Nella Croce Rossa Abruzzese avvengono delle irregolarità amministrativo-contabili. A denunciarle è il maresciallo Vincenzo Lo Zito, dipendente CRI, a compierle è la Presidente Maria Teresa Letta la quale ha anche provveduto al 2° Trasferimento per incompatibilità ambientale dello stesso. I fatti contestati dal maresciallo, toccano diverse sfere, dell’agire nella pubblica amministrazione ma attengono sempre alla stessa persona che vuole tutto sotto il suo controllo e la sua direzione.
STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA
La storia assurda del Maresciallo Lo Zito è in continua evoluzione e si cerca di aggiornarla continuamente.. i Provvedimenti dciplinari aumentano così come i Trasferimenti.. Il Blog contiene numerosissimi articoli e documenti scaricabili a prova dei fatti che vengono denunciati.. basta sfogliare le numerose pagine per rendersi cono...
BUONA LETTURA
sabato 11 aprile 2015
giovedì 4 dicembre 2014
Mafia a Roma.......
Mafia a Roma, la cena segreta di Alemanno
e le cooperative rosse
e le cooperative rosse
La corruzione nella capitale, oltre che “toccare” il sociale e le gare di Ama, passava dai Punti Verdi Qualità all'emergenza abitativa dei residence
Le conseguenze politiche dell’indagine “Mondo di mezzo” portata avanti dal procuratore Pignatone sono inimmaginabili, perché nello scorrere i nomi degli arrestati e degli indagati si scopre, certo, la presenza di quella “cupola nera” alimentata dagli affari ai tempi di Alemanno, ma anche una consistente quota di uomini del Pd, oltre al “comunista” Buzzi che come tale si è sempre qualificato. Se Carminati il temuto e temibile ex Nar poteva mettere sulla piazza la vasta rete di camerati dei tempi del terrorismo armato e della Banda della Magliana, Buzzi aveva creato una struttura (anche di ex carcerati) sull’emergenza sociale di rom ed immigrati che aveva sempre goduto del sostegno della sinistra, all’opposizione o al governo che fosse
Da sinistra a destra:
Angelo Scozzafava (ex direttore del V dipartimento del Comune di Roma)
Francesco Rocca (ex Commissario della Croce Rossa Italiana),
Ugo Cassone (ex consigliere Pdl), Gianni Alemanno ripreso di spalle all’esterno del ristorante
LA ZONA GRIGIA- Certo, il carcere è sempre una scuola
di amicizie e comportamenti che non si dimenticano e non pochi di quelli
che stanno nelle liste di Pignatone il carcere l’hanno conosciuto e
parecchi ancora potrebbero conoscerlo. Ma l’indiscutibile intelligenza
raffinata del cecato, come viene soprannominato Carminati che aveva a
casa addirittura quadri di Pollock, è stata quella di penetrare la zona
grigia che sta fra malavita, politica e affari, redditizi almeno quanto
la droga, ma di gran lunga superiori all’estorsione e al cosiddetto
recupero crediti.
APPALTI E CONCESSIONI - Una zona grigia che nella mostruosa macchina dell’amministrazione capitolina, fatta di appalti e concessioni milionarie, ha sempre trovato e trova ancora (checchè ne dica il sindaco Ignazio Marino) le truppe e la manovalanza corrotta in giacca e cravatta. Se poi Ignazio dichiara di aver finalmente capito da chi proveniva la feroce campagna contro di lui (dai Carminati o dai Buzzi), pecca veramente di strabismo perché oltre al sociale o alle gare di Ama vi sono situazioni dove la liquidità sull’unghia scorre (o è corsa davvero) quali i Punti Verdi Qualità o l’emergenza abitativa dei residence.
IL NODO DEI PUNTI VERDI QUALITÀ - Sui Pvq, sul fiume di
liquidità che questi offrivano senza controlli di fatture o stati di
avanzamenti lavori gonfiati, già erano spuntati (fra i tanti altri) i
nomi di Lucia Mokbel, che aveva ereditato proprio dalla coop 29 giugno
di Buzzi la concessione del Pvq parco Feronia. Lo stesso segretario del
sindaco e già portavoce della nerissima Forza Nuova, Antonio Lucarelli,
alla fine del secolo scorso prima di ascendere al Campidoglio, aveva
ceduto le sue concessioni di alcuni Pvq a quel Fanella, braccio destro
di Mokbel (condannato per l’affare di riciclaggio Telecom Sparkle e
ancora indagato per il “Mondo di mezzo”), ammazzato nella sua abitazione
pochi mesi fa da un commando di neri. Nello stesso tempo nei cantieri
del Pvq Kolbe di Andrea Munno, che vantava pubblicamente il suo passato
nell’estremismo di destra e frequentava lo stesso Mancini con analoghi
trascorsi, vi lavorava la cooperativa 29 giugno e direttore ai lavori
era l’ex dirigente del comune ai Pvq nominato ai tempi di Veltroni,
mentre i concessionari del Kolbe erano notoriamente gente di destra.
INTERESSI MAFIOSI - E che dire di Carminati che voleva
mettere le mani sul Pvq Olgiata già all’attenzione di interessi mafiosi
solo qualche anno fa? O di quella intercettazione da noi riportata su
Cinque del 19 aprile 2012 dove l’ing. Scarrozza marito della Mokbel e
responsabile lavori a Feronia, vuole aiutare un noto personaggio di
Ostia e chiede: «Ma è possibile acciuffà quello (PVQ, ndr) sulla
Colombo?». E il cognato risponde: «No, quello è di Salabè, un operatore
dei servizi segreti» che dai giornali degli anni ’90 veniva indicato
come architetto dei Servizi. Certo Buzzi con il sociale, fra affidamenti
e gare muove, qualcosa come 50 milioni con i Pvq in 8 anni, se ne sono
mossi almeno 500 e ancora non è stata fatta chiarezza su dove una
consistente parte sia finita. Ma chi ci assicura che l’influenza del
“Mondo di mezzo” non abbia inquinato ben altri affari e altri appalti? A
questo punto nulla è più certo perché quello di ieri non è stato uno
tsumani, ma una vera e propria “tangentopoli” in salsa capitolina che
sta spazzando una intera classe dirigente, colpevoli e innocenti. E le
esternazioni di Ignazio che agita vittimisticamente la bandiera della
sua indubitabile onestà, non basteranno certo a salvarlo da una pubblica
opinione che gli è già ostile. Per l’opinione pubblica ormai tutti i
gatti sono bigi mentre i grillini strillano per lo scioglimento del
consiglio comunale e il commissariamento della Capitale, come in genere
accade per i comuni inquinati dalla Mafia. E che di reati da 416bis
(associazione di tipo mafioso) si tratti, lo dice Pignatone.
giovedì 8 maggio 2014
La Croce Rossa senza lo Stato non sopravviverà..
La Croce rossa ha 150 anni.
Ma senza lo stato non sopravviverà
La riforma fatta nel 2012 che ne prevede la privatizzazione toglie 153 milioni di contributi statali. Impossibile per l'ente pioniere proseguire ad aiutare chi soffre
«Tutti fratelli!», andava ripetendo Henry Dunant sulla piana fangosa
di sangue dopo la cruentissima battaglia di Solferino. Da quella
consapevolezza fondò il movimento internazionale di Croce rossa e
nell’anniversario della sua nascita – 8 maggio – viene celebrata in
tutto il mondo la Giornata mondiale della Croce rossa.
La Croce rossa italiana (tra i soci fondatori, come sempre partecipe
ad avviare cose grandi), insieme ad altre 189 società nazionali di Croce
rossa è impegnata – da allora e ogni giorno – ad offrire servizi
tempestivi e risolutori in ogni tipo di crisi umanitaria: dalla più
piccola, del singolo, a quelle internazionali, che siano guerre o
calamità naturali.
La Croce rossa è origine e fondamento del Diritto internazionale
umanitario, detto anche diritto dei conflitti perché perfino nella
violenza delle guerre ci sono limiti imposti alla tutela dei più
vulnerabili. Per l’opinione pubblica la Croce rossa Italiana è “un dato
di fatto” e quindi l’apprezza ma non la conosce bene nella sua
organizzazione e nelle sue funzioni.
Neanche il parlamento, affrontando il riordino di questa benemerita
organizzazione ha suscitato un ampio dibattito che rendesse conto dei
grandi meriti dei volontari nei 150 anni della sua presenza in Italia.
Anzi, poco prima della caduta del governo Monti si è posto mano a una
riforma che avrebbe dovuto trasformarla in associazione di diritto
privato. Una riforma inadeguata e intempestiva proprio in un periodo in
cui le crisi interne e internazionali avrebbero dovuto esigere una
capacità di reazione che la Cri ha sempre dimostrato con il sostegno
generoso della popolazione italiana. In quanto “ausiliaria dei poteri
pubblici” sarebbe mobilitabile in maniera propria nella vicenda
drammatica dei profughi.
Purtroppo, non si è tenuto in nessuna considerazione, innanzitutto,
che la Croce rossa italiana, essendo un ente umanitario la cui
maggioranza dei servizi è corrisposta gratuitamente o a prezzo dei costi
vivi, non potrà sopravvivere a lungo senza il contributo dello stato
(154 milioni di euro) a meno di far pagare a caro prezzo i suoi servizi.
E se ne sono accorti gli stessi volontari della Cri che ne avevano
auspicato la privatizzazione. Possibile, purché ben definita nei modi e
nei compiti primari ed esclusivi affidati alla Cri, che deve rimanere
ausiliaria dei poteri pubblici.
L’Agenzia delle entrate, peraltro, ha rifiutato ai Comitati Cri
privatizzati dal 1 gennaio 2014 di usufruire del regime tributario di
favore previsto per le Onlus poiché non godono di piena autonomia
giuridica e gestionale. Inoltre, la Cri sta svendendo il patrimonio
immobiliare per la fretta di ripianare i debiti prima della chiusura
dell’ente pubblico. Lo stesso Tar del Lazio lo scorso aprile ha sospeso
le procedure di privatizzazione fino al 29 ottobre.
Il personale dipendente della Cri dovrebbe, dal 1 gennaio del
prossimo anno, essere posto in mobilità, senza alcuna garanzia di una
nuova assegnazione e dopo due anni (con la prevedibile ansia di 4 mila
famiglie) andrà a infoltire le schiere dei troppi disoccupati italiani.
In questi 150 anni la Croce rossa italiana è stata pioniera nel campo
del soccorso, della salute e della solidarietà. Unica nel suo genere,
sin dalla sua origine ha testimoniato, sempre, con i fatti, di essere
all’avanguardia nel dare risposte efficienti nella lotta contro ogni
forma di sofferenza.
È stata la prima a creare quello che oggi chiamiamo il soccorso di
emergenza/urgenza sanitaria, con l’ambulanza, da cui poi è nato il
Sistema 118, a creare un sistema di soccorso in protezione civile, da
cui poi è nato il sistema di Protezione civile, è stata la prima a dare
risposte nell’assistenza ai migranti, ai tossicodipendenti, ai poveri,
ai senza fissa dimora, alle persone anziane etc.
L’8 maggio, dunque, è il giorno in cui gli operatori di tutto il
Movimento vengono festeggiati e ringraziati dalle loro comunità per il
lavoro appassionato e competente che svolgono a favore di quanti
soffrono. Anche la Cri lo meriterebbe.
venerdì 2 maggio 2014
Croce Rossa, ci vuole la gara
È il principio fissato nelle conclusioni depositate ieri dall'Avvocato generale
della Corte Ue, Nils Wahl (causa C-113/13)
Le regole Ue sugli appalti pubblici di servizi devono essere
applicate anche se un'amministrazione si rivolge per il servizio di
trasporto sanitario a associazioni di volontariato, come la Croce Rossa
Italiana.
È il principio fissato nelle conclusioni depositate ieri
dall'Avvocato generale della Corte Ue, Nils Wahl (causa C-113/13), che
non lascia spazio a esclusioni della normativa comunitaria da parte
delle amministrazioni aggiudicatrici. Anche quando si tratta di servizi
di assistenza medica e di trasporto che comportano un semplice rimborso
spese. Tanto più – osserva l'Avvocato generale, le cui conclusioni non
sono vincolanti per Lussemburgo – che le associazioni di volontariato
sono da classificare come operatori economici, pur non avendo un fine di
lucro. Poco importa, infatti, per l'applicazione della normativa Ue
sugli appalti, che l'ente non abbia fine di lucro e i servizi siano
forniti da volontari non retribuiti. Ciò che conta è l'attività
esercitata.
Di conseguenza, poiché i servizi di trasporto di emergenza e dei
pazienti sono attività economiche svolte a titolo oneroso anche se sotto
la forma «di mera copertura dei costi», le norme del Trattato sulla
libera prestazione dei servizi e la direttiva 2004/18 sul coordinamento
delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di
forniture e di servizi, devono essere applicate.
Il Consiglio di Stato italiano ha posto un quesito pregiudiziale
alla Corte di giustizia in relazione a una controversia tra una Asl e
due cooperative che contestavano la concessione della fornitura di
servizi di trasporto sanitario a due associazioni di volontariato, senza
una gara di appalto. La legge regionale della Liguria prevede, infatti,
che il trasporto sia assicurato direttamente dalle autorità sanitarie
locali con mezzi propri o ricorrendo ad associazioni di volontariato o
altri enti pubblici, «a fronte di un mero rimborso spese».
Una normativa che porta ad eludere le disposizioni Ue, malgrado la
stessa Corte di giustizia abbia più volte precisato che gli Stati membri
non possono introdurre restrizioni alla libertà di prestazione di
servizi. È evidente che il mancato utilizzo di una gara di appalto
conduce all'esclusione di operatori di altri Stati membri, eliminando
ogni forma di concorrenza. Ma c'è di più. Per l'Avvocato generale,
infatti, anche se un appalto non raggiunge una determinata soglia idonea
a far scattare la procedura di aggiudicazione stabilita dal diritto
dell'Unione, in presenza di un interesse transfrontaliero, «il diritto
primario dell'Unione rimane applicabile». Con l'obbligo per le
amministrazioni aggiudicatrici di rispettare le libertà fondamentali del
Trattato e il principio di non discriminazione in base alla
nazionalità. Anche tra associazioni senza scopo di lucro, favorendo un
grado maggiore di concorrenza a tutto vantaggio del rapporto
costi/efficacia. Così come non si può partire dal presupposto che le
aziende con sede in altri Stati non possano fornire un servizio
adeguato.
Per la Sentenza in merito all'articolo Clicca qui
fonte
mercoledì 30 aprile 2014
La Camera si Interroga.......
........dalla fine del 2013 si trascina in modo confuso
la disputa sulla data della trasformazione
dei comitati locali e provinciali;
all'inizio del mese di aprile 2014 si è svolto l'ennesimo...
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-04658
presentato da GRIMOLDI Paolo
testo di Lunedì 28 aprile 2014, seduta n. 219
GRIMOLDI
. — Al Ministro della salute . —
Per sapere – premesso che:
Dalla
fine del 2013 si trascina in modo confuso la disputa sulla data della
trasformazione dei comitati locali e provinciali;
All'inizio
del mese di aprile 2014 si è svolto l'ennesimo incontro al Ministero
della salute sulla privatizzazione della Croce rossa e
sull'interpretazione da parte dei sindacati dell'anticipazione delle
procedure ad avviso dell'interrogante di dubbia legittimità;
Come
è noto il nodo è legale, riguarda gli effetti della privatizzazione,
disciplinata dal decreto-legge n. 101 del 2013, che indicava il 2014
come data d'inizio della trasformazione dei comitati locali e
provinciali sulla base di un articolo inserito dal decreto legislativo
n. 178 del 2012. La suddetta normativa però è stata modificata inserendo
il 2015 in ogni punto in cui era scritto 2014;
I sindacati sottolineano che «tutto deve essere rinviato al 2015. Ma la privatizzazione è già iniziata;
Per
circa 300 persone è già scattata la riduzione del 30 per cento del
salario dovuta all'applicazione unilaterale del nuovo contratto Anpas
scelto per gestire la nuova fase, quella privatistica, mentre la Croce
rossa continua a guadagnare le stesse cifre sulle convenzioni in essere.
Inoltre, senza le previste norme di raccordo, e con il totale
disimpegno della Croce rossa nazionale, non ci sarebbe alcuna garanzia
sul mantenimento dei livelli occupazionali;
Nell'incontro
tenutosi alle rassicurazioni avute si è contrapposto l'intervento del
Ministero dove viene ribadita «la piena legittimità dell'operato di
Croce Rossa posto in essere fino ad oggi in ordine all'applicazione del
nuovo contratto collettivo. La Croce Rossa Italiana continuerà a
rispettare la legge come ha sempre fatto e a salvaguardare i livelli
occupazionali. La nota del Ministero ribadisce come legittima
attribuzione dei Presidenti dei Comitati privatizzati l'individuazione
della data di decorrenza del contratto Anpas –:
Se
il Ministro sia a conoscenza della situazione e intenda intervenire
predisponendo una iniziativa normativa per regolamentare i rapporti con i
comitati privatizzati, attivandosi con immediatezza nei confronti della
Croce Rossa per sospendere gli atti già assunti e ripristinare la
situazione precedente al 31 marzo.
(4-04658)
mercoledì 23 aprile 2014
venerdì 18 aprile 2014
E puntualmente si accolgono i ricorsi !!!!!
Il Consiglio di Stato accoglie
le istanze cautelari di alcuni militari della Cri richiamati.
Il Consiglio di Stato con l'Ordinanza dell' 8 aprile 2014 accoglie
l'istanza cautelare presentata da alcuni militari della Cri richiamati e
sospende l'esecutività della sentenza impugnata.
Di seguito l'Ordinanza del Consiglio di Stato n.1536 del 2014:
Di seguito l'Ordinanza del Consiglio di Stato n.1537 del 2014:
Forse siamo solo all'inizio
di una lunga serie........
mercoledì 16 aprile 2014
Agenzia Entrate: no al regime tributario di favore ONLUS per i Comitati CRI
Agenzia Entrate:
no al regime tributario
di favore ONLUS
per i Comitati CRI
L'Agenzia Delle Entrate illustra le motivazioni per cui non ammette ad oggi che un Comitato Locale o Provinciale possa usufruire del "regime tributario di favore previsto dal d.lgs. n 460/1997" per le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale
Numerose sono le agevolazioni previste dal "regime tributario di
favore" per le cosidette ONLUS (che includono le Associazioni di
Volontariato cosa che i Comitati non sono);
Le motivazioni di Agenzia delle entrate del diniego del beneficio
consiste principalmente nel fatto che i comitati Locali e Provinciali
non dispongono di una "piena autonomia giuridica, gestionale ed di autonoma soggettività tributaria"
in quanto devono rispondere del proprio operato ai Comitati Regionali
sovraordinati, devono mettere in essere le indicazioni che provengono
dal Nazionale e possono da questo essere sciolti.
martedì 15 aprile 2014
Croce Rossa va alla guerra per 200 miliardi di euro
La Comunità Europea ha confermato un budget di 200 miliardi di euro
per finanziare programmi sociali a gestione diretta nel settennato
2014-2020. Secondo il Presidente nazionale di Croce Rossa Italiana,
Francesco Rocca, detti programmi sarebbero “azioni positive a valere su
tematiche affini e coerenti con la mission di Croce Rossa italiana”.
Paroloni a parte, il riferimento è ovviamente a sicurezza e tutela della
libertà, solidarietà e gestione dei flussi migratori, aiuti umanitari,
democrazia e diritti dell’uomo. Vari modi per dire che si possono
proporre tanti progetti per far fare cassa a CRI, ad esempio con gli
immigrati. Pertanto, con una ordinanza presidenziale datata 10 aprile,
la nuova “Croce Rossa spa” da il via all’arrembaggio.
Rocca conferisce
quindi al direttore generale, Patrizia Ravaioli, l’incarico di istituire
una “Cabina di Regia Programmi Comunitari a Gestione Diretta
2014-2020″.
La parola d’ordine è: guadagnare.
Nel dare le suddette disposizioni alla fidata Ravaioli, membro del
consiglio della Fondazione Vedrò di Enrico Letta dal 2005, il Presidente
– che l’ha nominata nel 2008, appena insediatosi da Commissario
straordinario – ricorda i principi cardine del nuovo ordinamento CRI.
Tra questi anche “il Principio Fondamentale di ‘Unità’ – si legge tra le
considerazioni dell’ordinanza – che prevede che nel territorio
nazionale non vi può essere che una sola associazione di Croce Rossa
aperta a tutti e con estensione della sua azione umanitaria all’intero
territorio”. Cioè, i comitati locali sono stati privatizzati ma se in
ballo c’è una torta da 200 miliardi di euro a cui rosicchiare fette la
Croce Rossa torna ad essere un tutt’uno.
Nel frattempo, però, è in atto
la svendita del patrimonio immobiliare, ora appunto privatizzato.
Patrimonio accumulato da Croce Rossa (pubblica) grazie anche a donazioni
e adesso svenduto in aste deserte e conseguenti ribassi da Croce Rossa
(privata o pubblica?).
Tutte attività volte a risolvere i problemi di
bilancio di una Associazione di pubblico servizio, sovvenzionata da ben
tre Ministeri, che allo stato attuale predilige i più competitivi
“volontari” con contratti precari al personale interno, militare e
stipendiato direttamente da uno dei tre Ministeri, quello della Difesa.
venerdì 11 aprile 2014
Altro ricorso... altra batosta....

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul
ricorso numero di registro generale 1109 del 2013, integrato da motivi
aggiunti, proposto da Andrea Caiazzo, Ricotta Luigi, Antonini Roberto,
Mancini Claudio, Mascia Efisio, Scano Pierpaolo, Camagni Orazio Aurelio,
Cirincione Mario, Coco Alfio, Berardi Aldo, Provenzano Salvatore, Mosca
Salvatore, Minore Ignazio, Passerini Massimo, Ferri Carlo, Solazzo
Roberto, Pucci Armando, Valentini Bernardino, Picarelli Vittorio,
Illiano Aldo, Dalla Valentina Renzo, Pani Fedele, Arca Antonio Michele,
Diana Antonello, Piras Antonino, Etzi Sergio, Spatola Giovanni, Iadevaia
Angelo, Serva Domenico, Gallo Paolo, Fidanza Lucio, Martini Tonino,
tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Alberto Polini, Marco Valerio
Santonocito, Laura Angelisanti, con domicilio eletto presso Laura
Angelisanti in Roma, via Etruria, 65;
contro
C.R.I.
- Croce Rossa Italiana, in persona del legale rappresentante pro
tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello
Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento previa sospensiva
dell’ordinanza
commissariale n. 394/2012 del 22.8.2012, con la quale il Commissario
Straordinario p.t. ha annullato le precedenti ordinanze commissariali
del 17/03/2013 e 227 del 4/05/2005 e ha disposto la ricostruzione
economico-giuridica della carriera degli odierni ricorrenti e il
conseguente recupero delle somme a suo tempo corrisposte agli stessi;
della
nota prot. 61479 del 30/10/2012 con la quale, a seguito della suddetta
ordinanza, è stata effettuata la “ricostruzione economica di carriera
del personale interessato dall’ordinanza commissariale n. 394/2012 nei
confronti degli odierni ricorrenti;
dei
provvedimenti del 23/11/2012 con i quali è stato disposto il recupero
delle somme “da recuperare a seguito del re inquadramento giuridico ed
economico” calcolate a seguito del suddetto prot. n. 61479 del
30/10/2012 nei confronti di ognuno dei ricorrenti;
nonché con i motivi aggiunti, depositati in data 20 marzo 2013, per l’annullamento:
della Circolare Is-CRI/0021325/Pers. 28/12/2012, indicata nelle premesse dei nuovi brevetti di inquadramento giuridico.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio della CRI - Croce Rossa Italiana;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore
nell'udienza pubblica del giorno 19 febbraio 2014 la dott.ssa Emanuela
Loria e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con
ricorso notificato il 21 gennaio 2013, i ricorrenti indicati in
epigrafe, tutti sottufficiali in servizio o in congedo presso la Croce
Rossa Italiana, hanno chiesto l’annullamento dei provvedimenti in
epigrafe, in forza dei quali la C.R.I. ha provveduto, a seguito di
ricostruzione della carriera militare ed all’annullamento di indebiti
pregressi inquadramenti, a richiedere ai medesimi ricorrenti la
restituzione delle somme a titolo di recupero per gli emolumenti
indebitamente versatigli negli anni che vanno dal 1994 sino al 2002.
I
ricorrenti deducono l’illegittimità della procedura di recupero delle
somme erogategli, che contestano, in primo luogo, eccependo la
prescrizione ultradecennale in quanto nei provvedimenti di recupero del
23/11/2012 e del 04/12/2012 le somme richieste vanno dal 1994 fino al
2012, oltre che per i seguenti motivi:
1) Contraddittorietà rispetto a precedenti giurisprudenziali in ordine al recupero delle somme al lordo e non al netto;
2) Eccesso di potere per errore sul presupposto e difetto di congrua istruttoria;
3) Violazione della direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Funzione Pubblica 17/10/2005;
4)
Violazione dell’art. 21 nonies legge 7/8/1990 n. 241 come modificato
dalla legge 15/2005 violazione del combinato disposto degli artt. 3 e 36
e dell’art. 2126 c.c.;
5) Incompetenza funzionale.
Sulla
scorta di tali motivi i ricorrenti hanno chiesto l’annullamento, previa
sospensione cautelare, dei provvedimenti impugnati, oltre alla
declaratoria dell’intervenuta prescrizione e che nulla è dovuto alla
C.R.I. dai ricorrenti, nonché la condanna della medesima amministrazione
alla restituzione di quanto nelle more del giudizio eventualmente
trattenuto.
3. La C.R.I. si è costituita in giudizio per resistere al ricorso con memorie in cui sostiene la infondatezza del ricorso.
Con
ordinanza n. 1081/2013 è stata respinta l’istanza cautelare proposta
dai ricorrenti; con esito sovvertito in grado di appello dal Consiglio
di Stato con ordinanza n. 2387/2013, sulla base del rilevato pregiudizio
a carico dei ricorrenti.
4. Con motivi aggiunti
notificati in data 25/02/2013 i ricorrenti impugnano anche la Circolare
Is-C.R.I/0021325/Pers. 28/12/2012, indicata nelle premesse dei nuovi
brevetti di inquadramento giuridico, che assumono non essergli mai stata
notificata o comunicata e di cui sarebbero venuti a conoscenza solo
all’atto della notifica del relativo brevetto contenente una nuova
decorrenza della promozione a Maresciallo Maggiore in date comprese tra
il 28/12/2012 e il 15/01/2013. I ricorrenti lamentano in via derivata i
medesimi motivi di illegittimità già dedotti con il ricorso principale.
Alla pubblica udienza del 19 febbraio 2014 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
1.
Con il ricorso in epigrafe, i sottoufficiali del Corpo Militare della
Croce Rossa Italiana specificati in epigrafe, chiedono l’annullamento
dei provvedimenti con cui il Corpo di appartenenza ha proceduto al
recupero coattivo di somme indebitamente erogategli dal 1994 sino al
2012.
Il ricorso è in parte fondato e và
parzialmente accolto, sotto il profilo del primo motivo, assorbente
rispetto alle altre censure, perché incidente sulla ripetibilità del
credito, con il quale i ricorrenti deduco l’intervenuta prescrizione del
credito da indebito oggettivo vantato dall’Amministrazione.
I
provvedimenti di recupero delle somme indebitamente corrisposte sono
del 23.11.2012 e del 04.12.2012: pertanto le somme richieste per quanto
riguarda il periodo che va dal 1994 al 31/12/2001 sono prescritte.
Per
quanto concerne il periodo che va dal 24/11/2002 al 31/12/2002 nonché
quello che va dal 05/12/2002 al 31/12/2002 (essendo incontestato che la
C.R.I. ha, per la prima volta, provveduto a ripetere l’indebito
oggettivo verso i ricorrenti con note individuali del 23 novembre 2012 o
del 04/12/2012) l’amministrazione era ancora nel diritto di riottenerle
indietro al momento della emanazione dei rispettivi provvedimenti di
recupero sopra citati.
2. Ne consegue che il
credito per indebito azionato dall’Amministrazione risultava, al momento
della ripetizione, per la gran parte del periodo richiesto, prescritto.
Infatti
l'azione di recupero di somme indebitamente corrisposte dal pubblico
dipendente da parte della P. A. è soggetta all'ordinaria prescrizione
decennale di cui all'art. 2946 c.c. (Cons. Stato, sez. VI, 26.6.2013, n.
3503), il cui decorso si era ampiamente compiuto alla data in cui sono
stati notificati ai ricorrenti gli atti con cui l’Amministrazione ha
proceduto alla ripetizione dell’indebito.
Non osta a
tale conclusione l’art. 3 del R. D. 295/1939, a tenore del quale, ove
risulti effettuato il pagamento di somma prescritta da parte
dell’Amministrazione, questa non ha facoltà di rinunciare alla
prescrizione ed alla relativa eccezione.
La norma,
infatti, si limita a prevedere l’obbligo dell’Amministrazione di
procedere all’azione di recupero anche se il suo credito da indebito
verso il dipendente sia già prescritto, senza la facoltà che l’art. 2937
c.c. conferisce a chi possa disporre validamente del diritto: pertanto,
la disposizione del 1939 risulta coerente con la norma codicistica
appena citata, in quanto entrambe confermano l’impossibilità di
rinunziare a crediti di cui non si abbia la disponibilità.
Tutto
ciò, peraltro, non significa che al privato accipiens non sia data
l’eccezione di prescrizione dell’indebito per cui l’Amministrazione è
tenuta ad agire.
L’art. 3, piuttosto, risulta
coerente anche con la generale disposizione dell’art. 2938 c.c., per cui
la prescrizione non è rilevabile d’ufficio: l’Amministrazione non può
quindi rinunziarvi, ma rimane soggetta alla facoltà dell’accipiens di
sollevare la relativa eccezione; ove ciò accada, e la prescrizione sia
compiuta senza valide cause interruttive, il credito da indebito dovrà
dichiararsi prescritto, come è, almeno per la gran parte del credito
vantato dall’amministrazione, avvenuto nel caso in esame.
3.
In conclusione, il ricorso deve essere accolto in parte, ed il credito
da indebito dell’Amministrazione verso i ricorrenti devono essere
dichiarato parzialmente prescritto, con il conseguente parziale
annullamento dei provvedimenti impugnati.
4. Quanto alla parte sulla quale non opera la prescrizione, il ricorso è infondato.
Per
quanto concerne, infatti, il motivo riguardante il principio di
affidamento e la buona fede dei soggetti che hanno percepito l’indebita
erogazione, la giurisprudenza concorde, da cui questo Collegio non ha
motivo di discostarsi, ritiene irrilevanti tali elementi ai fini dell’an
del recupero delle somme indebitamente corrisposte (Cons. Stato Sez.
VI, 4.5.1999 n. 574, Cons. Stato n. 0145/2002 che cita C.G.A.R.S., Sez.
Giur., 26.02.1998 n. 95), in quanto rileva sempre la doverosità del
recupero dell’indebito da parte dell’amministrazione, laddove la buona
fede dell’accipiens rileva semmai solo ai fini delle modalità del
recupero, che deve essere equamente rateizzato e non deve incidere in
modo eccessivamente gravoso sulle esigenze e sul tenore di vita del
dipendente.
Per quanto concerne la censura relativa
all’interesse pubblico e al difetto di motivazione, esse sono infondate
– sempre quanto alla parte non prescritta del credito della P.A. -
poiché, per quanto concerne l’interesse pubblico, i provvedimenti di
recupero costituiscono necessariamente estrinsecazione dell’interesse
pubblico, che pertanto è “in re ipsa” e non richiedono, pertanto, una
specifica comparazione con gli interessi privati coinvolti che sono
naturalmente recessivi, poiché si tratta di recupero di un indebito, per
cui l’interesse della pubblica amministrazione è, in tal caso,
prevalente, senza necessità di particolari esplicitazioni.
Pertanto,
sulla parte dell’indebito su cui non opera la prescrizione (dal
24/11/2002 al 31/12/2002 nonché dal 05/12/2002 al 31/12/2002), il
ricorso deve essere respinto.
5. I motivi aggiunti
seguono la sorte del ricorso principale in quanto, a mezzo di essi, i
ricorrenti non hanno proposto specifiche censure avverso il
provvedimento ivi impugnato, ma si sono limitati a richiamare in modo
derivato le censure dedotte con il ricorso principale.
6.
In ragione di tanto, non sussistendo dubbi sulla natura indebita dei
pagamenti oggetto del giudizio (anche se in parte prescritti), le spese
possono essere interamente compensate.
P.Q.M.
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in
epigrafe proposti, li accoglie in parte, nei sensi di cui in
motivazione, e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati in parte
qua.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso, in Roma, nelle camere di consiglio dei giorni 19 e 21 febbraio 2014 con l'intervento dei magistrati:
Franco Bianchi, Presidente
La sentenza ....
Franco Bianchi, Presidente
Vincenzo Blanda, Consigliere
Emanuela Loria, Consigliere, Estensore
mercoledì 9 aprile 2014
Il TAR SOSPENDE ... E CHI PAGA IL DANNO ERARIALE ??
Croce rossa, il Tar del Lazio sospende la privatizzazione: «Ora chi paga il danno erariale?»
Croce rossa, il Tar del Lazio sospende la privatizzazione: «Ora chi paga il danno erariale?»
«Visto che con questa sentenza si torna, seppur provvisoriamente, al 31 dicembre del 2013 con tutto di carattere pubblico - si chiede Pietro Nigelli (Usb-Cri) - ora chi pagherà tutte le spese sostenute in questi mesi per la privatizzazione e il conseguente danno erariale?».
Nel frattempo si è tenuta l' 8 aprile una partecipata assemblea del personale della Croce Rossa di Piacenza, nell'ambito del percorso di mobilitazione iniziato dopo che l'amministrazione nazionale della C.R.I. ha disatteso gli accordi firmati con i sindacati riguardanti il passaggio dei lavoratori dal contratto pubblico a quello privato Anpas a causa della privatizzazione della Croce Rossa.
Il progetto di riorganizzazione al completo ribasso mette a rischio retribuzioni e posti di lavoro e di conseguenza i servizi di emergenza e soccorso forniti ai cittadini dal personale dipendente della C.R.I., altamente specializzato e professionalizzato.
Il Ministero della Salute in una lettera al presidente nazionale Cri aveva chiarito che il passaggio dei lavoratori al contratto privato sarebbe potuto avvenire solo in seguito a un decreto interministeriale che deve stabilire le norme di raccordo tra il vecchio e il nuovo contratto per garantire i livelli occupazionali e salariali.
Ma dopo poche ore con un voltafaccia inaudito, la stessa Ministra ha dichiarato che il contratto poteva già essere applicato senza le tutele dovute.
Nel frattempo il passaggio al nuovo contratto Anpas ha già causato una perdita del 30% del salario, mentre la Cri continua a lucrare sulle convenzioni in essere e con il mancato rispetto degli accordi sono a rischio i posti di lavoro, in particolare del personale a tempo determinato, in servizio in media da 15-20 anni e che rappresenta quasi la metà della forza lavoro.
Inoltre, dal 1°gennaio 2015 con la completa privatizzazione dell'associazione, potrebbe aprirsi lo scenario di nuovi esuberi.
Non solo: in questo quadro già abbastanza sconfortante, a Piacenza i lavoratori a tempo determinato non sono stati trattati tutti allo stesso modo: una parte è stata inquadrata con il nuovo contratto Anpas, diventando quindi dipendente a tutti gli effetti della C.R.I. privata pur senza le norme di raccordo con il vecchio contratto pubblico. A un'altra parte, invece, è andata ancora peggio: è stato proposto un contratto di somministrazione tramite un'agenzia interinale.
Non possiamo che denunciare questa situazione, questa incomprensibile disparità di trattamento tra lavoratori che da moltissimi anni prestano la propria opera al servizio della Croce Rossa e dei suoi 7 principi e che sono stati costretti ad accettare un contratto capestro - che prelude forse al licenziamento? - perché hanno una famiglia da mantenere e un affitto da pagare.
fonte

Croce rossa, il Tar del Lazio sospende la privatizzazione: «Ora chi paga il danno erariale?»
„I giudici del Lazio hanno accolto, con sentenza del 2 aprile scorso, la domanda cautelare di sospensione presentata dal presidente di uno dei tanti comitati locali italiani per sospendere intanto l'iter del provvedimento.......
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Croce rossa, il Tar del Lazio sospende la privatizzazione: «Ora chi paga il danno erariale?»
„
Privatizzazione della Croce rossa, un’ordinanza del Tar del
Lazio sospende momentaneamente tutta la questione, soprattutto in ordine
alla data di privatizzazione dei comitati locali e provinciali. I
giudici del Lazio hanno infatti accolto, con sentenza del 2 aprile
scorso, la domanda cautelare di sospensione presentata dal presidente di
uno dei tanti comitati locali italiani per sospendere intanto l’iter
del provvedimento che ha creato non pochi malumori, anche tra il
personale Cri di Piacenza. Il Tribunale amministrativo regionale ha poi
fissato per il 29 ottobre prossimo la trattazione di merito sul ricorso
presentato contro Croce Rossa Italiana.„
«Visto che con questa sentenza si torna, seppur provvisoriamente, al 31 dicembre del 2013 con tutto di carattere pubblico - si chiede Pietro Nigelli (Usb-Cri) - ora chi pagherà tutte le spese sostenute in questi mesi per la privatizzazione e il conseguente danno erariale?».
Nel frattempo si è tenuta l' 8 aprile una partecipata assemblea del personale della Croce Rossa di Piacenza, nell'ambito del percorso di mobilitazione iniziato dopo che l'amministrazione nazionale della C.R.I. ha disatteso gli accordi firmati con i sindacati riguardanti il passaggio dei lavoratori dal contratto pubblico a quello privato Anpas a causa della privatizzazione della Croce Rossa.
Il progetto di riorganizzazione al completo ribasso mette a rischio retribuzioni e posti di lavoro e di conseguenza i servizi di emergenza e soccorso forniti ai cittadini dal personale dipendente della C.R.I., altamente specializzato e professionalizzato.
Il Ministero della Salute in una lettera al presidente nazionale Cri aveva chiarito che il passaggio dei lavoratori al contratto privato sarebbe potuto avvenire solo in seguito a un decreto interministeriale che deve stabilire le norme di raccordo tra il vecchio e il nuovo contratto per garantire i livelli occupazionali e salariali.
Ma dopo poche ore con un voltafaccia inaudito, la stessa Ministra ha dichiarato che il contratto poteva già essere applicato senza le tutele dovute.
Nel frattempo il passaggio al nuovo contratto Anpas ha già causato una perdita del 30% del salario, mentre la Cri continua a lucrare sulle convenzioni in essere e con il mancato rispetto degli accordi sono a rischio i posti di lavoro, in particolare del personale a tempo determinato, in servizio in media da 15-20 anni e che rappresenta quasi la metà della forza lavoro.
Inoltre, dal 1°gennaio 2015 con la completa privatizzazione dell'associazione, potrebbe aprirsi lo scenario di nuovi esuberi.
Non solo: in questo quadro già abbastanza sconfortante, a Piacenza i lavoratori a tempo determinato non sono stati trattati tutti allo stesso modo: una parte è stata inquadrata con il nuovo contratto Anpas, diventando quindi dipendente a tutti gli effetti della C.R.I. privata pur senza le norme di raccordo con il vecchio contratto pubblico. A un'altra parte, invece, è andata ancora peggio: è stato proposto un contratto di somministrazione tramite un'agenzia interinale.
Non possiamo che denunciare questa situazione, questa incomprensibile disparità di trattamento tra lavoratori che da moltissimi anni prestano la propria opera al servizio della Croce Rossa e dei suoi 7 principi e che sono stati costretti ad accettare un contratto capestro - che prelude forse al licenziamento? - perché hanno una famiglia da mantenere e un affitto da pagare.
fonte
“
martedì 8 aprile 2014
IL SENATO CERCA RISPOSTE .....

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo
n° 3-00865
Pubblicato il 2 aprile 2014,
nella seduta n. 221
DI BIAGIO
, ROMANO
- Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della difesa, della salute e
per la semplificazione e la pubblica amministrazione. -
Premesso che:
la Croce rossa italiana è un ente di
diritto pubblico non economico con prerogative di carattere
internazionale che svolge importanti ruoli istituzionali connessi con
l'assistenza umanitaria e sociosanitaria, con l'assolvimento di compiti
di protezione civile e di ausiliarietà alle forze armate dello Stato,
essendo punto di riferimento indiscusso in tali ambiti;
la componente più antica
dell'associazione della Croce rossa italiana è il Corpo militare che per
effetto di norme vigenti è un corpo militare speciale volontario,
ausiliario delle Forze armate dello Stato, la cui costituzione risale al
1866;
il Corpo militare della Croce rossa
italiana svolge attività in tempo di guerra provvedendo all'assistenza,
allo sgombero e alla cura dei feriti e delle vittime, militari e civili,
organizza ed esegue misure di difesa sanitaria antiaerea, disimpegna il
servizio di ricerca e assistenza dei prigionieri di guerra, degli
internati, dei dispersi, dei profughi, dei deportati e dei rifugiati,
svolge attività di assistenza sanitaria in relazione alla difesa civile.
In tempo di pace provvede al mantenimento e alla gestione dei Centri di
mobilitazione e delle basi operative, cura la custodia e il
mantenimento delle dotazioni sanitarie, provvede all'addestramento e
all'aggiornamento del proprio personale ed organizza corsi qualificativi
di primo soccorso e di auto protezione sanitaria a favore del personale
delle Forze armate, concorre al servizio di assistenza sanitaria nel
caso di grandi manifestazioni ed eventi e per esercitazioni militari,
fornisce assistenza e supporto sanitario alle Forze armate e alle Forze
di polizia nei poligoni di tiro, è impiegato nel corso di calamità
naturali o disastri per operazioni di protezione civile e si occupa
anche della diffusione del diritto internazionale umanitario;
tutti gli appartenenti al Corpo adottano
l'uniforme in uso a quella dell'Esercito da cui si differenziano
peculiarmente per il distintivo di appartenenza e per l'apposizione del
distintivo di neutralità;
il suo personale è sottoposto
all'ordinamento disciplinare e penale militare e la sua organizzazione
ed il suo funzionamento sono regolati dal codice dell'ordinamento
militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e al
decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, recante
"Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento
militare" (e successive modificazioni), che hanno assorbito,
abrogandolo, il regio decreto del 10 febbraio 1936, n. 484, rimasto in
vigore per oltre 70 anni;
il personale militare della Cri riveste i
distintivi di grado i quali sono nomenclati e raccordati attraverso una
tabella di equiordinazione con le forze armate e i Corpi di polizia ad
ordinamento militare e che individuano imprescindibilmente l'ordine
gerarchico nella catena di subordinazione che disciplina l'ordinamento
militare del Corpo;
la Croce rossa italiana per assolvere i
compiti istituzionali si avvale di 1.200 dipendenti militari, tra cui
personale in servizio continuativo e personale richiamato in servizio da
oltre 10 anni, che costituisce l'ossatura portante per garantire una
prima risposta nelle 24-48 ore nel caso di attivazione per grandi
emergenze, pubbliche calamità o per ausilio alle forze armate dello
Stato;
il Corpo attinge ad un vasto serbatoio di
personale militare in congedo composto da 19.000 riservisti iscritti
nei ruoli in congedo del Corpo prontamente disponibili grazie ai
precetti di richiamo in servizio e nei cui elenchi vi sono innumerevoli
professionisti appartenenti a svariate categorie lavorative (medici,
ingegneri, giornalisti, e altro) e specialisti di ogni settore
(infermieri, soccorritori, autisti di mezzi pesanti, idraulici, e
altro);
i militari del Corpo militare della Croce
rossa italiana si sono meritevolmente sempre distinti in occasione di
tutte le calamità e le gravi emergenze nazionali ed internazionali per
lenire le sofferenze dei più deboli e più bisognosi, riscuotendo
consensi e attestati di gratitudine in Italia ed all'estero;
nelle loro missioni hanno affiancato le
forze armate dello Stato in scenari difficili e sconvolti dalla guerra
dove i pericoli per la vita umana erano costanti e continui e in questi
teatri di guerra molti appartenenti al Corpo hanno contratto anche gravi
malattie, ed in alcuni casi sono purtroppo deceduti;
il personale militare del Corpo militare
della Croce rossa italiana riceve per legge, e come confermato da
sentenze e dai vari Dicasteri competenti tra cui il Ministero
dell'economia e delle finanze, il trattamento economico stipendiale dei
pari grado delle forze armate (applicazione del contratto del comparto
difesa, così come confermato dalla commissione Cri costituita con
determinazione direttoriale n. 39 del 2009, che indica che "il
presidente Nazionale, su indicazione di tutti gli organismi funzionali
interni competenti in materia, ha la competenza di attribuire al
personale militare Cri l'aggiornamento del trattamento economico sulla
base delle intervenute varianti stabile per i pari grado
dell'Esercito"), l'identico trattamento di missione, lo stesso
trattamento di fine rapporto previsto per i militari delle forze armate
(in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 1032 del
1973, testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei
dipendenti civili e militari dello Stato), le medesime procedure circa
"l'applicabilità per l'accertamento della dipendenza da infermità da
causa di servizio" (previste nei riguardi del personale del Corpo
militare in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n.
461 del 2001) "a seguito dell'entrata in vigore del Codice
dell'Ordinamento Militare e del T.U. delle disposizioni regolamentari",
visto che tra la platea dei destinatari risulta contemplato
espressamente, all'art. 1, comma 1, del decreto n. 461, anche il Corpo
militare della Cri tra "i corpi ad ordinamento militare", gli stessi
documenti di riconoscimento previsti dal decreto del Presidente della
Repubblica n. 851 del 1967, nella fattispecie la tessera di
riconoscimento modello "AT" rilasciata dal Ministero della difesa
all'Esercito, recentemente integrata dalla carta multiservizi difesa
(CMD), rilasciata dallo stesso dicastero, per l'identificazione del
militare e contenente i dati personali, la foto, le impronte digitali, i
dati sanitari ed i certificati digitali necessari all'identificazione
ed alla firma elettronica;
con nota prot. n. 18666 del 17 marzo 2014
con oggetto l'erogazione "arretrati contrattuali" al Corpo militare Cri
(a firma del presidente nazionale Francesco Rocca, del direttore
generale Patrizia Ravaioli e del capo dipartimento risorse umane e ICT
Elisabetta Paccapelo) ponevano apposito quesito al Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato e all'Ispettore generale capo IGOP Ines
Russo dello stesso Dicastero, ai fini del pagamento di arretrati di
contratto per il personale militare;
nello stesso documento si citavano le
ordinanze commissariali n. 202 e n. 205 del 2009, n. 258 e n. 648 del
2010 in cui al personale militare Cri è stato adeguato il medesimo
trattamento economico stipendiale previsto per i pari grado delle forze
armate, elencando anche i relativi riferimenti normativi;
tali ordinanze limitavano l'estensione
della totalità delle somme dovute per "mancanza di disponibilità
finanziaria", rifacendosi poi, in cronistoria, all'art. 116 del regio
decreto n. 484 del 1936 (in quel momento vigente) per la parte normativa
e all'ordinanza della Corte costituzionale 30 giugno 1999, n. 273, dove
indica «la specifica autonoma disciplina del trattamento economico di
detto personale, fissato con disposizione avente valore di legge in
quanto adottata ai sensi dell'art. 3, numero 1, della legge 31 gennaio
1926, n. 100, originalmente mediante apposite tabelle contenute negli
artt. 117 (per gli ufficiali) e 155 (per i sottufficiali e truppa) del
r.d. n. 484 citato, prevede (art. 116) la possibilità di successivi
provvedimenti (come atti fondati sull'autonomia regolamentare dell'ente)
diretti ad un adeguamento "in analogia a quanto venga praticato per i
personali militari e delle amministrazioni statali", come forma di
modifica in relazione alle varianti che successivamente venissero
stabilite per l'esercito» e che «l'adeguamento non è assolutamente
automatico, in quanto solo in tempo di guerra è imposta una
parificazione di trattamento economico con i pari grado dell'esercito -
come sottolineato anche dalla giurisprudenza amministrativa - (art. 116,
secondo comma, del r.d. n. 484 cit.), ma è rimesso a provvedimenti
degli organi dell'ente, che devono tenere conto delle indicazioni
normative e dei principi propri dell'azione amministrativa ed
in ogni caso sono tenuti a ponderate valutazioni delle particolarità
organizzative e funzionali del Corpo militare della CRI e delle
disponibilità di bilancio, anche in relazione alle sovvenzioni statali,
essendo la regola della copertura finanziaria della maggiore spesa, un
principio cui sono tenuti tutti gli enti ed organismi pubblici»;
il Consiglio di Stato, con sentenza n.
4283 del 18 marzo 2003 su personale del Corpo militare della Croce rossa
italiana, appartenenza alla categoria del personale militare ai sensi
del decreto legislativo n. 165 del 2001, giurisdizione del giudice
amministrativo per le controversie relative al rapporto di lavoro,
legittimità, ha stabilito che «il riferimento al personale militare e
alle Forze di polizia di Stato contenuto nell'art. 3 del decreto
legislativo n. 165/2001 riguardi ogni tipologia di personale militare,
essendo le parole "di Stato" riferite alle sole forze di polizia (...)
Il trattamento economico viene quindi determinato unilateralmente a
conferma della permanenza di detto personale nel regime di cui all'art. 3
del decreto legislativo n. 165/2001 (...) Deve, quindi, concludersi che
il personale del Corpo militare della CRI è personale militare e
che tale natura determina la permanenza nel regime di cui all'art. 3
del decreto legislativo n. 165/2001 e la conseguente giurisdizione del
giudice amministrativo per le controversie relative ai rapporti di
lavoro ai sensi dell'art. 68, comma 4 dello stesso decreto»;
con ordinanza n. 514 del 2012 è stato
approvato il bilancio di previsione anno 2013 della Cri prevedendo,
nella categoria degli oneri del personale militare, l'inserimento della
spesa di 14,3 milioni di euro per il pagamento degli arretrati relativi
anche ad adeguamenti contratti, come condiviso dal collegio dei revisori
dei conti, con nota prot. n. CRI/CC/0064656/2012 del 14711/2012 inviata
anche all'Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale
dello Stato;
il direttore generale dell'ente con
lettera aperta a tutti i dipendenti, datata 6 marzo 2013, nel punto
riguardante il riconoscimento degli arretrati per il personale militare,
ha voluto indicare "la nostra gestione trasparente completerà
quest'anno il percorso avviato con il riconoscimento progressivo di
tutti gli arretrati militari che come sapete sono stati inseriti nel
bilancio 2013 e spero che già dal prossimo mese possano essere messi in
busta paga in tranches mensili fino al dicembre prossimo", palesando nel
corso del 2013 in modo irrevocabile e certo la volontà dell'ente per
quanto riguarda la definitiva conclusione di questo procedimento
amministrativo autorizzato con le ordinanze suddette;
in sede di relazione alla Camera dei
deputati, in data 30 giugno 2013, il Ministro della salute, Beatrice
Lorenzin, ha riferito in ordine alla stesura del bilancio di previsione
2013 dell'ente; nella stessa si rileva che in «Tab. 5 (pag. 28) alla
voce "adeguamenti economici + aumenti di grado personale militare",
nella colonna "minore entrate di cassa e/o maggiori uscite di cassa
CERTE» è indicata la somma di 14,5 milioni di euro, la stessa somma già
impegnata sul bilancio e oggetto di specifica comunicazione di pagamento
di cui alla nota del direttore generale e in relazione alle ordinanze
citate;
dopo oltre un anno di ritardo, con nota
n. 18666 del 17 marzo 2014 indirizzata al Ministero dell'economia, i
massimi vertici della governance
dell'ente, in cui sono ricompresi dirigenti di seconda fascia, oltre al
presidente nazionale, hanno chiesto chiarimenti in merito alla
questione, ponendosi nuovi dubbi, sull'erogazione degli arretrati
contrattuali 2005-2009 da corrispondere al personale militare, invocando
la necessità di una nuova specifica ordinanza a firma del vertice
dell'ente poiché, solo ora, si evidenzia un problema di ammissibilità di
"tale estensione stante le disposizioni contenute nel decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78" e dando anche una traccia di soluzione al Ministero
(senza prendersi le relative responsabilità connesse ai relativi uffici
che si devono correlare con le incombenze di rito decisionali attribuite
per legge a dirigenti di altissimo livello), concludendo la nota «gli
adeguamenti che oggi si vuole riconoscere al personale militare Cri
sembrano essere all'interno del tetto in quanto somme riferite al
trattamento ordinariamente spettante alle forze armate prima del blocco
del 2010 che al personale Cri verrebbero erogate "in ritardo" per
mancanza di copertura finanziaria nei bilanci precedenti il 2010»;
a giudizio degli interroganti il
comportamento tenuto appare ingiustificabile e censurabile visto che i
ritardi di oltre 7 anni hanno comportato il continuo procrastinamento
dell'erogazione di emolumenti arretrati dovuti per effetto di legge e
per recepimento dei contratti collettivi del comparto difesa estesi al
personale della Cri a seguito dell'applicazione del contratto lavorativo
al Corpo militare, avvenuta con le ordinanze commissariali citate
(afferenti ai riferimenti relativi al contratto) e di cui all'ordinanza
n. 514 del 2010 (di approvazione del bilancio anno 2013),
si chiede di sapere:
se sussistano le condizioni per avviare
un'ispezione o qualsivoglia procedura di verifica da parte dell'organo
competente al fine di verificare la veridicità relative alle
affermazioni laddove si precisa che "il Commissario Straordinario, con
le citate ordinanze, ha limitato l'estensione agli anni sopra detti per
mancanza di disponibilità finanziaria"; nella fattispecie di riscontrare
se nei bilanci intercorrenti dal 2009 ad oggi non sia stato possibile
reperire tali risorse per somme dovute al personale militare per
recepimento di contratto, ovvero che le stesse non siano state
appositamente accantonate anno per anno, tenuto conto che per il
principio del bonus pater familias e di una corretta gestione gli emolumenti sarebbero dovuti essere posti in primis rispetto
ad altre spese meno impellenti o comunque di secondo piano o irrituali,
facendo palesare una disomogeneità di posizioni all'interno della governance della Cri e un relativo disordine comportamentale;
se i Ministri in indirizzo ritengano di
verificare l'effettiva erogazione delle somme spettanti al personale
militare della Cri che hanno decorrenza a partire dal 2005, non
escludendo che il notevole lasso di tempo intercorso e le nuove inerzie,
con i dubbi posti, fanno apparire concreta la possibilità che ne
scaturisca un contenzioso, non solo limitato al pagamento delle somme
relative agli arretrati di contratto ma anche relativo al pagamento di
interessi di legge e rivalutazione monetaria, con rilevanti ricadute
sulle casse erariali per i correlati danni, creando una situazione di
grave disagio per il personale militare Cri ed anche un danno di
immagine per la stessa amministrazione Cri.
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