STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

La storia assurda del Maresciallo Lo Zito è in continua evoluzione e si cerca di aggiornarla continuamente.. i Provvedimenti dciplinari aumentano così come i Trasferimenti.. Il Blog contiene numerosissimi articoli e documenti scaricabili a prova dei fatti che vengono denunciati.. basta sfogliare le numerose pagine per rendersi cono...
BUONA LETTURA

lunedì 24 marzo 2014

Quando un Pretestuoso motivo........

  
Abbiamo deciso di portarvi a conoscenza di una vicenda spinosa che ha avuto come protagonista il Maresciallo Capo  Vincenzo Lo Zito, un appartenente al corpo militare della Croce Rossa Italiana da vent’anni che, già dal 1998, era risultato affetto da patologie a causa di servizio.
Nel 2013, pur non essendo sopraggiunte altre patologie, lo Zito è stato sottoposto ad una ulteriore visita da parte del collegio medico militare per valutare le sue condizioni di salute e, inaspettatamente, nell’aprile 2013 è stato giudicato “non idoneo permanentemente” all'esercizio della propria attività e, di conseguenza, congedato. Tale provvedimento è stato impugnato dinanzi al Tar Lazio che recentemente si è pronunciato a favore del Maresciallo disponendo la sospensione del provvedimento ed ordinando all’amministrazione la riammissione in servizio.
A tal proposito intervistiamo l’Avv.to Anna Rita Trombetta, che ha seguito la vicenda dinanzi al Tribunale Amministrativo del Lazio. 

Che tipo di provvedimenti sono stati attuati nei confronti del Maresciallo?

Il Maresciallo è stato oggetto di un provvedimento della Croce Rossa che, riferendosi alla valutazione effettuata dal Collegio medico alcuni mesi prima, lo riteneva non idoneo al servizio e, pertanto, lo congedava con ordinanza presidenziale. Il provvedimento di congedo e gli atti connessi venivano, successivamente, impugnati dinanzi al Tar, perché viziati sotto diversi profili. In particolare, si tiene a precisare che lo stato di salute del Maresciallo è stabile da anni e soprattutto, non è così grave da poter essere alla base di un provvedimento del genere. Ancora più assurdo se
si pensa che il Maresciallo Lo Zito, oltre ad essere cintura nera di Judo, ha conseguito recentemente la cintura nera di Ju Jutsu della F.I.J.L.K.A.M. presso la  Scuola per il Controllo del Territorio della Polizia di Stato di Pescara e, nel tempo libero insegna le arti marziali in una palestra. Di certo attività non possibili per un soggetto inidoneo al lavoro!

Quali sono stati gli aspetti trattati dinanzi al Tar Lazio e i motivi della decisione?

E’ chiaro che in questo giudizio l’aspetto più importante è rappresentato dalla diversità tra la relazione del Collegio medico che ha portato al congedo e le reali condizioni di salute del Maresciallo. Il Tar nel settembre 2013 si è pronunciato con una prima ordinanza, nella quale ha disposto una verificazione (che sostanzialmente è una consulenza
tecnica medica) per valutare l’effettivo stato di salute del Maresciallo. Successivamente la Asl competente, dopo aver proceduto ai vari accertamenti, ha confermato che “le attuali condizioni di salute del Maresciallo sono compatibili con attività lavorative sedentarie e configurano una permanente idoneità ai soli servizi territoriali”. Recentemente, con l’ausilio della suesposta consulenza, il Tribunale Amministrativo si è pronunciato con ordinanza cautelare stabilendo la riammissione in servizio del Maresciallo.

Quali sono i provvedimenti propedeutici all' esecuzione dell’ordinanza?

Ad oggi, l’ordinanza è stata notificata alla competente amministrazione, affinché venga data ad essa esecuzione. Naturalmente, se entro un ragionevole periodo, l’Amministrazione non ottemperasse bisognerà promuovere un ricorso in ottemperanza, sempre dinanzi al Tar per il Lazio. Non si può ignorare, peraltro, che il Maresciallo non percepisce
alcuno stipendio dal mese di aprile 2013 ed è privo di qualunque altro sostegno economico. Auspichiamo, quindi, che la Croce Rossa ottemperi a quanto ordinato dal Tribunale Amministrativo e che questo spiacevole malinteso possa concludersi quanto prima con la riammissione in servizio del Maresciallo Lo Zito.

Grazie per la sua importante testimonianza. Noi dalla redazione di Carabinieri d’Italia auguriamo un in bocca al lupo a lei ed al suo assistito.

Grazie a voi.





giovedì 27 febbraio 2014

attivarsi al fine di rivedere il decreto legislativo n. 178 del 2012

Legislatura 17 

Atto di Sindacato Ispettivo 

n° 1-00222 

 con il decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, è stata disposta la riorganizzazione dell'associazione italiana della Croce rossa (CRI) con lo stravolgimento della sua natura giuridica che da ente pubblico a breve diventerà società privata;


Uno dei vari aspetti sollevati nel documento presentato riguardano anche le gravi incongruenze, le illegittimità varie e la non veritiera promessa sulla invarianza della clausola di neutralità finanziaria, con aspetti di grave criticità per le casse dello Stato. Insomma una riforma da cestinare.
La Mozione presentata, il cui testo é integralmente visionabile, impegna il Governo:

1)    ad attivarsi al fine di rivedere il decreto legislativo n. 178 del 2012 per le gravi carenze riscontrate, provvedendo al “congelamento” di una riforma che si presenta parossistica in quanto il risparmio a carico dello Stato, valutato in 42 milioni di euro in fase preventiva di emanazione del decreto, che sarebbe superato dagli enormi danni economici e occupazionali, cagionando un deficit per le casse dello Stato valutabile in 350-400 milioni di euro e con oltre 4.000 lavoratori (tra persone civile personale militare della CRI) che al termine della mobilità di due anni sarebbero licenziati, con relativa tragedia per le relative famiglie;

2)   a bloccare immediatamente l’emanazione del relativo decreto a firma del Ministro della salute, per i gravissimi danni occupazionali e per i conseguenti riflessi di natura erariale, viste anche le critiche e le riserve espresse nella relazione della Corte dei conti relativa alla legiferazione dell’ultimo quadrimestre del 2012;

3)   a provvedere alla creazione di un “ruolo ad esaurimento” che consentirebbe al personale militare di permanere nello status rivestito per scelta di vita e contestualmente di garantire alla collettività una serie di servizi essenziali in caso di calamità o di gravi emergenze, anche di tipo sanitario, in Italia e all’estero;
4)   a rivedere l’applicabilità al personale militare della CRI dell’estensione del trattamento pensionistico previsto per il personale appartenente al comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico, che comporterebbe anche la possibilità per il personale di fruire dell’accesso alla pensione come tutti gli altri militari, con una mobilità a regime prevista dal 2024;

5)    a salvaguardare di tutti i livelli occupazionali dei lavoratori della CRI, che non hanno alcuna colpa in questo provvedimento crudele, iniquo e beffardo.


Di seguito il testo della Mozione presentata:


giovedì 13 febbraio 2014

Si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano verificare l'effettiva erogazione delle somme spettanti al personale militare della CRI

Legislatura 17 

Atto di Sindacato Ispettivo 

n° 3-00719




Atto n. 3-00719

Pubblicato il 11 febbraio 2014, nella seduta n. 187

DI BIAGIO - Ai Ministri della difesa, della salute, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e la semplificazione. -

Premesso che:
la Croce rossa italiana è un ente di diritto pubblico non economico con prerogative di carattere internazionale che svolge importanti ruoli nell'ambito dell'assistenza sanitaria e umanitaria, in molti versanti connessi alla protezione civile, nei compiti ausiliari alle forze armate dello Stato ed in attività sanitarie e socio-assistenziali, configurandosi come riferimento indiscusso dal punto di vista dell'assistenza e al sostegno sociale;
la componente più antica dell'associazione della Croce rossa italiana è il Corpo militare che per legge è un corpo militare speciale volontario, ausiliario delle forze armate dello Stato, la cui costituzione risale al 1866;
esso svolge attività in tempo di guerra provvedendo all'assistenza, allo sgombero e alla cura dei feriti e delle vittime, militari e civili, organizza ed esegue misure di difesa sanitaria antiaerea, disimpegna il servizio di ricerca e assistenza dei prigionieri di guerra, degli internati, dei dispersi, dei profughi, dei deportati e dei rifugiati, svolge attività di assistenza sanitaria in relazione alla difesa civile. In tempo di pace, provvede al mantenimento e alla gestione dei centri di mobilitazione e delle basi operative, cura la custodia e il mantenimento delle dotazioni sanitarie, provvede all'addestramento e all'aggiornamento del proprio personale ed organizza corsi qualificativi di primo soccorso e di auto protezione sanitaria a favore del personale delle forze armate, concorre al servizio di assistenza sanitaria nel caso di grandi manifestazioni ed eventi e per esercitazioni militari, fornisce assistenza e supporto sanitario alle forze armate e alle forze di polizia nei poligoni di tiro, è impiegato nel corso di calamità naturali o disastri per operazioni di protezione civile e si occupa anche della diffusione del diritto internazionale umanitario;
l'uniforme in uso agli appartenenti al Corpo militare è identica a quella dell'Esercito, da cui si differenzia per il distintivo di appartenenza e per l'apposizione del distintivo di neutralità;
il personale è sottoposto all'ordinamento disciplinare e penale militare e la sua organizzazione ed il suo funzionamento sono regolati dal codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo n. 66 e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 90, entrambi del 2010, che hanno assorbito, abrogandolo, il regio decreto n. 484 del 1936, e successive modificazioni, rimasto in vigore per oltre 70 anni;
i gradi in uso al personale militare della CRI sono previsti per legge, essendo i distintivi di grado parificati attraverso una tabella di equiordinazione con le altre forze armate e Corpi di polizia ad ordinamento militare, e individuano imprescindibilmente l'ordine gerarchico nella catena di subordinazione che disciplina l'ordinamento militare del Corpo;
il Corpo svolge le proprie attività istituzionali con 1.200 dipendenti militari, tra personale in servizio continuativo e personale richiamato in servizio da oltre 10 anni, che costituisce l'ossatura portante per garantire una prima risposta nel caso di attivazione per grandi emergenze o pubbliche calamità, o per l'ausilio alle forze armate dello Stato; attinge inoltre ad un vasto serbatoio di personale militare in congedo, numericamente 19.000 riservisti iscritti nei ruoli in congedo del Corpo, che sono prontamente mobilitabili grazie ai precetti di richiamo in servizio spiccati dai centri di mobilitazione (comandi periferici), nei cui elenchi vi sono innumerevoli professionisti appartenenti a svariate categorie lavorative (medici, ingegneri, giornalisti, e altro) e specialisti di ogni settore (infermieri, soccorritori, autisti di mezzi pesanti, idraulici, e altro);
i militari del Corpo si sono sempre distinti meritevolmente in tutte le calamità e le gravi emergenze nazionali ed internazionali per lenire le sofferenze dei più deboli e più bisognosi, riscuotendo consensi e attestati di gratitudine in Italia ed all'estero;
nelle loro missioni hanno affiancato le forze armate dello Stato in scenari difficili e sconvolti dalla guerra dove i pericoli per la vita umana erano costanti e continui;
in questi teatri di guerra molti appartenenti al Corpo hanno anche contratto gravi malattie;
il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche" individua, all'art. 3, i destinatari tra il personale in regime di diritto pubblico che "In deroga all'articolo 2, commi 2 e 3, rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia di Stato";
il Consiglio di Stato con sentenza n. 4283 del 18 marzo 2003, relativa al personale del Corpo militare della CRI, in merito all'appartenenza alla categoria del personale militare ai sensi del decreto legislativo n. 165 e la legittimità della giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie relative al rapporto di lavoro, ha stabilito che «il riferimento al personale militare e alle Forze di polizia di Stato contenuto nell'art. 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001 riguardi ogni tipologia di personale militare, essendo le parole "di Stato" riferite alle sole forze di polizia (...) Il trattamento economico viene quindi determinato unilateralmente a conferma della permanenza di detto personale nel regime di cui all'art. 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001 (...) Deve, quindi, concludersi che il personale del Corpo militare della CRI è personale militare e che tale natura determina la permanenza nel regime di cui all'art. 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e la conseguente giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie relative ai rapporti di lavoro ai sensi dell'art. 68, comma 4 dello stesso decreto»;
il personale militare del Corpo riceve per legge, e come confermato da sentenze e dai vari Dicasteri competenti, tra cui il Ministero dell'economia e delle finanze: 1) il trattamento economico stipendiale dei pari grado delle forze armate (applicazione del contratto del comparto difesa); 2) l'identico trattamento di missione; 3) lo stesso trattamento di fine rapporto previsto per i militari delle forze armate (in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 1032 del 1973, testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato); 4) le medesime procedure circa "l'applicabilità per l'accertamento della dipendenza da infermità da causa di servizio", previste nei riguardi del personale del Corpo militare in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 461 del 2001 "a seguito dell'entrata in vigore del Codice dell'Ordinamento Militare e del T.U. delle disposizioni regolamentari", visto che tra la platea dei destinatari risulta contemplato espressamente tra "i corpi ad ordinamento militare"; 5) gli stessi documenti di riconoscimento previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 851 del 1967, nella fattispecie la tessera di riconoscimento modello "AT" rilasciata dal Ministero della difesa all'Esercito, recentemente integrata dalla carta multiservizi difesa (CMD), rilasciata dallo stesso Dicastero, per l'identificazione del militare e contenente i dati personali, la foto, le impronte digitali, i dati sanitari ed i certificati digitali necessari all'identificazione ed alla firma elettronica;
sono già da tempo in corso di notifica e di esecuzione agli interessanti, ovvero agli ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa della Croce rossa italiana, una serie di recuperi stipendiali dovuti ad errori materiali e di conteggio da parte dell'amministrazione della CRI, che incidono in misura pari ad un quinto degli emolumenti mensili e che sono articolati in molteplici rate aventi durata anche di svariati anni;
questa tipologia di recuperi, riferiti all'assegno di valorizzazione, all'indennità perequativa e ad altre voci stipendiali (che come detto sono ascrivibili a ripetitivi sbagli materiali dell'amministrazione stessa), risulta in contrasto con le stesse procedure di recupero avviate nei confronti di altro personale, con talune "ricostruzioni" di carriera, non previste dalla legge, e per le quali sono stati privati illegittimamente del loro grado (che per i militari avviene solo in presenza di gravi comportamenti);
per il Corpo, in tali frangenti, si è provveduto alla "compensazione" tra i crediti dovuti dall'amministrazione (arretrati del contratto non erogati dall'anno 2005-2009) anche contro il regime di sospensiva del Consiglio di Stato e dei Tar interessati;
tale procedura inusuale, che confligge con le più elementari norme sulla trasparenza degli atti e sulla buona conduzione dell'azione amministrativa stessa, oltre ad essere oltremodo invasiva perché non tiene conto delle residue capacità reddituali connesse con l'assunzione di mutui o impegni per le famiglie dei militari, intaccano ulteriormente le risorse economiche dei militari i quali, per ottenere i loro elementari diritti, devono forzatamente ricorrere all'autorità amministrativa giurisdizionale, apparendo tale comportamento incostituzionale ed altamente lesivo della dignità di tali lavoratori con le "stellette" che sempre, silenziosamente e generosamente, si sono distinti nella loro attività di soccorso in Italia ed all'estero a favore dei più deboli e più bisognosi;
in questo contesto appare ingiustificabile che un'amministrazione pubblica ritardi, da oltre 7 anni, in forma grave, l'erogazione di emolumenti arretrati dovuti per effetto di legge e per recepimento dei contratti collettivi del comparto difesa estesi al personale della CRI a seguito dell'applicazione del suddetto contratto a tutti gli appartenenti al Corpo militare, avvenuta con le ordinanze commissariali n. 202 e n. 205 del 2009 e n. 258, n. 648 e n. 514 del 2010;
con tali ordinanze è stata determinata in modo incontrovertibile la volontà da parte della governance «di estendere al personale direttivo appartenente al Corpo Militare il trattamento economico previsto dai di estendere al personale direttivo appartenente al Corpo Militare il trattamento economico previsto dai D.P.C.M. 13/04/2005, D.P.C.M. 16/12/2005, D.P.C.M. 2/10/2006, D.P.C.M. 27/04/2007, D.P.C.M. 7/5/2008, D.P.C.M. 29/4/2009» e successivi, con la corresponsione dei relativi arretrati;
il direttore generale dell'ente con nota del 3 marzo 2013 inviata a tutto il personale CRI, in attuazione di quanto stabilito dal commissario straordinario ha confermato che "la nostra gestione trasparente completerà quest'anno il percorso avviato con il riconoscimento progressivo di tutti gli arretrati militari che come sapete sono stati inseriti nel bilancio 2013", con la conferma del pagamento delle somme in tranche mensili da maggio fino a dicembre 2013;
per gli arretrati spettanti dal 2009 al personale militare è stata attuata una serie di provvedimenti tra cui le predette ordinanze commissariali emesse nel 2009 e nel 2010, e dall'ordinanza commissariale n. 514 del 2012 di approvazione del bilancio di previsione 2013 dell'ente;
tale bilancio contiene quindi l'inserimento delle somme relative alla corresponsione degli arretrati al personale militare, debitamente ratificati dal collegio dei revisori dei conti ed inviati al Ministero dell'economia, che figurano tra i dati forniti pubblicamente nella relazione del Ministro della salute resa alla Camera dei deputati e datata 30 giugno 2013,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano verificare l'effettiva erogazione delle somme spettanti al personale militare della CRI che hanno decorrenza a partire dal 2005. A questo proposito, tenuto conto del notevole lasso di tempo intercorso, si rileva che iniziative tardive farebbero scaturire in maniera incontrovertibile anche il pagamento di interessi di legge e rivalutazione monetaria con negative ripercussioni sulle casse erariali e con evidenti e perniciosi danni connessi.

martedì 31 dicembre 2013

GLI SPRECHI DELLA CROCE ROSSA....



 Intervista realizzata da  
Massimiliano Gesmini  
Coordinatore Nazionale U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I. sul Giornale 
CNTN di Palermo con il giornalista  
Livio Terranova 
 
 


Giornalista
Cosa ne pensa della ventilata privatizzazione della Croce rossa?

Gesmini
Tutto il male possibile! E poi chiariamoci una volta per tutte, bisogna chiamare le cose con il proprio nome; qui non si tratta di privatizzare l’Associazione della C.R.I. (che con l’applicazione del D.Lgs. 178/12 dovrebbe tornare al suo assetto originario), ma di sopprimere un Ente Pubblico non Economico (caso unico nell’era repubblicana) che rischia di aprire una stagione di svendita del patrimonio della Pubblica Amministrazione del nostro Paese come, purtroppo, sta già avvenendo in Grecia (vedere cosa è accaduto recentemente alla TV pubblica). Di quello che accadrà all’Ente Pubblico C.R.I., ai suoi Lavoratori e agli strascichi che ne deriveranno, se ne assumeranno la piena responsabilità le Istituzioni, la politica, questo Parlamento, questa Amministrazione C.R.I. e tutto coloro che, con la loro inerzia, hanno di fatto condiviso questo progetto (ahimè, comprese alcune parti sociali).   



Giornalista 

Perché si tende alla privatizzazione?

Gesmini
L’obiettivo è chiaro ed evidente; con la soppressione dell’Ente Pubblico e la  “privatizzazione” dell’Associazione si raggiungono molteplici obiettivi:
1 – licenziamento di 4000 Dipendenti della Pubblica Amministrazione (di cui più della metà precari);
2 – svendita dei beni immobiliari della C.R.I. (quasi sempre donati con vincoli di utilizzo);
3 – ingresso in C.R.I. di affaristi e lobbisti che, con la scomparsa dell’Ente Pubblico e dei vincoli di controllo a cui esso era soggetto, troveranno terreno fertile per facili guadagni a spese dei Lavoratori e, soprattutto, degli utenti che non avranno più a disposizione quei servizi altamente professionalizzati in quanto si punterà più ai ricavi che alla qualità delle prestazioni erogate. Questa nuova “oligarchia della solidarietà”, sarà sicuramente sponsorizzata e gestita dai quei partiti che hanno progettato e portato a termine il processo di soppressione dell’Ente Pubblico C.R.I., e cioè dal PDL e soprattutto dal PD;
4 – a dispetto di quanto avveniva nell’Ente Pubblico C.R.I. (per divenire Dipendenti bisognava superare un concorso pubblico) ora la “nuova” Associazione diverrà un “Centro per l’impiego a cielo aperto” dove ci saranno assunzioni clientelari e senza nessun controllo con l’applicazione di contratti tra i più disparati.



Giornalista 

E quali sono gli eventuali vantaggi e svantaggi?


Gesmini 
Vantaggi? Certamente non per i Lavoratori! Come detto poc’anzi, molti predatori si avventeranno sul prelibato boccone preparato da questa Amministrazione e dalla politica. Dopo aver abusato dei propositi espressi dalla C.R.I. ginevrina (la quale aveva solo auspicato una C.R.I. libera dai poteri politici senza mai pronunciarsi sulla sua natura giuridica), sarebbe opportuno conoscere il giudizio del Comitato Internazionale, sul nuovo percorso che la C.R.I. sta per intraprendere. Difatti si creeranno piccoli feudi, dove la politica piazzerà il proprio vassallo pronto a far cassa con uno sponsor d’eccezione (la C.R.I. appunto) che certamente attirerà finanziatori portando risorse fresche che, senza nessun controllo da parte di organismi pubblici preposti, verranno utilizzate senza poter conoscere se la loro destinazione finale coincida con le intenzioni di coloro che le hanno donate. Ad onor del vero anche nella C.R.I. pubblica le cose non andavano per il verso giusto; la
mancata centralizzazione delle risorse derivanti dalle donazioni elargite alle Unità territoriali, ha fatto in modo di non avere mai chiaro il quadro del patrimonio economico della C.R.I. lasciato gestire, troppo spesso, in maniera “allegra”. La mancata istituzione di una Tesoreria Unica (opera rimasta incompiuta perché istituita in via sperimentale solo dal 2011 e che dovrebbe trovare la sua completa attuazione solo nel marzo 2014 a giochi ormai chiusi) non ha permesso (volutamente?) un controllo efficace ed una equa ridistribuzione delle risorse economiche che, quasi sempre, sono state utilizzate in maniera non adeguata, pur di non essere restituite al Comitato Centrale.

Con lo scopo di coprire questo sperpero di denaro pubblico, si è cercato (e trovato) un escamotage addossando la responsabilità del dissesto finanziario della C.R.I. ai Lavoratori che, secondo un teorema creato ad arte da più di un soggetto istituzionale, "hanno costi troppo elevati"!



Giornalista

Ci saranno minori garanzie per i lavoratori, in materia di salario e salvaguardia dal licenziamento?

Gesmini
Se i Lavoratori perderanno lo status di Dipendenti pubblici, le garanzie saranno prossime allo zero.
Infatti i comitati affaristici che siedono nel nostro Parlamento, puntano allo smantellamento di tutto ciò che è Pubblico (sanità, scuola, previdenza, etc.) in favore di spregiudicati soggetti privati che mirano a facili guadagni infischiandosene della qualità dei servizi erogati.
Di questo progetto, ovviamente, non poteva non farne parte la C.R.I. che è l’anello debole della catena degli Enti Pubblici in quanto, troppo spesso, additata come un Ente “ibrido” per la sua commistione con la storica Associazione di volontariato e per il fatto di non avere mai avuto compiti ben delineati.
Riuscire a sopprimere un Ente Pubblico come quello della C.R.I. potrebbe creare, un “effetto domino” per tutti gli altri Enti del comparto che sicuramente rientrano nei progetti di privatizzazione di questo Esecutivo e di quelli precedenti.
È ovvio che se questa pianificazione vedesse la luce, i Lavoratori che si vedranno costretti (per svariati motivi) a scegliere di rimanere nella “nuova” Associazione avranno non solo meno garanzie, ma anche salari certamente da fame con il relativo rischio di essere messi alla porta per applicazioni di contratti capestro che non prevedranno nessuna tutela di natura sindacale e occupazionale.
Per questo motivo la nostra Organizzazione Sindacale (l’Unione Sindacale di Base), si sta battendo strenuamente affinché questo scellerato progetto fallisca restituendo tranquillità lavorativa a tutti i Dipendenti pubblici della C.R.I.



Giornalista

La C.R.I. è politicizzata, preda delle lobby?



Gesmini

Se si fa riferimento agli anni in cui è stata commissariata, non possiamo non affermare che la C.R.I. non sia stata preda della politica e delle lobby.

Quando un Governo decide di inviare un Commissario è ovvio che lo stesso è espressione dell’Esecutivo proponente e la C.R.I. non si è potuta mai esimere da questo “gioco”.

Basti pensare alla carriera politica dell’ex Commissario (ed ex Presidente) C.R.I. Mariapia Garavaglia eletta Senatrice nelle fila del PD oppure all’altro ex Commissario Maurizio Scelli eletto Deputato alle politiche del 2008 con il PDL. Anche l’ultimo commissariamento segue lo stesso scenario; basta rileggersi quanto riportato sul web il 17/11/2008 in uno stralcio di un articolo del settimanale online “Panorama.it” per rendersene conto: «……l’Avv. Francesco Rocca ex Capo Dipartimento, andato via dalla Croce Rossa a fine settembre per trasferirsi come dirigente del Dipartimento politiche sociali del comune di Roma, aveva dalla sua parte il sostegno di Alleanza nazionale ma anche del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta.» Appare quindi evidente la politicizzazione della C.R.I.
In questo caso, però, l’ultima gestione commissariale sta portando alla soppressione dell’Ente Pubblico attraverso un vero e proprio “complotto” ordito ai danni dei soli Lavoratori e con la complicità evidente di Istituzioni e politica, quella stessa politica che, con l’abbraccio mortale tra PD e PDL, sta mettendo in ginocchio il Paese.



Giornalista

Qual è la parte politica preponderante?

Gesmini
Se verifichiamo gli sponsor dell’ultimo Commissario governativo (oggi presidente C.R.I.), potremmo pensare al centro-destra; se invece facciamo riferimento agli ultimi avvenimenti che hanno portato all’approvazione dell’emendamento inserito nel D.L. (ora diventato Legge) del 31/08/2013, n. 101, pensiamo certamente al centro-sinistra e più precisamente al PD.
Quel PD, erede del vecchio PCI, che a dispetto di quanto si potrebbe pensare, invece di contrastare una gestione che sta falcidiando 4000 “operai” con un commissario-presidente messo lì dal loro “acerrimo nemico” Berlusconi, cosa fanno? Appoggiano con convinzione e determinazione il progetto di soppressione dell’Ente Pubblico C.R.I. senza minimamente preoccuparsi del destino di 4000 famiglie! Ma di questo, ne può star certo, i Lavoratori della C.R.I. e i loro familiari, al momento opportuno sapranno ricordarsene.
Questo per ribadire la tesi del “complotto” e per evidenziare la equa spartizione partitocratica di quel che resta della Croce rossa. 
 


Giornalista

Ci sono state delle operazioni ambigue da parte della Croce rossa ultimamente? Ci faccia qualche esempio….Perché si assume con contratto interinale?



Gesmini
Su operazioni poco chiare ci sarebbe da scrivere un libro (e in verità alcuni ne sono stati scritti)….Mi soffermo volentieri sulla sua domanda in merito al ricorso ai lavoratori interinali.
Nel ricordare a tutti che fino al 31/12/2013 i Comitati Provinciali e Locali della C.R.I. sono ancora da considerare pubblici, ci preme far evidenziare che proprio questi ultimi, soprattutto nella Capitale, stanno facendo ricorso a contratti di somministrazione in maniera massiccia e ancor prima di divenire soggetti privati.
Questo utilizzo spregiudicato, nel passato era in qualche modo limitato da una Ordinanza Commissariale (la 0658-10 del 27/12/2010) dove si conteneva il ricorso all’utilizzo di personale somministrato e solo dopo aver verificato se non si potesse far fronte alle esigenze di personale con unità lavorative interne.
Ora invece, con l’approssimarsi della soppressione dell’Ente Pubblico e degli eventuali controlli a cui poteva essere soggetto, si è verificato un incremento dei contratti di somministrazione certamente favoriti da una Ordinanza Presidenziale (la 0260-13 del 19/07/2013) dove, a differenza della precedente, si da il via libera all’utilizzo di tali contratti, previa verifica degli stessi parametri indicati nella passata Ordinanza.
Guarda caso, però, queste assunzioni riguardano in particolar modo i Soci elettori della C.R.I. (volontari), anche in quegli ambiti (amministrativo-contabili) dove vi era personale di ruolo che stranamente è stato messo a disposizione e trasferito in altri Uffici e Servizi, senza alcun apparente necessità. Il tutto, senza dare seguito a quanto stabilito dalla stessa Ordinanza 0260-13; infatti, ad oggi, non ci risultano iniziative volte al reperimento di personale interno, il che dimostra che l’approvazione del Decreto 178/12 era indirizzata non a rendere la C.R.I. meno “burocratica” a causa dei vincoli imposti da una Pubblica Amministrazione, ma di avere le mani libere su assunzioni di amici degli amici senza alcun controllo.
Le prove generali sono in corso da tempo; molti dei Soci elettori hanno già messo più di un piede dentro l’ancora Ente Pubblico pensando di trovarsi già all’indomani della notte di S. Silvestro del 2013.
Tutto ciò sta avvenendo con il colpevole silenzio/assenso del Direttore Generale, dei Capi Dipartimento, dei Dirigenti e dei Funzionari.
La creazione di nuovi posti di lavoro, per un’Organizzazione Sindacale come la nostra, dovrebbe essere un segnale positivo soprattutto se vissuta in un contesto critico come quello che sta vivendo il nostro Paese; ma, con tutta la buona volontà, non riusciamo ad esultare per questi risultati.
La spiegazione è presto data; non ci piace perché questa manovra è fatta sulle spalle dei Lavoratori pubblici che hanno decine e decine di anni di servizio in C.R.I. e che per colpa di questa carognata, rischiano di perdere il posto di lavoro.
Ma cosa ancor più paradossale è che, fino ad oggi, noi Dipendenti siamo stati additati come coloro che lavoravano in uno “stipendificio” o che eravamo parenti di nonni, zii, padri, e congiunti vari, già impiegati in C.R.I.; ora questi nuovi assunti, che paternità hanno??
La verità è un’altra; mentre tutti i Lavoratori, che sono attualmente alle dipendenze della C.R.I., hanno preso parte ad un concorso pubblico e l’hanno superato, queste “nuove assunzioni” avvengono chiaramente in maniera clientelare.
Quindi viene da chiedersi: come sono giustificate queste nuove assunzioni? A carico di chi sono queste nuove assunzioni? Prima di reclutare tutto questo personale, si è provveduto a verificare se si potesse utilizzare personale già in servizio (sia a tempo indeterminato, determinato o appartenente al Corpo Militare C.R.I.)?
A tutte queste domande l’U.S.B. sta cercando di dare delle risposte attraverso lo studio di una serie di documenti ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti ai sensi della Legge 241/90. Se, come sospettiamo, individueremo procedure illegittime, procederemo ad inoltrare formale denuncia alla Procura della Repubblica e all’Ispettorato del Lavoro di Roma che, per quanto ci risulta, si starebbe già interessando del caso.



Giornalista

È vero che la C.R.I. si farebbe erogare rimborsi e in che modo?

Gesmini
La C.R.I. riceve svariati rimborsi per i servizi resi in Convenzione; negli anni, per assolvere a tali compiti, ha assunto personale con contratto a tempo determinato non avendo a disposizione personale di ruolo sufficiente a causa del blocco del turn over.
Quando la C.R.I. stipula atti convenzionali con altri Enti Pubblici, ASL, privati, etc. proprio in virtù di queste assunzioni chiede alla controparte il rimborso delle spese derivanti dall’utilizzo di questo personale (stipendi, oneri accessori, straordinari, buoni pasto, etc.). Fin qui tutto regolare e legittimo; discorso assai diverso quando si parla del personale a tempo indeterminato (di ruolo) utilizzato nelle stesse convenzioni.
A dispetto di quello che si potrebbe immaginare, la C.R.I. include nelle richieste di rimborso anche il personale di ruolo che è già retribuito con i finanziamenti che provengono dallo Stato attraverso i Ministeri vigilanti la C.R.I. (Salute, Difesa e Economia e Finanze).
Questo significa che la C.R.I. per ogni singolo Dipendente di ruolo utilizzato nelle Convenzioni, riceve due “finanziamenti”, uno dallo Stato e l’altro dal soggetto con cui si è convenzionato.
Tutto regolare, tutto legittimo? A detta di questa Amministrazione C.R.I. sembrerebbe di sì,

in quanto esisterebbero norme, Leggi e vari pronunciamenti che giustificherebbero (anzi imporrebbero) tali procedure.
Noi come U.S.B., abbiamo sempre contestato e bollato come illegittimi questi rimborsi e conseguentemente abbiamo chiesto (attraverso varie richieste di accesso agli atti) la produzione di quei pronunciamenti che la C.R.I. pone alla base delle giustificazioni di tali rimborsi.
Malgrado siano passati svariati mesi (anzi anni), non abbiamo mai ricevuto riscontro.
Allora ci siamo dati da fare e abbiamo cominciato ad indagare; abbiamo esaminato tutti i bilanci consolidati della C.R.I. approvati (con enfasi) da questa gestione commissariale e abbiamo effettivamente riscontrato che per il personale a tempo indeterminato (negli anni che vanno dal 2008 al 2011) utilizzato in convenzione, sarebbero stati rimborsati una cosa come 64.377.133,21 €.
Ho utilizzato il condizionale, perché non sappiamo con certezza quanti di questi soldi sono entrati nelle casse del Comitato Centrale di Via Toscana e quanti sono rimasti nelle disponibilità dei Comitati territoriali che hanno effettivamente utilizzato il personale di ruolo nelle Convenzioni.
Questo surplus di costi inserito negli accordi economici convenzionali ha determinato, in molte occasioni, la perdita delle stesse Convezioni giudicate troppo onerose per i soggetti con cui C.R.I. avrebbe dovuto stipulare accordi di collaborazione.
Ma ha avuto anche un altro effetto, deleterio; quello di far sostenere alla C.R.I., alla Corte dei Conti e alla Politica, che i costi dei Dipendenti (e quindi anche del loro corrispondete Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) erano, e sono, troppo elevati e come tali unica causa della perdita delle Convenzioni e della diseconomicità delle stesse.
Questa insensata motivazione è stata assurta dalla Corte dei Conti come il “peccato originale” di tutti i mali della C.R.I. pubblica che necessitava, assolutamente, di un drastico ridimensionamento.
La storia poi la conosciamo tutti; Ente Pubblico soppresso e Associazione “privatizzata”….



Giornalista

Quali sono le responsabilità della Corte dei Conti?

Gesmini
Sono molteplici ed enormi; le loro Relazioni (quelle del 2011 e del 2012) hanno convinto la Politica sulla necessità di “privatizzare” l’Associazione e sopprimere l’Ente Pubblico. Peccato però che, secondo noi, le Relazioni contenessero alcune inesattezze e  gravi affermazioni di principio, sviste macroscopiche e strane corrispondenze con quanto affermato dalla C.R.I.
Le inesattezze e le gravi affermazione di principio, fanno riferimento al già evidenziato costo “troppo elevato” dei Dipendenti Pubblici della C.R.I. rispetto a fantomatici soggetti privati; la Corte dei Conti dimentica(?) che gli emolumenti dei Dipendenti della C.R.I., fanno riferimento ai C.C.N.L. degli Enti Pubblici non Economici al pari di quelli dell’INAL, dell’INPS, del CONI  e di altri Enti del Comparto e sono fissati, appunto, dai contratti che sono Leggi dello Stato. I lavoratori della C.R.I. non hanno certamente stipendi diversi e non hanno trattamenti di favore rispetto agli altri colleghi degli altri Enti, ma questo la Corte dei Conti sembra non rilevarlo. E poi, quali sarebbero queste strutture private che costerebbero meno? Quelle che pagano in nero? Quelle che sfruttano i Lavoratori con orari di lavoro al di fuori di ogni regola o quelle che non osservano i criteri di sicurezza sul lavoro previsti dal T.U. 81/2008?. Come si può allora affermare che il privato sia meglio del Pubblico? A queste domande i Magistrati contabili non hanno dato risposte.
Le sviste si riferiscono al già evidenziato enigma dei rimborsi del personale a tempo indeterminato utilizzato nelle convenzioni: è mai possibile che i Magistrati contabili, così solitamente minuziosi nei loro controlli, non si siano accorti che per ogni singolo

Dipendente utilizzato in regime di convenzione con altre entità pubbliche, lo Stato (inteso in senso generale) paga due volte? Eppure sui bilanci consolidati della C.R.I., i rimborsi sono chiaramente rinvenibili….
Infine, troviamo assai strano che la Corte dei Conti, nel redigere le Relazioni sul risultato del controllo sulle gestioni finanziarie della C.R.I., abbia trascritto (facendo praticamente copia e incolla) le stesse identiche valutazioni riportate in alcuni Rendiconti Consolidati a firma dell’allora Commissario Rocca.
Queste strane coincidenze sono state anche notate da alcuni Senatori della precedente 12ª Commissione permanente (Igiene e Sanità) i quali avevano espresso le proprie perplessità in sede di predisposizione del testo circa l’indagine conoscitiva sulla C.R.I.
Ma l’intervento tempestivo dell’ex Senatore Lionello Cosentino (guarda caso sempre del gruppo del PD), ha convinto i membri della Commissione a cancellare, dal testo definitivo, le perplessità evidenziate da alcuni Senatori in merito al comportamento della Corte dei Conti.
Comunque un compito la Corte lo ha svolto egregiamente; quello di esaltare la gestione commissariale dell’Avv. Rocca rendendo ancora più efficace e necessaria la soppressione dell’Ente Pubblico C.R.I.
Questo comportamento della Corte dei Conti e la questione dei rimborsi, ci hanno costretto a vederci chiaro; infatti abbiamo interessato la Procura della Repubblica di Roma (per il tramite della Guardia di Finanza) affinché chiarisca tutti quegli aspetti che riteniamo quantomeno sospetti. Attendiamo fiduciosi, affinché si faccia piena luce sugli avvenimenti che hanno portato alla genesi del Decreto 178/12.



Giornalista

In tutte queste vicende, qual è la funzione che svolge l’Avv. Rocca?

Gesmini
Una funzione fondamentale (ovviamente in senso negativo). È del tutto evidente il ruolo avuto da questo signore; è stato mandato dall’ultimo Governo Berlusconi a fare da Commissario liquidatore dell’Ente Pubblico C.R.I. spacciando il tutto come se si stesse “privatizzando” senza mettere in discussione i livelli occupazionali attualmente in essere preso l’Ente.
Questa operazione (costata ai contribuenti quasi 1,5 milioni di € sotto forma di stipendi dell’allora Commissario) durata ben 5 anni, è stata pianificata nei minimi particolari.
Dapprima, infatti, l’Avv. Rocca ha messo piede in C.R.I. come Capo Dipartimento delle Attività Sanitarie e da questa posizione privilegiata, ha potuto tranquillamente individuare tutti quei soggetti che avrebbero potuto mettere ostacolo al suo progetto. Appena nominato Commissario ha “tagliato” tutte quelle teste pensanti che già avevamo intuito le sue intenzioni, trovando la strada spianata per poter attuare il suo piano.
Poi ha cominciato ad instaurare un clima pesante e di vessazione verso i Dipendenti, alcuni dei quali sono stati fatti oggetto di vere e proprie “persecuzioni” (il Maresciallo Vincenzo Lo Zito, il Capitano Mario Martinez, la collega Anna Montanile e molti altri).
Successivamente ha tentato di mettere il bavaglio al dissenso e alla libertà di espressione attraverso l’approvazione di un “Codice etico” che di etico ha solo il nome…
Inoltre ha avuto la scaltrezza di crearsi un “cordone sanitario” per quel che riguarda la stampa; infatti è stato scelto un Direttore Generale che di lì a poco sarebbe convolata a nozze con Antonio Polito (noto editorialista del “Corriere della Sera”) ed ha avuto la “fortuna” di riceve in mobilità da altro Ente, la moglie del noto giornalista e conduttore della trasmissione “Ballarò”, Giovanni Floris impiegata presso l’Ufficio Stampa C.R.I. 
Insomma un bel personaggio, uno di quelli “costruiti” a tavolino dalla Politica per fare il lavoro sporco e assestare un duro colpo allo stato sociale senza insudiciarsi le mani.
In tempi passati, ci sono stati degli uomini illustri che lavoravano per costruire e far crescere il nostro Paese; ora lo sport più praticato è la caccia a tutto quello che è pubblico e per fare questo si assoldano uomini e donne senza esitazioni, ligi al dovere e con il pelo sullo stomaco.
Una volta i fedeli servitori dello Stato si chiamavano, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, Calipari, ora dobbiamo “accontentarci” di questi “nuovi eroi” che aiutano la Politica e i poteri forti a fare cassa sulle spalle dei Lavoratori e di migliaia di famiglie già falcidiate da una crisi economica che ci sta strangolando.
Bisogna farsene una ragione, il posto fisso ormai è anacronistico; è mentre noi poveri “operai” perdiamo anche questa ultima certezza, c’è chi, dopo aver distrutto uno degli Enti Pubblici più illustri del nostro Paese (la C.R.I. appunto) e aver tessuto le lodi del privato, cerca un approdo sicuro e confortevole proprio in uno di quei luoghi che certamente non possono definirsi privati: Istituto Superiore di Sanità o Direttore Generale nelle Aziende del S.S.N.
Questa brutta storia dà prova dello spessore umano ed etico di certi personaggi e il decadimento morale e sociale del nostro Paese cercato e voluto da una classe Politica votata solo alla salvaguardia del potere finanziario e affaristico, ma questa è tutta un’altra storia……


                                                                          
                                              Massimiliano Gesmini
                          Coordinatore Nazionale U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I. 


             

                             




mercoledì 13 novembre 2013

UNA STORIA ITALIANA/ Lo strano ‘caso’ del Primo Capitano Mario Martinez che la Croce rossa italiana si rifiuta di richiamare in servizio



 IL PROTAGONISTA DI QUESTA VICENDA NON E’ RIUSCITO AD AVERE RICONOSCIUTO I PROPRI DIRITTI NONOSTANTE IL TAR LAZIO E IL CONSIGLIO DI STATO GLI ABBIANO DATO RAGIONE. FORSE DIETRO QUESTA INGIUSTIZIA DAL SAPORE KAFKIANO SI POTREBBERO  CELARE ‘INFESTAZIONI MASSONICHE’…



Veniamo brevemente ai fatti.  
Il primo capitano Mario Martinez è stato per anni ufficiale del corpo militare della Croce rossa italiana (Cri). Corpo formato da militari volontari, come del resto quasi tutto l’organico della Cri, In questo ruolo ha svolto compiti di grande responsabilità e con successo, tanto da meritare formale elogio per il servizio prestato. 


Quella che qui raccontiamo non è una novità perché si di una storia che si trascina da una decina d’anni. La sua originalità è proprio in questo trascinarsi senza conclusione per un lungo periodo, senza che vi sia un motivo apparente, tranne la dichiarazione del presidente della Croce Rossa italiana, Francesco Rocca, secondo la quale il Primo Capitano Mario Martinez faceva parte di una corrente clientelare all’interno della Cri, sistema che egli ora combatte.
Quanto precede è la sintesi di un caso che non ha altre spiegazioni, ma che ha tenuto impegnati il Tribunale amministrativo del Lazio ed il Consiglio di Stato nel tentativo di dirimere una lunga controversia amministrativa e giudiziaria. Al fine di richiamare in servivio il suddetto capitano Martinez, messo in congedo d’ufficio nel settembre 1991.
Tuttavia dalla data del suo congedo non è mai più stato richiamato in servizio, fatta eccezione per un breve incarico – tra il giugno e il luglio 2003 – presso l’ospedale di Bagdad in occasione del conflitto in Iraq.
Nonostante due richieste formali da parte dei Comitati Cri di Parma e di Bari, i quali in forza di una circolare del Comitato centrale Cri, avessero chiesto nominativamente l’assegnazione ai loro servizi il capitano Martinez, il commissario della Croce Rossa non ha mai risposto a tale richiesta e del richiamo in servizio del Nostro non se n’è fatto nulla.
La questione presenta oscuri motivi di esclusione ad personam, in quanto negli oltre dieci anni di cui è segnata tutta questa vicenda, di richiami in servizio, anche di militari in congedo, ve ne sono stati tanti. Né vale la scusa di appartenenza ‘clientelare’ del Mertinez addotta dal presidente di Cri, in quanto lo stesso informa che egli ha chiamato in servizio ed assunto in via definitiva soltanto i precari che prestavano servizio presso l’Associazione Cri. Come se i precari fossero li in forza di un concorso pubblico regolarmente superato e non perché chiamati nominativamente in forza di qualche segnalazione personale! Altrimenti non si spiegherebbe il loro status di precari.
Questa circostanza fa giustizia della pretestuosità della dichiarazione del presidente di Cri sulla lotta al clientelismo. Forse a quello degli altri!
Il capitano Martinez, che in quanto a combattività appare abbastanza deciso, a fronte di questa immotivata ed ostinata esclusione ha intrapreso un’insistente battaglia giudiziaria che lo ha visto vittorioso in ogni sede della Giustizia amministrativa, dal Tar del Lazio – sezione 3^ quater – al Consiglio di Stato, il quale con sentenza 2141/12 ha affermato che “l’Ente aveva proceduto negli anni ad assumere personale nelle ipotesi e nelle aree geografiche in cui aveva negato di avere effettuato richiami e che nel periodo 2005-2010 aveva effettuato numerosissimi richiami (circa 370) in sostanziale assenza di criteri univoci e prefissati”.
In altri termini, aveva mentito e quale ente di diritto pubblico aveva operato con discrezionalità e senza procedure di rilievo pubblico. Per queste ragioni il ricorso della Cri a ben due sentenze del Tar del Lazio (quella del 2010 n.38855 e quella del 2012 n.236) veniva rigettato e pertanto l’ente veniva condannato al pagamento delle spese processuali.
Per effetto di questa sentenza il Consiglio di Stato emetteva un’ordinanza tesa ad indennizzare il capitano Martinez dei danni subiti ed il Prefetto di Roma, nel dare seguito all’ordinanza, nell’agosto di quest’anno, nominava un commissario ad acta affinché provvedesse di conseguenza. Cosa questa che, pare, sia già avvenuta, ma che al capitano Martinez interessa poco.
Infatti, la sua determinazione è orientata ad essere richiamato in servizio in quanto fisicamente efficiente ed intellettualmente lucido. Uno dei paradossi di questa vicenda è appunto questo: la legislazione italiana in materia di pensioni tende ad aumentare oltremisura l’età in cui matura il diritto alla quiescenza, nel caso del capitano Martinez, benchè il Nostro sia in perfetta efficienza fisica e psichica, deve rimanere in congedo per forza. Ma guarda un po’ quali stranezze la vita ci riserva!
Ancora un’ultima stranezza da segnalare su questo caso. Lattuale presidente della Croce rossa italiana, l’avvocato Francesco Rocca, è stato nominato del governo Berlusconi, quindi si potrebbe pensare che al fondo dell’ostinata resistenza al richiamo periodico in servizio del capitano Mario Martinez potrebbero esserci ragioni politiche. Alla luce dei fatti, però, la questione sembra non essere di questa natura.
Infatti, la vicenda Martinez ha attraversato gestioni dell’ente Cri di diverso colore politico e amministrativo. Qualunque sia stato l’orientamento degli amministratori dell’Ente il risultato della vicenda Martinez non è mai cambiato. Niente niente, come si usa dire dalle nostre parti, la faida anti-Martinez va magari ricercata nell’apparato amministrativo della Croce Rossa Italiana?
Non sarebbe il primo caso dell’influenza nefasta di massonerie interne agli apparati pubblici che ne determinano gli orientamenti senza mai apparire e, purtuttavia, ne condizionano le gestioni. E poiché sono organizzazioni segrete le loro influenze sono difficili da individuare e da indagare.
Una questione non secondaria è la privatizzazione di Croce rossa italiana. A decorrere dall’inizio del prossimo anno Cri sarà un’associazione privata e da quella data la sua gestione non sarà più, amministrativamente parlando, sindacabile.
Ci viene, però, il dubbio che la sua attività sarà comunque finanziata col denaro pubblico: non si spiegherebbe altrimenti la sua funzione se non nello spirito del servizio pubblico. La domanda che avanziamo, pertanto, è la seguente: che senso ha questa privatizzazione che ci sembra volere assegnare alla Cri la stessa funzione della Rai, cioè una riserva destinata alla fruizione esclusiva in materia di reclutamento del personale, delle forniture da parte dei partiti, senza incorrere nei vincoli procedurali cui sono obbligati i soggetti pubblici?

Anche questa è una delle tante eredità lasciateci dallo sciagurato Governo Monti.