STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

La storia assurda del Maresciallo Lo Zito è in continua evoluzione e si cerca di aggiornarla continuamente.. i Provvedimenti dciplinari aumentano così come i Trasferimenti.. Il Blog contiene numerosissimi articoli e documenti scaricabili a prova dei fatti che vengono denunciati.. basta sfogliare le numerose pagine per rendersi cono...
BUONA LETTURA

mercoledì 13 novembre 2013

UNA STORIA ITALIANA/ Lo strano ‘caso’ del Primo Capitano Mario Martinez che la Croce rossa italiana si rifiuta di richiamare in servizio



 IL PROTAGONISTA DI QUESTA VICENDA NON E’ RIUSCITO AD AVERE RICONOSCIUTO I PROPRI DIRITTI NONOSTANTE IL TAR LAZIO E IL CONSIGLIO DI STATO GLI ABBIANO DATO RAGIONE. FORSE DIETRO QUESTA INGIUSTIZIA DAL SAPORE KAFKIANO SI POTREBBERO  CELARE ‘INFESTAZIONI MASSONICHE’…



Veniamo brevemente ai fatti.  
Il primo capitano Mario Martinez è stato per anni ufficiale del corpo militare della Croce rossa italiana (Cri). Corpo formato da militari volontari, come del resto quasi tutto l’organico della Cri, In questo ruolo ha svolto compiti di grande responsabilità e con successo, tanto da meritare formale elogio per il servizio prestato. 


Quella che qui raccontiamo non è una novità perché si di una storia che si trascina da una decina d’anni. La sua originalità è proprio in questo trascinarsi senza conclusione per un lungo periodo, senza che vi sia un motivo apparente, tranne la dichiarazione del presidente della Croce Rossa italiana, Francesco Rocca, secondo la quale il Primo Capitano Mario Martinez faceva parte di una corrente clientelare all’interno della Cri, sistema che egli ora combatte.
Quanto precede è la sintesi di un caso che non ha altre spiegazioni, ma che ha tenuto impegnati il Tribunale amministrativo del Lazio ed il Consiglio di Stato nel tentativo di dirimere una lunga controversia amministrativa e giudiziaria. Al fine di richiamare in servivio il suddetto capitano Martinez, messo in congedo d’ufficio nel settembre 1991.
Tuttavia dalla data del suo congedo non è mai più stato richiamato in servizio, fatta eccezione per un breve incarico – tra il giugno e il luglio 2003 – presso l’ospedale di Bagdad in occasione del conflitto in Iraq.
Nonostante due richieste formali da parte dei Comitati Cri di Parma e di Bari, i quali in forza di una circolare del Comitato centrale Cri, avessero chiesto nominativamente l’assegnazione ai loro servizi il capitano Martinez, il commissario della Croce Rossa non ha mai risposto a tale richiesta e del richiamo in servizio del Nostro non se n’è fatto nulla.
La questione presenta oscuri motivi di esclusione ad personam, in quanto negli oltre dieci anni di cui è segnata tutta questa vicenda, di richiami in servizio, anche di militari in congedo, ve ne sono stati tanti. Né vale la scusa di appartenenza ‘clientelare’ del Mertinez addotta dal presidente di Cri, in quanto lo stesso informa che egli ha chiamato in servizio ed assunto in via definitiva soltanto i precari che prestavano servizio presso l’Associazione Cri. Come se i precari fossero li in forza di un concorso pubblico regolarmente superato e non perché chiamati nominativamente in forza di qualche segnalazione personale! Altrimenti non si spiegherebbe il loro status di precari.
Questa circostanza fa giustizia della pretestuosità della dichiarazione del presidente di Cri sulla lotta al clientelismo. Forse a quello degli altri!
Il capitano Martinez, che in quanto a combattività appare abbastanza deciso, a fronte di questa immotivata ed ostinata esclusione ha intrapreso un’insistente battaglia giudiziaria che lo ha visto vittorioso in ogni sede della Giustizia amministrativa, dal Tar del Lazio – sezione 3^ quater – al Consiglio di Stato, il quale con sentenza 2141/12 ha affermato che “l’Ente aveva proceduto negli anni ad assumere personale nelle ipotesi e nelle aree geografiche in cui aveva negato di avere effettuato richiami e che nel periodo 2005-2010 aveva effettuato numerosissimi richiami (circa 370) in sostanziale assenza di criteri univoci e prefissati”.
In altri termini, aveva mentito e quale ente di diritto pubblico aveva operato con discrezionalità e senza procedure di rilievo pubblico. Per queste ragioni il ricorso della Cri a ben due sentenze del Tar del Lazio (quella del 2010 n.38855 e quella del 2012 n.236) veniva rigettato e pertanto l’ente veniva condannato al pagamento delle spese processuali.
Per effetto di questa sentenza il Consiglio di Stato emetteva un’ordinanza tesa ad indennizzare il capitano Martinez dei danni subiti ed il Prefetto di Roma, nel dare seguito all’ordinanza, nell’agosto di quest’anno, nominava un commissario ad acta affinché provvedesse di conseguenza. Cosa questa che, pare, sia già avvenuta, ma che al capitano Martinez interessa poco.
Infatti, la sua determinazione è orientata ad essere richiamato in servizio in quanto fisicamente efficiente ed intellettualmente lucido. Uno dei paradossi di questa vicenda è appunto questo: la legislazione italiana in materia di pensioni tende ad aumentare oltremisura l’età in cui matura il diritto alla quiescenza, nel caso del capitano Martinez, benchè il Nostro sia in perfetta efficienza fisica e psichica, deve rimanere in congedo per forza. Ma guarda un po’ quali stranezze la vita ci riserva!
Ancora un’ultima stranezza da segnalare su questo caso. Lattuale presidente della Croce rossa italiana, l’avvocato Francesco Rocca, è stato nominato del governo Berlusconi, quindi si potrebbe pensare che al fondo dell’ostinata resistenza al richiamo periodico in servizio del capitano Mario Martinez potrebbero esserci ragioni politiche. Alla luce dei fatti, però, la questione sembra non essere di questa natura.
Infatti, la vicenda Martinez ha attraversato gestioni dell’ente Cri di diverso colore politico e amministrativo. Qualunque sia stato l’orientamento degli amministratori dell’Ente il risultato della vicenda Martinez non è mai cambiato. Niente niente, come si usa dire dalle nostre parti, la faida anti-Martinez va magari ricercata nell’apparato amministrativo della Croce Rossa Italiana?
Non sarebbe il primo caso dell’influenza nefasta di massonerie interne agli apparati pubblici che ne determinano gli orientamenti senza mai apparire e, purtuttavia, ne condizionano le gestioni. E poiché sono organizzazioni segrete le loro influenze sono difficili da individuare e da indagare.
Una questione non secondaria è la privatizzazione di Croce rossa italiana. A decorrere dall’inizio del prossimo anno Cri sarà un’associazione privata e da quella data la sua gestione non sarà più, amministrativamente parlando, sindacabile.
Ci viene, però, il dubbio che la sua attività sarà comunque finanziata col denaro pubblico: non si spiegherebbe altrimenti la sua funzione se non nello spirito del servizio pubblico. La domanda che avanziamo, pertanto, è la seguente: che senso ha questa privatizzazione che ci sembra volere assegnare alla Cri la stessa funzione della Rai, cioè una riserva destinata alla fruizione esclusiva in materia di reclutamento del personale, delle forniture da parte dei partiti, senza incorrere nei vincoli procedurali cui sono obbligati i soggetti pubblici?

Anche questa è una delle tante eredità lasciateci dallo sciagurato Governo Monti.

lunedì 28 ottobre 2013

Il capitano “dimenticato” dalla CRI


Il Cap. Mario Martinez

 PALERMO – Iscritto ai ruoli degli ufficiali della Croce Rossa Italiana dall’11 novembre 1983, richiamato in servizio fino al 1991 e poi posto in congedo senza un apparente motivo, ad eccezione di una breve parentesi tra il giugno e il luglio 2003: è la vicenda del capitano Mario Martinez, dipendente della CRI, ente di diritto pubblico che svolge la sua attività sul territorio italiano grazie a oltre 150.000 dipendenti volontari e soci attivi e 5000 dipendenti e che, per obbligo, deve richiamare periodicamente in servizio tutto il personale militare, per riassegnarlo in modo ciclico ai comitati provinciali della stessa.
Eppure, nonostante i servizi prestati sino al 1991 e gli incarichi di responsabilità ricevuti, il capitano Mario Martinez non è più rientrato al lavoro. “Dimenticato” dall’amministrazione della CRI, Martinez comincia così nel 2004 a presentare delle istanze per chiedere di essere riammesso in servizio. Parallelamente, anche i direttori dei Comitati di Parma e Bari, in ottemperanza a quanto richiesto dal Comitato centrale di indicare i nominativi dei soggetti da richiamare, avevano indicato Martinez come scelta preferenziale. Ma tutte le istanze inoltrate alla Cri in quell’occasione furono evase. E’ nel 2006, così, che inizia un lungo contenzioso volto ad accertare la legittimità del congedo al quale Martinez era stato sottoposto, e che si protrae fino ad oggi.
A spiegare la vicenda giudiziaria che ha come protagonista il capitano Martinez e a cercare di trovarvi soluzione, interviene anche un’interrogazione parlamentare presentata il 24 febbraio 2011 al Ministero della Difesa, da parte dei deputati Idv Donadi, Palagiano e Di Stanislao. “Alla formale richiesta di spiegazione circa l’esclusione del richiamo in servizio del Martinez – si legge nell’interrogazione – la Croce rossa, nel 2007, rispondeva, in quanto ‘costretta’ da una sentenza del TAR del Lazio, che il richiamo non era stato operato in quanto i Comitati provinciali non avevano a suo tempo eseguito correttamente le procedure”. Il Tar del Lazio, in quell’occasione, chiarisce che i comitati provinciali CRI avevano eseguito le procedure, e si rilevava da parte della medesima CRI, abuso di potere e violazione dell’articolo 97 della Costituzione.
Ma non finisce qui. Secondo quanto stabilito da un’ordinanza commissariale del 2009, la Cri continua a richiamare sempre lo stesso personale. Con propria sentenza, però, il 30 settembre 2009 il Tar accoglie il ricorso di Martinez chiedendo alla Cri il suo reinserimento in servizio. L’anno successivo, in data 28 dicembre 2010, il capitano vince nuovamente un ricorso presentato al Tar, che stabilisce il richiamo il suo richiamo in servizio e il pagamento delle spese legali alla Cri. Nel 2011 la Cri impugna la sentenza che, però, viene rigettata. E nello stesso anno un’ulteriore sentenza del Consiglio di Stato del 2012 obbliga la Cri ad ottemperare a quanto previsto delle sentenze del 2010 e del 2012. Una porta girevole, dunque, che sembrerebbe portare sempre al punto di partenza.
Una vicenda ingarbugliata e che ancora oggi non trova soluzione. A spiegare i contorni intorno ai quali si muove attualmente l’Odissea che ha come protagonista Martinez, è l’avvocato Sabina Raimondi. “Si tratta di una vicenda molto particolare – spiega – e che ancora oggi aspetta una risoluzione definitiva. Dopo l’ennesimo giudizio di esecuzione, il 6 febbraio 2012 Mario Martinez viene rimesso in servizio. Il 23 febbraio, però, è già fuori”. L’avvocato precisa, poi, di aver già vinto la fase cautelare in domanda del congedo del capitano ma che si attende la sentenza definitiva. “Martinez, a detta della CRI, era stato congedato dopo meno di venti giorni per un provvedimento disciplinare, ma noi abbiamo impugnato anche questo. La situazione adesso è in sospeso. Attendiamo la sentenza che andrà in decisione il 6 novembre”. “Di certo – conclude la Raimondi – un principio acclarato è che tutti i dipendenti devono essere richiamati”.

venerdì 4 ottobre 2013

CON LE MANI NELLA MARMELLATA…




Ormai conosciamo, come le nostre tasche, il signor R., tanto da arrivare a prevederne le mosse; e puntualmente, oggi, si è verificato quello che ci aspettavamo.
La convulsa giornata di ieri, conclusasi con il ritiro dell’emendamento da parte del Senatore Pagliari (lo stesso che lo aveva presentato), ha messo in piazza l’ennesimo tentativo (per ora fallito), di gabbare i Lavoratori della C.R.I. Ormai le modalità sono ben conosciute e, stancamente, prevedibili; quando un Esecutivo (di qualsiasi colore esso sia) si trova in un momento di difficoltà o è in procinto di cadere, ecco che improvvisamente i soliti “monelli” della C.R.I., si mettono immediatamente all’opera organizzando il solito colpo di mano.
La stangata era ben congeniata; hanno utilizzato un inconsapevole Senatore della Repubblica al quale hanno consegnato una proposta emendativa che, senza dilungarsi troppo in chiacchiere, accelerava la “scomparsa” di tutti i ns. precari e poneva in mobilità, senza nessun percorso garantito, gran parte del personale a tempo indeterminato.
Appena venuti a conoscenza di questa manovra carbonara i Lavoratori, attraverso l’invio di mail dedicate, hanno invaso la posta del Sen. Pagliari per farlo desistere dal presentare l’emendamento truffa.
Tra questa mail era presente anche quella del sottoscritto; una mail molto piccata nei confronti dell’ignaro Senatore, ma che cercava di metterlo in guardia sui risolti negativi che avrebbe comportato l’approvazione dell’emendamento che portava il suo nome; nulla di più, nulla di meno.
Dato che questa mail è stata inoltrata a nome dell’Unione Sindacale di Base, come di solito, ne abbiamo riportato testimonianza sul profilo Facebook U.S.B.-C.R.I. dichiarando esplicitamente che la nostra mail era “una tra le tante” inoltrate al Sen. Pagliari.
È chiaro che l’intervento dei Lavoratori non è stato il solo; anche le altre parti sociali, accumunate dall’interpretazione negativa dell’emendamento, hanno fatto la loro parte.
 
Ma veniamo agli eventi odierni. R., preso con le mani nella marmellata e furente per il mancato colpo di mano, cosa pensa bene di fare? Di prendersela con la nostra Organizzazione Sindacale per la mancata approvazione dell’emendamento!!!
Ormai è diventato una macchietta, divenendo più prevedibile di un bambino di 5 anni. In parte ce lo aspettavamo, ma che arrivasse a convincersi (convincendo molti altri stolti), che si potesse far cancellare un emendamento con una semplice mail, ha veramente del ridicolo!!
È talmente accecato dall’odio nei confronti della nostra Organizzazione (alla faccia dei 7 principi), che nemmeno si rende più conto di quello che dice. 
Ci riempie di orgoglio pensare che R. ci reputi così importanti e potenti, tanto da avere un’influenza cosi forte sulle Istituzioni.
Ma noi voliamo molto più bassi e non ci arroghiamo poteri che non abbiamo; se, allo stato attuale, potessimo disporre di tali mezzi, di sicuro oggi qualcuno si troverebbe a lavorare con un contratto a tempo determinato (così proverebbe cosa significa), all’interno di una miniera del Sulcis (con tutto il massimo rispetto per i minatori di quella Regione).
Poi, come se non bastasse, in fretta e furia convoca tutte le OO.SS. e il C.O.C.E.R. per cercare di “confezionarci” qualche ridicola giustificazione a quanto è successo ieri al Senato tranquillizzando tutti sulla bontà dell’emendamento e sulle buone intenzioni circa la modifica del Decreto 178/12.
Come spesso ci accade, ci assalgono dei dubbi: ma se era convinto dell’efficacia di questo emendamento, perché non lo avrebbe condiviso prima con le OO.SS.? Quale migliore occasione per dimostrare (almeno per una volta) la buona volontà di fornire garanzia a tutti i Lavoratori?
E invece no, perché il progetto era ben altro! Ma anche questa volta gli è andata male, perché le parti sociali e i Lavoratori hanno ben vigilato, rintuzzando quest’ennesima porcata!
La U.S.B., domani, non prenderà parte all’incontro perché ritiene inutile e dannoso continuare a legittimare un’Amministrazione che, sulle questioni che riguardano la c.d. “riforma” della C.R.I. ha, da sempre, dimostrato nei fatti di voler procedere senza coinvolgere le parti sociali tentando spesso (e ieri ne è stata un’ulteriore prova) colpi di mano con il preciso intento di sbarazzarsi, il più in fretta possibile, dei Dipendenti.
Riteniamo sacrosanto il diritto di individuare un interlocutore affidabile e onesto con cui aprire un confronto che porti alla sospensione degli effetti del Decreto 178/12.
La U.S.B., come già comunicato nel mese di luglio e in attesa di unirsi ad altri soggetti sindacali, comunica la programmazione di una Manifestazione sotto il Ministero della Salute da tenersi, con molta probabilità, alla fine della prossima settimana.
Quanto prima comunicheremo i soggetti partecipanti e la data definitiva.










mercoledì 2 ottobre 2013

L’ENTITÀ OCCULTA E GLI SPRECHI AI TEMPI DI R.




 Da questa Amministrazione ci si poteva aspettare di tutto, ma venire a conoscenza che in questi cinque anni qualcuno abbia potuto gestire la C.R.I. “senza nemmeno avere a disposizione le carte necessarie” è davvero singolare.
Questa dichiarazione, come sicuramente affermerebbe il sig. R., potrebbe essere il frutto di una nostra sterile polemica; ma non è così. È il 12 settembre 2013, quando dalle colonne del giornale online “La Notizia” (Giornale.it) esce un articolo a firma del giornalista Andrea Koveos intitolato “Croce Rossa ridotta in barella. L’emorragia degli sprechi”. Leggendo attentamente questo articolo, ci si rende conto di una affermazione (ad oggi mai smentita dall’interessato), che lascerebbe supporre che l’allora commissario, ed oggi presidente C.R.I., abbia gestito una emergenza finanziaria senza conoscere le carte! Che ci si sia affidati ad una chiromante? Oppure si è utilizzata una sfera di cristallo? Strano, però, che in tutto questo tempo (soprattutto dopo le vergognose Relazioni della Corte dei Conti), ci si è sperticati ad osannare il lavoro fatto proprio sui bilanci, che di carte si nutrono.
Ora la domanda è d’obbligo: se il signor R. non ha mai avuto a disposizione i documenti necessari per gestire l’Ente, chi lo ha fatto al suo posto? E con quali carte?
Nell’articolo de “La Notizia” ci sono altre stranezze o, per meglio dire, si rincorrono vecchi adagi che sono alla base dell’approvazione del Decreto 178/12; l’elevato costo del Personale.
Questa menzogna viene riproposta a intervalli regolari (o ad orologeria per dirla alla B.) e sempre in momenti particolari, come a voler ricordare a qualcuno che tutto quello che è accaduto in questi anni alla C.R.I. è responsabilità dei Lavoratori.
Il giornalista (imbeccato ad arte?) ripropone degli aspetti già trattati dal Magistrato della Corte dei Conti che si è occupato (per nostra disgrazia) di relazionare sulla gestione degli ultimi 5 anni.
Basta andarsi a rileggere quanto abbiamo scritto nel comunicato “Per chi parteggia la Corte dei Conti”, per persuadersi di cosa siano stati capaci pur di arrivare a privatizzare la C.R.I.
Il linguaggio usato è lo stesso di chi, in questi anni, ci ha propinato la necessità di privatizzare la C.R.I. con argomentazioni mendaci e opportunistiche utilizzando, strumentalmente, le risultanze di due Relazioni della Corte dei Conti sulla cui genuinità, nutriamo forti sospetti.
Ma la verità è un’altra, ed è arrivato il momento di affermarla senza aver paura di essere smentiti.
Tutta questa messinscena, durata cinque lunghissimi anni, aveva una finalità ben precisa; costituire il tanto vituperato modello S.I.S.E. su scala nazionale.
Le assunzioni selvagge di Soci elettori (attraverso l’utilizzo di Società Interinali e/o di Servizi) iniziate appena dopo l’approvazione del Decreto 178/12, dimostra la volontà, non di essere svincolati da lacci e lacciuoli imposti da una Pubblica Amministrazione, ma di avere le mani libere su assunzioni di amici degli amici senza controllo alcuno (e con il via libera dato dall’Ordinanza Presidenziale n.0260-13 del 19/07/2013). 
Le prove generali sono in corso da tempo; molti dei Soci elettori hanno già messo più di un piede dentro l’ancora Ente Pubblico pensando di trovarsi già all’indomani della notte di S. Silvestro del 2013. 
Tutto ciò sta avvenendo con il colpevole silenzio/assenso del Direttore Generale, dei Capi Dipartimento, dei Dirigenti e dei Funzionari, conniventi e assoggettati al presidente nazionale e ai presidenti insistenti su tutto il territorio nazionale. 
La creazione di nuovi posti di lavoro, per un’Organizzazione Sindacale come la nostra, dovrebbe essere un segnale positivo soprattutto se vissuta in un contesto critico come quello che sta vivendo il nostro Paese; ma, con tutta la buona volontà, non riusciamo ad esultare per questi risultati. La spiegazione è presto data; non ci piace perché questa manovra è fatta sulle spalle di Lavoratori pubblici che hanno decine e decine di anni di servizio in C.R.I. e che per colpa di questa canagliata, rischiano di perdere il posto di lavoro. Ma cosa ancor più paradossale è che, fino ad oggi, noi Dipendenti siamo stati additati come coloro che lavoravano in uno “stipendificio” o che eravamo figli di nonni, zii, padri, e parenti vari, già impiegati in C.R.I.; ora questi nuovi assunti, che paternità hanno?? Chi vi scrive è figlio (orgoglioso e grato) di un Dipendente C.R.I., deceduto per causa di servizio all’età di 51 anni. Così come me, decine e decine di Lavoratori che si differenziano dalle recenti assunzioni selvagge da un particolare, che per alcuni potrebbe risultare insignificante; l’aver partecipato ad un concorso pubblico e averlo superato! Queste assunzioni, invece, da cosa sono giustificate? A carico di chi sono queste nuove assunzioni? Prima di reclutare tutto questo personale, si è provveduto a verificare se si potesse utilizzare personale già in servizio (sia a tempo indeterminato, determinato e appartenente al Corpo Militare)? A tutte queste domande l’U.S.B. sta cercando di dare delle risposte attraverso una serie di documenti richiesti ai sensi della Legge 241/90 ma, a meno di 15 gg. dalla scadenza dei termini di Legge, dalla C.R.I. silenzio assoluto. A questo punto è lecito chiedersi a chi fosse rivolto il titolo dell’articolo del giornalista Koveos: sono i Dipendenti (già retribuiti con il finanziamento proveniente dello Stato) o sono queste assunzioni selvagge a determinare “L’emorragia degli sprechi”? Ma i veri sprechi non sono quelli faziosamente descritti dal giornalista de “La Notizia”; molti soldi pubblici sono stati gettati alle ortiche con una condotta suicida e masochista, votata al perseguimento di vendette personali e inutili meschinità. È il caso del “nostro” Capitano del Corpo Militare C.R.I., Mario Martinez. Del collega (perché una Sentenza ha ribadito definitivamente che di questo si tratta), ci siamo già occupati in altri comunicati, sempre per motivi connessi alla sua surreale querelle con questa Amministrazione C.R.I. Senza dilungarci troppo sulle estenuanti traversie vissute dal Martinez per i Tribunali di mezza Italia, possiamo affermare, con estrema certezza, che egli incarni, suo malgrado, il più vistoso sperpero di denaro pubblico perpetrato dalla C.R.I. in questi ultimi anni. Sostanzialmente, il Cap. Martinez ha avanzato giuste pretese in ordine ad un richiamo in servizio mai arrivato, ma di cui il Tribunale ha sancito la legittimità della richiesta. In un Paese normale e in una Amministrazione guidata da persone di buon senso e scrupolose, la prima cosa da fare sarebbe stata dare seguito a quanto ordinato dai Tribunali (Consiglio di Stato incluso).
Invece in C.R.I. cosa succede? Che ostinatamente e senza alcun appiglio giuridico, ci si oppone fino allo sfinimento arrivando anche allo spergiuro (come ha evidenziato il Consiglio di Stato nella Sentenza n. 2141 del 20/03/2012).
Tutte queste ostilità a cosa hanno portato? A buttare soldi pubblici in inutili, quanto dannosi, contenziosi.
Ma non ci si è limitati a questo. Il Capitano, a seguito di queste Sentenze, ha visto soddisfatte anche le sue pretese economiche ottenendo dalla C.R.I. le retribuzioni per anni di mancati richiami, pur rimanendo tranquillamente seduto nella poltrona della sua casa.
Ma anche qui, l’ineffabile Amministrazione della C.R.I., cosa combina? Che sbaglia i conti (non gliene va proprio bene una!) ed è costretta a subire un’altra umiliazione vedendosi imposto un Commissario ad acta (la Dott.ssa Raffaela Moscarella) con Deliberazione n. 1 del 09/08/2013 emanata dal C.d.S.
Tanto per rendere l’idea, un Commissario ad acta costa bei quattrini (oltre alle spese processuali) e sono sempre e solo soldi dei contribuenti (cioè nostri).
Il paradosso è che la C.R.I. non ottempera alle Sentenze passate in giudicato, e i ricorrenti, per ottenere giustizia sono costretti a farsi nominare un Commissario ad acta.
Ma come, la nostra “Direttora” viene nominata per fare il Commissario ad acta all’Ospedale di Tagliacozzo (non ci interessa se abbia accettato o meno) e noi ne facciamo venire uno dall’esterno?? Non sarebbe stato meglio ottemperare alle Sentenze senza buttare soldi dei contribuenti?
Viene quasi da pensare ad una persecuzione orchestrata ai danni del Martinez; perché tanto accanimento per una persona che nemmeno si conosce? Quali sono i motivi che spingono il signor R. a non richiamare il Capitano Martinez? Che sia una sorta di “razzismo” regionale ai danni del Militare palermitano (avrebbe avuto più fortuna se fosse stato laziale o abruzzese)? Oppure il Martinez è a conoscenza di qualcosa di importante, tanto da costringere la C.R.I. a tenerlo lontano dalle sue sedi?
Di certo un’ulteriore brutta storia che rivela che gli sprechi son ben altri e non quelli che la stampa, le Istituzioni e la stessa C.R.I. vogliono farci credere. Le stesse cause degli incentivi e delle stabilizzazioni, se trattate con oculatezza, avrebbero fatto risparmiare alle casse dello Stato una valanga di denaro.
Chi pagherà per tutto questo? Chi è il colpevole di questo scempio?
Noi un sospetto c’è l’abbiamo; vuoi vedere che è lo stesso manovratore che non ha messo a disposizione le carte per il signor R.?
Ai posteri l’ardua Sentenza……..

                                                  




    

martedì 7 maggio 2013

L'ORGOGLIO DI ESSERE CONTRO !!






L'ORGOGLIO 

DI ESSERE CONTRO...




Non c”è niente da fare, è più forte di lui e ci è cascato un”altra volta. 
Dal suo “sfogatoio virtuale”prediletto [il social network Facebook), il presidente C.R.I., bramoso di consensi e sensibile alle lusinghe dei propri sudditi, ha nuovamente lanciato strali contro questa Organizzazione Sindacale scrivendo... . «Verranno momenti difficili ma tutti insieme, volontari e dipendenti, ce la faremo. Isolando sempre più i malfattori, i bugiardi e quell'unica Sigla Sindacale, che ormai isolata, continua a gettar fango sull'operato dell'Amministrazione e panico tra i lavoratori. 
La mistificazione non è mai un buon viatico per raccogliere consensi. Verita e capacita propositiva pagano sempre».
Pur non essendo nominati direttamente [e avendo ricevuto solo parte dei concetti espressi dall”Avv. Rocca), ci piace pensare che questo bel pensiero sia a noi rivolto.
Per la prima volta ci sentiamo in dovere di ringraziare il Presidente C.R.I.  ( questa volta si è meritato la P maiuscola ) !!



Infatti, quale migliore forma di pubblicità potevamo trovare (tra i Lavoratori) se non quella del Presidente Nazionale quando afferma che la nostra Organizzazione, di fatto, è l”unica che contrasta questa Amministrazione e le sue scelte scellerate?

Ci dispiace per i colleghi delle altre Sigle a cui è stata loro malgrado affibbiata l'etichetta di “Sindacato amico” con cui, magari, condividere percorsi nefasti per i lavoratori.

A questo punto sarebbe opportuno che ognuno di loro esprimesse ufficialmente la propria posizione in merito alle dichiarazioni del presidente nazionale, posizione che, in questa fase critica, sappiaino molto più coincidente di quanto, faziosainente, il presidente voglia far credere. Il nostro presunto isolamento è una sua recondita aspirazione che nasconde, invece, una malcelata paura di scontrarsi con un fronte sindacale unito e compatto contro tutte le sciagurate misure messe in atto da questa Amministrazione.

L”ultima, in ordine di tempo, riguarda l'impoverimento, di svariati milioni di euro, del Fondo per produttività 2012; con il solito atto unilaterale [che riteniamo illegittimo), il presidente C.R.I. ha deciso di pagare i debiti prodotti da questa Amministrazione con i soldi dei Lavoratori.
Ora, il presidente nazionale può affermare tutto quello che ritiene più opportuno contro questa Organizzazione Sindacale [nella illusoria speranza di trovare conforto in quattro poveri cristi che ancora gli danno credito), ma i suoi insensati proclanli non ci faranno fare nessun passo indietro rispetto a questa Amministrazione; sianlo consapevoli di essere nel giusto e non ci faremo intimidire da nessuno!
Contiaino nella più ampia condivisione di obiettivi e percorsi di lotta che mirino a ristabilire quante più garanzie possibili per tutti i Lavoratori e le loro fainiglie cosi duramente colpite nelle loro aspettative future.
Per concludere, vorremmo invitare questo presidente a lanciarsi più frequentemente in queste uscite che rafforzano la nostra posizione e la nostra visibilità nei confronti dei Lavoratori e per farlo vorremmo usare uno slogan che va per la maggiore tra i suoi discepoli:
AVANTI PRESIDENTE...  .ci faccia un altro regalo!!




lunedì 6 maggio 2013

Troppi contenziosi andati male?

A PRESCINDERE DALLA LEGITTIMITA' DI QUANTO CONTENUTO IN QUESTE DUE PAGINE (CHE VERRA' VALUTATA IN APPOSITA SEDE), QUESTA NOTA HA CAUSATO UN NOTEVOLE DECREMENTO DEL FONDO PER LA PRODUTTIVITA' ANNO 2012. 
LE RISORSE SOTTRATTE (SVARIATI MILIONI DI EURO) RICADRANNO SUI BILANCI DELLE FAMIGLIE DI TUTTO IL PERSONALE (SIA DI RUOLO CHE PRECARIO). 
IL BELLO CHE NOI CREEREMMO PANICO TRA I LAVORATORI ALTRI, INVECE, LI AFFAMANO.....

Massimiliano Gesmini U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.




sabato 27 aprile 2013

LA PREDA E IL PIANTO DEL COCCODRILLO..

LA PREDA (IL C.E.M.) 
E IL PIANTO DEL COCCODRILLO



Il 17 aprile u.s., si è tenuto un incontro tra i Vertici della C.R.l. (oltre i nazionali erano presenti anche quelli del territorio laziale) e tutte le OO.SS.
Si pensava che dal quel tavolo di confronto, viste le crescenti emergenze economico-occupazionali dei Dipendenti della C.R.I., potessero scaturire delle soluzioni che ponessero fine ad una ridda di voci incontrollate circa le questioni riguardanti il Decreto, la stabilizzazione dei precari, il destino di alcuni Servizi [vedi il C.E.M. di Roma) e la i situazione finanziaria dell”Ente.
Ma, come è abitudine di questa Amministrazione, le attese sono state vanificate dal solito atteggiamento arrogante del presidente che, quando gli eventi volgono al peggio, non trova meglio da fare che prendersela con i Sindacati rei, secondo una sua logica contorta, di averlo lasciato solo (sigh) contro tutto e tutti; ma si sa, la colpa è sempre degli altri.
Peccato che dimentica (o fa finta di dimenticare) che gli eventi che hanno portato alla stesura dei due Decreti, hanno visto le OO.SS. messe al di fuori da ogni possibile condivisione e programmazione delliimpianto del Piano di riordino previsto per la C.R.I.
Come dimentica di aver “istruito” a dovere tutti quei “suoi” Commissari (ora divenuti presidenti) che hanno, con la rabbiosa connivenza di “fedeli” e rampanti dirigenti e funzionari, portato avanti politiche di ristrutturazione di Comitati, Unità, Uffici e Servizi senza (anche in questo caso) coinvolgere le parti sociali.
Ma ormai conosciamo il soggetto e, per nostra fortuna, siamo vaccinati contro le sue plateali sceneggiate commiserevoli, che, nei fatti, hanno comportato lo stravolgimento della vita di migliaia di lavoratori e le loro fa.miglie.
Abbia_mo, volutamente, rimandato di fare un report dettagliato di quella giornata perché convinti che, di lì a breve, ci sarebbe stata qualche brutta sorpresa; purtroppo siamo stati facili profeti...
Con una nota del 24 / O4 / 2013, il presidente del Comitato Provinciale di Roma, Flavio Ronzi, ha fredda_mente comunicato alle OO.SS. che, a seguito di un”ulteriore nota del direttore generale datata 18/O4/2013, il C.E.M. di Roma dal 1 giugno 2013, cessa di esistere
A distanza di appena 24 ore dall'incontro con le OO.SS. la direzione generale e la presidenza C.R.I., hanno radicalmente cambiato idea sul futuro del C.E.M.; infatti solo poche ore prima le prospettive enunciate davanti alle parti sociali, erano di contenuti assai diversi.
Sia Rocca che la Ravaioli avevano rappresentato la volonta di Croce rossa, di impegnarsi alfinché questo glorioso Centro rimanesse nelle disponibilita della stessa C.R.I.
Questo impegno (a detta del presidente Rocca) sarebbe stato legato, indissolubilmente, alla volonta della Regione Lazio di immettere risorse fresche [vil danaro) nelle casse disastrate del Comitato Provinciale di Roma.
Il fatto che si siano pronunciati solennemente in favore di un mantenimento della C.R.l. dei servizi erogati dal C.E.M., non ci aveva assolutamente convinti; abbiamo avuto la percezione che quelle parole nascondessero qualcosa di più grave che stava per abbattersi sulla storica struttura romana.
Perché non hanno detto la verità sul destino che incombeva sul C.E.M.? Cosa è cambiato, i.n meno di 24 ore, rispetto alle certezze espresse in sede di riunione con le parti sociali? Se già sapevano come sarebbe andava a finire, perché quella messinscena?
Vogliamo delle risposte chiare a questi quesiti; se fossero stati più leali, avremmo avuto la possibilità di trovare insieme delle soluzioni che potevano (e possono) salvare il C.E.M. di Roma.

Avremmo chiesto, per esempio, che la C.R.l. facesse di questo nobile Centro una propria mission cercando, anche attraverso finanziamenti privati o campagne di sensibilizzazione (vedere Trenta ore per la Vita), quei sostegni che, almeno fino ad oggi, la Regione Lazio non riesce a garantire, considerando il C. E.M. al pari di altri progetti lodevoli e condivisibili.
Questo avrebbe potuto dimostrare la volonta della C.R.I. di mantenere in vita il C.E.M. e i suoi operatori, restituendo linfa e tranquillità agli utenti e alle loro famiglie, in attesa delle decisioni della Regione Lazio.
È evidente, purtroppo, che questa volontà non c'ê. La inconsistenza politica e gestionale dei vertici nazionali e periferici unita al menefreghismo circa il destino di utenti e operatori, ha causato l'esito negativo di questa tragica vicenda.
L'infamia di questa, eventuale, chiusura macchierà indelebilmente l'onore e il prestigio di questa Associazione che si fregia di essere umanitaria!
Per quello che ci compete, metteremo in ca_mpo ogni utile iniziativa affinché si trovi una soluzione dignitosa per utenti e operatori che rischiamo di perdere, definitivamente, la “loro casa”.
Per dovere di cronaca e, soprattutto, per il rispetto dovuto ad altri lavoratori a rischio licenziamento, riportiamo quanto discusso nella riunione del 17 aprile u.s.
Questione Umbria; nell'inutilità di raccontare la grottesca figura fatta da chi inserisce un ordine del giorno senza ben conoscere la materia e i suoi risvolti, ci preme rilevare che, dopo aspro confronto, la C.R.I. si e impegnata a favorire la ricollocazione dei nostri colleghi (anche perché avviabili al processo di stabilizzazione).
Il problema umbro, momentaneamente risolto, ha avuto origine da una faziosa interpretazione dell'art. 6, comma 9 del Decreto 178.
Questa interpretazione volutamente restrittiva per i precari della C.R.I., ha messo in discussione tutte quei possibili scenari che rivestono caratteristiche simili a quelle dei colleghi dell'Umbria; da qui la necessità di far chiarezza, nel più breve tempo possibile, sull'interpretazione autentica dell”artico1ato.
La questione della stabilizzazione, pur non essendo in agenda, ha richiamato l'attenzione dei presenti in quanto le parole del presidente non hanno certamente portato conforto ad un possibile esito positivo dell'annosa vertenza.
Infatti, pur riferendo oli un sostanziale assenso da parte dei Ministeri a non opporsi ad una stabilizzazione degli aventi diritto, rimane aperta la questione sull”eventualità di una estensione del giudicato a cui gli stessi Ministeri sembrano aver negato ogni possibilità.
Su questa specifica materia, proporremmo a breve un confronto serrato con l”Amministrazione, perché convinti che la C.R.I. abbia fatto, fino ad oggi, poco o nulla per agevolare il riconoscimento di un Diritto autorevolmente sancito anche dalla Cassazione.
Stato dell'arte del Decreto 178 (Pammazza Lavoratori C.R.I.); come tutti ben sapevamo, l”iter del Decreto è al palo per l'owia conseguenza di un vuoto di potere derivante dall'assenza di un Esecutivo nel pieno delle sue funzioni.
Il presidente (con Pimmancabile, quanto scontato, sostegno del “nostro” direttore generale) ha espresso la necessita di chiedere una proroga per il Decreto che permettesse di porre in essere tutti quegli adempimenti (decreti attuativi), utili a definire il percorso di privatizzazione della C.R.I.
ln attesa di tale proroga, il presidente, coglierebbe l'occasione per riproporre al nuovo Esecutivo, l”impianto del vecchio Decreto con alcune modifiche che dovrebbero garantire una
continuità occupazionale a tutto il personale.
Situazione finanziaria e di cassa della C.R.I.; pur fregiandosi di aver messo in ordine ai bilanci, il presidente Rocca illustra che le risorse economiche del Comitato Centrale cominciano a scarseggiare.

Di qui il solito pianto: troppe cause seriali per gli incentivi pregressi dei precari, il finanziamento dello Stato ha subito un taglio considerevole, le Regioni non pagano i debiti passati, i precari da stabilizzare, insomma un vero disastro!
Ci viene da chiedere: ma in questi 5 anni, oltre a mettere in ordine i bilanci (da verificare con quali artifici) cosa si è fatto per arricchire le casse della C.R.I.? Quali strategie (sia politiche che progettuali) sono state messe in atto per sanare la situazione creditizia? Nessuna, zero!
Diciamo solamente che Fimpegno di questi vertici è stato orientato più al disfacimento che alla ricostruzione; quale stimolo più efficace per un progetto di privatizzazione di quello di un Ente in pieno dissesto finanziario??
Sul concreto questa situazione potrebbe, a breve, mettere a rischio il pagamento degli stipendi dei lavoratori; per far fronte a questa tragica evenienza, il presidente Rocca medim di chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti di aprire un credito verso la C.R.I. (di fatto già negato per la prevista privatizzazione), oppure accendere un mutuo offrendo in garanzia gli immobili posseduti dalla C.R.I.
Comunque la si guardi è evidente che siamo tornati al periodo pre-commissariamento Rocca; infatti al di là dei fin troppo superficiali pronunciamenti della Corte dei Conti la situazione finanziaria è al tracollo e nessuno potrà convincerci che possa essere bastato rimettere a posto i bilanci per giustificare una gestione commissariale durata ben 5 anni.
È altrettanto chiaro ed evidente che questa Amministrazione ha fallito su tutti i fronti; annaspa in una mare di incertezze e di contraddizioni, trascinando con se il destino di migliaia di Lavoratori.
Invece di piangere e lamentarvi, fateci un favore, fatevi finalmente da parte; i Lavoratori della C.R.I. ve ne saranno eternarnente grati!



 
    
U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.
Massimiliano Gesmini


Coordinamento Nazionale U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.
E-mail: cri@usb.it - SITO: Www.cri.usb.it

martedì 2 aprile 2013

Chi soccorre i soccorritori precari della CRI ?

Chi soccorre i soccorritori precari della CRI ? Il Movimento 5 Stelle Umbria solleva il problema

Riceviamo da Tiziana Ciprini, cittadina Portavoce Movimento 5 Stelle Umbria, e di seguito pubblichiamo.

"In Umbria ci sono 17 dipendenti precari della Croce Rossa Italiana con tanti anni di esperienza alle spalle in un ruolo fondamentale nella catena dei soccorsi, quello di autisti-soccorritori, che adesso si ritrovano senza lavoro. Di mezzo c'è stata una convenzione in perdita con la ASL 2, la riforma sanitaria regionale, gare pubbliche al ribasso che penalizzano le storiche associazioni di soccorso in favore di "emergenti cooperative dell'emergenza" a discapito della qualità del servizio, ricorsi al Tar, il Dlgs 178/2012 che ha riformato la CRI e una diversa interpretazione della norme.
In mezzo l'odissea che da 3 anni vivono 17 precari che hanno visto avvicinarsi, di proroga in proroga, il licenziamento e hanno fatto di tutto per difendere il proprio posto di lavoro e la propria professionalità:

- hanno organizzato un presidio permanente di 12 giorni davanti alla sede della Regione Umbria in Piazza Italia a Perugia;
- hanno chiesto e ottenuto che fosse inserita nella legge sanitaria regionale la procedura degli accreditamenti in modo da bypassare le gare pubbliche al ribasso per tutelare le associazioni di soccorso storiche radicate nel territorio umbro da oltre cent'anni evitando gare con soggetti di fatto non concorrenziali (come le cooperative);
- si sono ridotti responsabilmente l'orario settimanale da 36 ore a 30 permettendo alla Cri di chiedere un prezzo inferiore alla ASL, (circa 63000 euro mensili);
- e da ultimo, di fronte alla prospettiva di dover scegliere in 2 ore se passare in cooperativa, in giro per l'Italia (in Piemonte sembra) o in Umbria con contratti da fame di 18 ore settimanali hanno rifiutato, contestando le modalità con cui sono stati messi di fronte ad una scelta che avrebbe comportato un cambiamento radicale delle proprie vite nel giro di poche ore.
Questa odissea si inserisce anche nel quadro di riordino della CRI (dlgs 178/2012), che dal 1 gennaio 2014 non sarà più ente pubblico non economico ma diventerà associazione di volontariato ad uso pubblico. All'interno di questo decreto, a tutela del precariato, l'art. 6 comma 9 riporta quanto segue: tutti i contratti legati a convenzioni stipulati prima del 3 novembre 2012 (data della firma del decreto) devono essere rinnovati fino al 31 dicembre 2013.
In Italia accade che un precario debba affidare le speranza di una intera vita professionale ad un comma di una legge, che però viene interpretato dagli Organismi centrali in modo diverso (senza copertura finanziaria derivata da convenzioni il comma 9 non potrebbe essere applicato). La palla quindi è rimandata al Ministero della Salute che deve decidere come applicare la norma.
L'ultima mossa dei 17 sarà andare a Roma per far sentire la loro voce anche in Parlamento. Ci sarà il MoVimento 5 Stelle ad accoglierli.
Da oggi infatti sono senza lavoro e rimarranno a casa, loro che hanno sempre garantito il servizio senza che mai nessun paziente sia rimasto a casa.

Una Pasqua con amara sorpresa.

Tiziana Ciprini, cittadina Portavoce MoVimento 5 Stelle Umbria 

FONTE : Orvieto News 

mercoledì 20 marzo 2013

CASSAZIONE VITTORIA !!!!!!!!



 CASSAZIONE VITTORIA
VINTE IN CASSAZIONE A SEZIONI UNITE 
LE CAUSE PER LA STABILIZZAZIONE 

DEL PERSONALE PRECARIO 
 DI CROCE ROSSA ITALIANA!




Dunque la Cassazione ha sancito definitivamente il diritto alla stabilizzazione rigettando i ricorsi effettuati daII`AWocatura Generale dello Stato per la Croce Rossa Italiana.

Diverranno quindi definitive tute le sentenze (peraltro gia esecutive fin dal I° grado di giudizio) riguardanti immissione in ruolo dei precari ricorrenti rappresentati dalI`Avv. Emanuele Pagliaro.
Dopo anni di lotta la FIALP CISAL CRI ha visto riconosciuto definitivamente il diritto dei lavoratori precari di CRI..

I numeri:

3 sentenze di Cassazione a Sezioni Unite, 
128 sentenze di Tribunale, 
33 Sentenze di Corte di Appello, 
per un totale di 220 dipendenti con diritto alla stabilizzazione nei vari gradi di giudizio, 
oltre 80 dipendenti con giudizi di primo grado ancora in corso.

Allora, adesso tutti dentro!

Qualche chiarimento sui tempi: i giudizi ancora in corso sia di primo qrado, sia di appello ed anche di Cassazione dovranno essere portati a compimento fino al loro passaggio in giudicato (che potra awenire con una pronuncia della Cassazione owero in assenza di ulteriori impuqnazioni da parte della C.R.I.).
Avrà questa amministrazione il coraggio di continuare a rinviare l'immissione in ruolo (con tutto quello che comporta) del personale con il diritto gia acquisito?
Speriamo proprio di no. Vedremo.
Intanto la FIALP CISAL CRI, e soprattutto i lavoratori, hanno vinto. Anzi, stravinto.
E, naturalmente, come si dice in questi casi, la cosa non finisce qui.