dove si parla del personale civile Dipendente), si riporta puntualmente a quale disciplina, legislativa e contrattuale, sono legati i Lavoratori della C.R.I. e cioè il Decreto Legislativo 165/2001 e il C.C.N.L. del comparto Enti Pubblici non Economici.
Tale innegabile realtà, da valore (o dovrebbe darne) e riconoscimento a due Leggi dello Stato a cui tutti (compresa la stessa Corte) sono tenuti al rispetto e osservanza. Come mai allora si protende per i contratti delle strutture privatistiche rispetto a quelli pubblici?
Non è la sola domanda che ci siamo posti; nel fare una affermazione così perentoria, ci saremmo aspettati maggiori dettagli a supporto di questa fantasiosa teoria: quali sono le strutture privatistiche che hanno costi del personale più bassi rispetto alla C.R.I.? Quale disciplina legislativa e contrattuale applicano queste fantomatiche “strutture privatistiche”? Quali sono i parametri che si sono usati per affermare (con granitica convinzione) che il privato è meglio del pubblico?
Non vorremmo che tale convinzione nascesse dal fatto che molte “strutture privatistiche” fanno uso indiscriminato del lavoro nero (come è ampiamente documentato), in spregio ai contratti e alle Leggi dello Stato; non solo.
Non di rado i lavoratori impiegati in queste “strutture privatistiche”, sono sottopagati, soggetti a orari di lavoro massacranti e senza nessun controllo in ossequio al T.U. sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08).
Se è questo il termine di paragone a cui si fa riferimento, avremmo volentieri fatto a meno delle Relazioni, risparmiando (questa volta sì), denaro pubblico.
Ma la cosa che più ci preoccupa è che valutazioni di questo tenore, vengano fatte da uomini dello Stato che lavorano per un Organo Costituzionale (che di certo non è una struttura privatistica), che dovrebbero curare (e controllare) gli interessi della cosa pubblica e non quelli di astratte entità privatistiche e che, quantomeno, dovrebbero limitarsi a esporre in maniera asettica quanto a loro richiesto senza offrire soluzioni di parte, soluzioni cui il solo Governo è deputato a trovare.
Per paradosso ci verrebbe da affermare, che meglio sarebbe affidare la contabilità dello Stato ad un gruppo di ragionieri di una ditta privata, in quanto i Magistrati della Corte dei Conti costano un occhio della testa! Chissà cosa ne penserebbero i Magistrati contabili di questa opzione…
Tanto per farsi un’idea di quanto guadagna un Magistrato contabile, riportiamo un articolo del 2007 del quotidiano online “l’Occidentale” (non è facile reperire notizie e conoscere con certezza gli stipendi dei dipendenti della Corte dei Conti): «…La Corte dei Conti ha a ruolo quasi 550 consiglieri. L'ultimo della scala gerarchica guadagna seimila euro lordi al mese, il primo quasi 20. Poi ci sono le indennità e i fringe benefits (benefici accessori). Spesa globale, dipendenti inclusi, almeno 130 miliardi di rimpiante lire ogni anno».
Ma torniamo alla C.R.I.; al punto 3.1 della Relazione 2012 si afferma che «…anche nel 2011 è proseguita la nuova politica di gestione delle convenzioni trasporto 118 ed il trasporto infermi, mirante a diminuire il numero di convenzioni in perdita ed a stipulare atti convenzionali in equilibrio economico o con saldo attivo». Stravagante analisi, in quanto sono proprio le convenzioni per il trasporto 118 (vedere ad esempio quella del Lazio tra C.R.I. e A.R.E.S.) che, sempre secondo quanto riportato dalla Relazione, hanno causato il più alto disequilibrio economico tale da compromettere seriamente la parità di bilancio di tutta la C.R.I.! E poi come si può affermare che la stipula di una convenzione tra due entità (in questo caso due entità pubbliche) porti ad un “saldo attivo” quando si offrono servizi sanitari essenziali come il Pronto Soccorso? Ma la parità di Bilancio non vale per la C.R.I. o fa comodo solo quando si deve licenziare il proprio personale?
Poi però al punto 6, lettera C, si ha come un sussulto di pudore e coscienza affermando che: «…Viene peraltro osservato che la stipula di convenzioni non economiche (leggasi in perdita) può essere determinata dalla esigenza di soddisfare bisogni di collettività o di persone in stato di vulnerabilità in linea con i principi dell’Associazione e i compiti espressamente previsti dallo Statuto dell’Ente (errato dell’Associazione!)».
A quanto pare si hanno poche idee, ma ben confuse…. Ci dovrebbero spiegare qual è il limite tra l’esigenza di soddisfare i bisogni della collettività (e quindi soprassedere alle passività di Bilancio) e quando i bisogni dei cittadini-utenti possono essere calpestati in favore di freddi calcoli finanziari e di tornaconti economici.
Questo non ce lo spiegano (o non vogliono spiegarcelo); ma quando si vuole, si sa essere chiari, sintetici e incisivi.
Ad esempio, prendiamo il punto 4 della Relazione 2012 dove si parla della riforma; riportiamo fedelmente; «…Il relativo Decreto legislativo di riordino dell’Associazione italiana (e dell’Ente Pubblico aggiungiamo noi) della Croce rossa è stato finalmente adottato il 19 ottobre 2012 con il n. 178».
Cosa si intende affermare con finalmente? Finalmente per chi o per che cosa? (certamente non per i lavoratori della C.R.I.). Perché ci si è spinti a fornire un giudizio così di parte, quando ci si poteva limitare ad una presa d’atto e scrivere che il Decreto è stato semplicemente adottato il 19 ottobre 2012?
Quando si formulano giudizi così importanti (come per i giudizi di cause civili e/o penali), le parole pesano sulle valutazioni finali e non vengono mai messe lì per caso….. La Relazione 2011 ha influito non poco sul percorso e sull’approvazione del Decreto di “riordino” della C.R.I.; basti leggere le innumerevoli sedute delle varie Commissione di Camera e Senato per rendersene agevolmente conto.
La spinta propulsiva data dalla Relazione 2011 in direzione della privatizzazione della C.R.I., non può essere smentita da nessuno; le valutazioni di ordine politico (in sede di Commissioni) hanno ritenuto dirimenti le osservazioni della Corte dei Conti e anche quelle del Commissario Straordinario che, inspiegabilmente, coincidono.
A titolo di esempio basta dare attenta lettura alla pag. 52 della Relazione 2011 (ma anche a pag. 24 di quella del 2012) e al Rendiconto Consolidato del 2007 (pag. 6) a firma del Commissario Rocca (dove si parla della situazione economica negativa del Regionale C.R.I. Lazio), per rendersi conto che le parole utilizzate sono assolutamente identiche!
Ma siamo sicuri che siano state lette con la dovuta perizia e attenzione? Osservatori più attenti, alcuni Senatori della 12ª Commissione permanente (Igiene e Sanità), hanno anche loro evidenziato quanto da noi rinvenuto affermando che «il referto della Corte dei conti (depositato il 28/11/2011) riproduce in larga parte le considerazioni di cui alla nota presentata in sede d’audizione del Commissario Rocca (...)».
Questa importante osservazione è inserita nell’intervento del Senatore Cosentino (PD) che (nel resoconto stenografico n. 16 - 301ª seduta del 18/01/2012) tende a “censurare” quanto descritto dai suoi colleghi tanto da dichiarare che…. «Già questo passaggio e` un po’ improprio. Vorrei ricordare, infatti, che la Corte dei conti e` un organo giurisdizionale e non e` un apparato dipendente dal Governo. Occorrerebbe quindi avere un certo rispetto istituzionale. Noi possiamo anche non essere d’accordo con quanto rileva la Corte dei conti ma non siamo giudici di Cassazione delle decisioni di quell’organismo. Sarei quindi più cauto nell’affermare se il referto della Corte riproduce o meno le considerazioni del commissario Rocca o se – come si dichiara in seguito – «si prende atto in modo abbastanza asettico ed avalutativo dei risultati gestionali». Mentre, cioè, riferiamo correttamente della relazione Corte dei conti, sarebbe opportuno non intervenire con un nostro giudizio di merito sulla giustezza o completezza della stessa. Inoltre, nella parte finale delle considerazioni si dichiara: «La mancanza di una motivazione sul punto rende comunque arduo attribuire alla Corte un giudizio che per essere veramente tale avrebbe richiesto un adeguato supporto motivazionale». La mia proposta, in sintesi, e` di eliminare la parte delle considerazioni».
Cosa pensare? Che qualcosa di anomalo c’è stato, ma meglio non dirlo? Rimaniamo certamente perplessi.
Come rimaniamo perplessi quando nelle Relazioni, non si tiene conto (o non ce se ne avvede) di quanto riportato in alcuni Rendiconti Generali Consolidati della C.R.I. (non ultimo il tanto sbandierato 2011).
A pagina 2 della nota integrativa del Rendiconto 2011 viene riportato quanto segue: «Inoltre, in ottemperanza alla delibera n. 231 del 10.07.2007 del Consiglio Direttivo Nazionale, le Unità territoriali hanno avuto disposizione, con circolare n. 62723 del 16/09/2010 a firma del Direttore Generale, di iscrivere tra le poste delle uscite rimborsi per il Comitato Centrale riferiti alle spese di personale civile a tempo indeterminato utilizzato in convenzione, per €. 14.467.255,55, del personale militare per €. 9.530.111,49 e rimborsi per le spese relative alle polizze assicurative dei mezzi in dotazione, per € 7.571.900,00».
Ci siamo chiesti: come mai non si è pensato di verificare da dove arrivassero i proventi delle Unità territoriali da destinare al rimborso per il Comitato Centrale per l’utilizzo di personale civile a tempo indeterminato nelle convenzioni?
Come mai non si è chiesto (come facciamo noi da anni), come fosse possibile che alle Unità territoriali corresse l’obbligo di rimborsare il personale civile a tempo indeterminato quando questi è già retribuito dal Comitato Centrale attraverso il finanziamento che riceve dello Stato?
Come mai non si è verificato in quale capitolo di bilancio sono confluiti tali rimborsi e per quale finalità sono state utilizzate queste “ nuove entrate”?
Noi siamo più che convinti che le Unità territoriali per far fronte a questo “balzello”, sono state “costrette” a caricare i costi del personale civile di ruolo sulle Convenzioni facendo, naturalmente, lievitare gli accordi economici tra i due contraenti.
Questo artificio contabile (che abbiamo sempre contestato e bollato come illegittimo), ha causato, da un lato, la perdita di innumerevoli convenzioni con conseguente perdita di posti di lavoro (esclusivamente personale precario) mentre, dall’altro, ha permesso, a più soggetti, di affermare la diseconomicità delle stesse convenzioni per l’alto costo del personale utilizzato, arrivando a perorare la causa per la privatizzazione della C.R.I. (convergente con il “vero” mandato governativo fissato per il Commissario Rocca).
Coincidenze? Fatalità? O progetto preordinato e pianificato nei minimi particolari?
Le ultime vicende legate all’elezione a Presidente C.R.I. dell’ex Commissario Rocca, farebbero protendere per quest’ultima ipotesi.
Siamo portati a pensare che questo progetto preordinato non possa non essere stato attuato senza l’avallo (più o meno palese) delle più alte cariche dello Stato, di alcuni Organi Istituzionali, Ministri, Deputati, Senatori. giornalisti (l’artico del “Il Sole 24ORE” del 5 febbraio scorso ne è la prova) e eminenze grigie che avevano il solo scopo di creare un cuneo nel mondo del Pubblico Impiego, disfarsi di quasi 4000 lavoratori e “appropriarsi” dell’ingente patrimonio immobiliare della C.R.I.
Ne è stata riprova, l’ultimo atto del precedente Governo Berlusconi che, mentre si apprestava a salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni e decretare la fine del proprio Esecutivo, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta (fratello di uno dei due nuovi Vice Presidenti C.R.I.), si apprestava a presiedere e approvare la prima bozza di Decreto (poi in seguito bocciato), in un Consiglio dei Ministri praticamente deserto.
Questo è stato, forse, il più eclatante degli episodi (ma altri ne sono seguiti) che hanno costellato il percorso del Decreto di privatizzazione e che ci hanno convinti a considerare la possibilità di un vera e propria “congiura” nei confronti della C.R.I. e, soprattutto, nei confronti dei suoi lavoratori.
Come abbiamo già evidenziato (e per tornare al tema principale), le due Relazioni hanno avuto un duplice scopo; il primo, con la prima Relazione, è stato quello di far leva sulle Commissioni, sulla Conferenza Stato-Regioni e sul Governo affinché ci si convincesse della bontà del progetto di privatizzazione della C.R.I. Il secondo (con la seconda Relazione per buona parte speculare alla prima), è stato quello di esaltare l’operato di questa gestione Commissariale che prontamente è stato utilizzato a fini propagandistici ed elettorali interni alla C.R.I.
Siamo sicuri che saremo tacciati come “cultori del sospetto” o “dietrologi”; ma, senza entrare a fondo nelle Relazioni della Corte dei Conti, abbiamo cercato di offrire una lettura differente e circostanziata che permettesse di comprendere le dinamiche che hanno portato all’approvazione del Decreto di privatizzazione della C.R.I.
Molto altro ci sarebbe da dire e da osservare: per esempio quali siano stati i criteri di scelta per l’individuazione, per la C.R.I., di alcuni contabili invece che di altri; oppure analizzare le discrasie tra quello che prevede il D.lgs. 66/2010 e il Decreto legislativo n. 178 del 28 settembre 2012, in merito alle problematiche degli appartenenti al Corpo Militare C.R.I.; la scarsa attenzione riservata alla parte che riguarda il patrimonio immobiliare della C.R.I.; o ancora, l’inesistente accenno allo scandaloso periodo di Commissariamento (quasi 5 anni), che inizialmente doveva occuparsi, prevalentemente, delle questioni di Bilancio (da risolversi in un anno ma poi sappiamo tutti come è andata a finire), aumentando esponenzialmente il compenso (denaro pubblico) per il Commissario Governativo.
Insomma, ci sembra evidente che il taglio dato alle Relazioni sia improntato, in massima parte, ad evidenziare la necessità di una “ristrutturazione” della C.R.I. che passasse necessariamente attraverso l’abbandono dello status giuridico pubblico in favore di uno privatistico, senza preoccuparsi minimamente (se non in qualche enunciazione di principio peraltro già prevista dallo stesso Decreto), dei risvolti occupazionali che, a breve, avranno conseguenze drammatiche.
Invitiamo i lavoratori a riflettere su quanto abbiamo riportato e a fare delle valutazioni apportando, laddove possibile, altre utili osservazioni a questa vicenda dai contorni pochi chiari.
Invitiamo, altresì, i lavoratori a tornare ad essere parte attiva di un percorso di lotta che possa cambiare il corso di questo Decreto, senza abbandonarsi a facili scoraggiamenti.
Con la determinazione si può salvaguardare il futuro del nostro lavoro….. dobbiamo solo continuare a crederci.


Roma, 12 febbraio 2012

                                                                        U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.                                                                                    
                                                                                     Massimiliano Gesmini