STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

La storia assurda del Maresciallo Lo Zito è in continua evoluzione e si cerca di aggiornarla continuamente.. i Provvedimenti dciplinari aumentano così come i Trasferimenti.. Il Blog contiene numerosissimi articoli e documenti scaricabili a prova dei fatti che vengono denunciati.. basta sfogliare le numerose pagine per rendersi cono...
BUONA LETTURA

lunedì 18 febbraio 2013

FIDARSI È UN BENE, NON FIDARSI È UN DOVERE!




FIDARSI È UN BENE, 
NON FIDARSI 
È UN DOVERE!
(DI QUESTI VERTICI C.R.I.)






L’incontro (tra OO.SS. e C.R.I.) avvenuto il 15 febbraio u.s., ha prodotto l’ennesima pantomima da parte di questa Amministrazione, che pare proprio non conosca vergogna.

Il Direttore Generale, che si comporta sempre più spesso come Alice nel Paese delle Meraviglie, ci ha “sorpreso” quando candidamente (ma anche con una bella dose di faccia tosta) ci ha confessato che, sia lei sia il “nuovo” presidente, sono estranei all’approvazione del famigerato Decreto “ammazza lavoratori” della C.R.I.

Proprio perché confessato così candidamente, abbiamo voluto rassicurare (non vorremmo che si avessero dei sensi di colpa) queste “care” persone, che tanto hanno fatto per i lavoratori della C.R.I., sollevandoli da ogni responsabilità e convincendoli del fatto che il Decreto è stato fortemente voluto dai Lavoratori e dalle OO.SS.!!
 
Ma le sorprese non sono finite qui; altrettanto candidamente la C.R.I. si è detta disposta ad un’ipotesi di “collaborazione” tra le parti sociali e gli attuali Vertici con lo scopo dichiarato di tentare di modificare lo stesso Decreto al fine di renderlo più “garantista” per tutti i lavoratori.
 
Ora, dato che noi non ci chiamiamo Alice e non abbiamo più l’età per continuare a credere alle favole, ci risulta veramente difficile sopportare (e ci fa imbestialire non poco), che questi signori pensino di continuare a prendere in giro i Lavoratori senza fornire una risposta adeguata.
 
Lo sconforto (e la rabbia) ha raggiunto l’apice quando, dalla quasi maggioranza del tavolo, è arrivato un sostanziale appoggio a questa iniziativa; senza voler entrare in polemica con nessuno e senza voler censurare le iniziative altrui ci chiediamo (e chiediamo) come si possa ancora pensare di “collaborare” con questi signori?
 
Tanto per rinfrescarci la memoria, ci teniamo a porre alcune (ma significative) domande che dovrebbero mettere in allarme, coloro i quali pensano di trovarsi di fronte persone leali e sincere:

- chi è stato che ha tentato di far passare sottobanco l’unico Verbale prodotto da questa Amministrazione (durante il nubifragio del 20/10/2011), con il solo scopo di far approvare il primo Decreto?

- chi è che arringava la folla proponendo la privatizzazione e la “razionalizzazione” del personale Dipendente durante l’Assemblea del 16/07/2011 alla presenza di oltre 350 Commissari Regionali, Provinciali e Locali?

- chi è che ha pronunciato la frase….. «Serve una Riforma strutturale che traghetti la C.R.I. alla privatizzazione»?

- chi è che ha definito i Lavoratori come “infedeli”, “marchettari”, “sfruttatori” e ha dichiarato che la C.R.I. è stata, fino ad oggi, uno “stipendificio”?

- chi è che ha riferito che il giornalista (Fabio Pavesi) del “Il Sole 24ORE” non diceva cose sbagliate nel famigerato articolo del 05/02/2013?

- chi è che non si è mai espresso pubblicamente contro questo Decreto e che abbia concretamente preteso e messo in atto ogni utile provvedimento per assicurare un vero futuro lavorativo ai circa 4000 Dipendenti della C.R.I.?

Potremmo scrivere un libro su quello che hanno fatto e detto questi Vertici durante questi 5 anni, ma siamo pienamente convinti che i Lavoratori conoscano la verità su quali fossero le reali intenzioni di chi adesso si professa propenso al dialogo e alla collaborazione.

Confidiamo che anche le altre parti sociali si ricordino e valutino attentamente con chi abbiamo a che fare e si comportino di conseguenza.

Per parte nostra, riteniamo un “suicidio politico”, pensare soltanto di dover collaborare con chi ha progettato, condiviso e sollecitato l’approvazione di un Decreto che porterà (se non si interviene per tempo) alla perdita di circa 4000 posti di lavoro.

Giunti a questo punto, crediamo che l’unico vero interlocutore possa, e debba essere, il nuovo Esecutivo insieme ai reggenti dei nuovi Dicasteri che ancora sovraintendono alla C.R.I.; ogni altra iniziativa arrecherebbe, secondo noi, un’offesa ai Lavoratori che proprio per colpa di questi Vertici, stanno rischiando seriamente di ingrandire l’impressionante numero di disoccupati nel nostro Paese.

Non siamo mai stati, non siamo e mai saremo la stampella di questa Amministrazione che irresponsabilmente (ma coscientemente) ha sempre negato che il “vero” obiettivo di questo Commissariamento potesse portare allo smantellamento dell’Ente Pubblico C.R.I.

Noi continueremo a vigilare affinché nessuno si presti a manovre poco chiare ribadendo, nelle sedi opportune, le nostre proposte di modifica al Decreto (peraltro già presentate alla 12ª Commissione Igiene e Sanità e visionabili sul sito del Senato), fermo restando il nostro impegno affinché tutto l’impianto del Decreto venga riposto nella sede che più gli si addice….. la spazzatura!


  






  

martedì 12 febbraio 2013

PER CHI PARTEGGIA LA CORTE DEI CONTI ?

  

PER CHI 
PARTEGGIA 
LA CORTE DEI CONTI ?




A prima vista il titolo potrebbe sembrare irriverente e fuori luogo, ma leggendo attentamente l’ultima Relazione sulla gestione finanziaria dell’Associazione Croce Rossa Italiana per l’esercizio 2011 (ma anche quella per gli esercizi dal 2005 al 2010), il contenuto appare quantomeno discutibile.
La relazione, copiosa e articolata, presenta alcuni aspetti pochi chiari laddove l’azione del relatore si concentra sulla questione delle convenzioni (in particolar modo quelle definite “in perdita”) stipulate dalla C.R.I. con altri soggetti pubblici.
Si sostiene che la causa principale della “diseconomicità” di tali convenzioni è da imputare “all’alto costo del personale rispetto a quello delle strutture privatistiche”.
Quanto riportato è alquanto inquietante, ma andiamo per gradi; al punto 2.1 della relazione 2012 (dove si parla del personale civile Dipendente), si riporta puntualmente a quale disciplina, legislativa e contrattuale, sono legati i Lavoratori della C.R.I. e cioè il Decreto Legislativo 165/2001 e il C.C.N.L. del comparto Enti Pubblici non Economici.
Tale innegabile realtà, da valore (o dovrebbe darne) e riconoscimento a due Leggi dello Stato a cui tutti (compresa la stessa Corte) sono tenuti al rispetto e osservanza. Come mai allora si protende per i contratti delle strutture privatistiche rispetto a quelli pubblici?
Non è la sola domanda che ci siamo posti; nel fare una affermazione così perentoria, ci saremmo aspettati maggiori dettagli a supporto di questa fantasiosa teoria: quali sono le strutture privatistiche che hanno costi del personale più bassi rispetto alla C.R.I.? Quale disciplina legislativa e contrattuale applicano queste fantomatiche “strutture privatistiche”? Quali sono i parametri che si sono usati per affermare (con granitica convinzione) che il privato è meglio del pubblico?
Non vorremmo che tale convinzione nascesse dal fatto che molte “strutture privatistiche” fanno uso indiscriminato del lavoro nero (come è ampiamente documentato), in spregio ai contratti e alle Leggi dello Stato; non solo.
Non di rado i lavoratori impiegati in queste “strutture privatistiche”, sono sottopagati, soggetti a orari di lavoro massacranti e senza nessun controllo in ossequio al T.U. sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08).
Se è questo il termine di paragone a cui si fa riferimento, avremmo volentieri fatto a meno delle Relazioni, risparmiando (questa volta sì), denaro pubblico.
Ma la cosa che più ci preoccupa è che valutazioni di questo tenore, vengano fatte da uomini dello Stato che lavorano per un Organo Costituzionale (che di certo non è una struttura privatistica), che dovrebbero curare (e controllare) gli interessi della cosa pubblica e non quelli di astratte entità privatistiche e che, quantomeno, dovrebbero limitarsi a esporre in maniera asettica quanto a loro richiesto senza offrire soluzioni di parte, soluzioni cui il solo Governo è deputato a trovare.
Per paradosso ci verrebbe da affermare, che meglio sarebbe affidare la contabilità dello Stato ad un gruppo di ragionieri di una ditta privata, in quanto i Magistrati della Corte dei Conti costano un occhio della testa! Chissà cosa ne penserebbero i Magistrati contabili di questa opzione…
Tanto per farsi un’idea di quanto guadagna un Magistrato contabile, riportiamo un articolo del 2007 del quotidiano online “l’Occidentale” (non è facile reperire notizie e conoscere con certezza gli stipendi dei dipendenti della Corte dei Conti): «…La Corte dei Conti ha a ruolo quasi 550 consiglieri. L'ultimo della scala gerarchica guadagna seimila euro lordi al mese, il primo quasi 20. Poi ci sono le indennità e i fringe benefits (benefici accessori). Spesa globale, dipendenti inclusi, almeno 130 miliardi di rimpiante lire ogni anno».
Ma torniamo alla C.R.I.; al punto 3.1 della Relazione 2012 si afferma che «…anche nel 2011 è proseguita la nuova politica di gestione delle convenzioni trasporto 118 ed il trasporto infermi, mirante a diminuire il numero di convenzioni in perdita ed a stipulare atti convenzionali in equilibrio economico o con saldo attivo». Stravagante analisi, in quanto sono proprio le convenzioni per il trasporto 118 (vedere ad esempio quella del Lazio tra C.R.I. e A.R.E.S.) che, sempre secondo quanto riportato dalla Relazione, hanno causato il più alto disequilibrio economico tale da compromettere seriamente la parità di bilancio di tutta la C.R.I.! E poi come si può affermare che la stipula di una convenzione tra due entità (in questo caso due entità pubbliche) porti ad un “saldo attivo” quando si offrono servizi sanitari essenziali come il Pronto Soccorso? Ma la parità di Bilancio non vale per la C.R.I. o fa comodo solo quando si deve licenziare il proprio personale?
Poi però al punto 6, lettera C, si ha come un sussulto di pudore e coscienza affermando che: «…Viene peraltro osservato che la stipula di convenzioni non economiche (leggasi in perdita) può essere determinata dalla esigenza di soddisfare bisogni di collettività o di persone in stato di vulnerabilità in linea con i principi dell’Associazione e i compiti espressamente previsti dallo Statuto dell’Ente (errato dell’Associazione!)».
A quanto pare si hanno poche idee, ma ben confuse…. Ci dovrebbero spiegare qual è il limite tra l’esigenza di soddisfare i bisogni della collettività (e quindi soprassedere alle passività di Bilancio) e quando i bisogni dei cittadini-utenti possono essere calpestati in favore di freddi calcoli finanziari e di tornaconti economici.
Questo non ce lo spiegano (o non vogliono spiegarcelo); ma quando si vuole, si sa essere chiari, sintetici e incisivi.
Ad esempio, prendiamo il punto 4 della Relazione 2012 dove si parla della riforma; riportiamo fedelmente; «…Il relativo Decreto legislativo di riordino dell’Associazione italiana (e dell’Ente Pubblico aggiungiamo noi) della Croce rossa è stato finalmente adottato il 19 ottobre 2012 con il n. 178».
Cosa si intende affermare con finalmente? Finalmente per chi o per che cosa? (certamente non per i lavoratori della C.R.I.). Perché ci si è spinti a fornire un giudizio così di parte, quando ci si poteva limitare ad una presa d’atto e scrivere che il Decreto è stato semplicemente adottato il 19 ottobre 2012?
Quando si formulano giudizi così importanti (come per i giudizi di cause civili e/o penali), le parole pesano sulle valutazioni finali e non vengono mai messe lì per caso….. La Relazione 2011 ha influito non poco sul percorso e sull’approvazione del Decreto di “riordino” della C.R.I.; basti leggere le innumerevoli sedute delle varie Commissione di Camera e Senato per rendersene agevolmente conto.
La spinta propulsiva data dalla Relazione 2011 in direzione della privatizzazione della C.R.I., non può essere smentita da nessuno; le valutazioni di ordine politico (in sede di Commissioni) hanno ritenuto dirimenti le osservazioni della Corte dei Conti e anche quelle del Commissario Straordinario che, inspiegabilmente, coincidono.
A titolo di esempio basta dare attenta lettura alla pag. 52 della Relazione 2011 (ma anche a pag. 24 di quella del 2012) e al Rendiconto Consolidato del 2007 (pag. 6) a firma del Commissario Rocca (dove si parla della situazione economica negativa del Regionale C.R.I. Lazio), per rendersi conto che le parole utilizzate sono assolutamente identiche!
Ma siamo sicuri che siano state lette con la dovuta perizia e attenzione? Osservatori più attenti, alcuni Senatori della 12ª Commissione permanente (Igiene e Sanità), hanno anche loro evidenziato quanto da noi rinvenuto affermando che «il referto della Corte dei conti (depositato il 28/11/2011) riproduce in larga parte le considerazioni di cui alla nota presentata in sede d’audizione del Commissario Rocca (...)».
Questa importante osservazione è inserita nell’intervento del Senatore Cosentino (PD) che (nel resoconto stenografico n. 16 - 301ª seduta del 18/01/2012) tende a “censurare” quanto descritto dai suoi colleghi tanto da dichiarare che…. «Già questo passaggio e` un po’ improprio. Vorrei ricordare, infatti, che la Corte dei conti e` un organo giurisdizionale e non e` un apparato dipendente dal Governo. Occorrerebbe quindi avere un certo rispetto istituzionale. Noi possiamo anche non essere d’accordo con quanto rileva la Corte dei conti ma non siamo giudici di Cassazione delle decisioni di quell’organismo. Sarei quindi più cauto nell’affermare se il referto della Corte riproduce o meno le considerazioni del commissario Rocca o se – come si dichiara in seguito – «si prende atto in modo abbastanza asettico ed avalutativo dei risultati gestionali». Mentre, cioè, riferiamo correttamente della relazione Corte dei conti, sarebbe opportuno non intervenire con un nostro giudizio di merito sulla giustezza o completezza della stessa. Inoltre, nella parte finale delle considerazioni si dichiara: «La mancanza di una motivazione sul punto rende comunque arduo attribuire alla Corte un giudizio che per essere veramente tale avrebbe richiesto un adeguato supporto motivazionale». La mia proposta, in sintesi, e` di eliminare la parte delle considerazioni».
Cosa pensare? Che qualcosa di anomalo c’è stato, ma meglio non dirlo? Rimaniamo certamente perplessi.
Come rimaniamo perplessi quando nelle Relazioni, non si tiene conto (o non ce se ne avvede) di quanto riportato in alcuni Rendiconti Generali Consolidati della C.R.I. (non ultimo il tanto sbandierato 2011).
A pagina 2 della nota integrativa del Rendiconto 2011 viene riportato quanto segue: «Inoltre, in ottemperanza alla delibera n. 231 del 10.07.2007 del Consiglio Direttivo Nazionale, le Unità territoriali hanno avuto disposizione, con circolare n. 62723 del 16/09/2010 a firma del Direttore Generale, di iscrivere tra le poste delle uscite rimborsi per il Comitato Centrale riferiti alle spese di personale civile a tempo indeterminato utilizzato in convenzione, per €. 14.467.255,55, del personale militare per €. 9.530.111,49 e rimborsi per le spese relative alle polizze assicurative dei mezzi in dotazione, per € 7.571.900,00».
Ci siamo chiesti: come mai non si è pensato di verificare da dove arrivassero i proventi delle Unità territoriali da destinare al rimborso per il Comitato Centrale per l’utilizzo di personale civile a tempo indeterminato nelle convenzioni?
Come mai non si è chiesto (come facciamo noi da anni), come fosse possibile che alle Unità territoriali corresse l’obbligo di rimborsare il personale civile a tempo indeterminato quando questi è già retribuito dal Comitato Centrale attraverso il finanziamento che riceve dello Stato?
Come mai non si è verificato in quale capitolo di bilancio sono confluiti tali rimborsi e per quale finalità sono state utilizzate queste “ nuove entrate”?
Noi siamo più che convinti che le Unità territoriali per far fronte a questo “balzello”, sono state “costrette” a caricare i costi del personale civile di ruolo sulle Convenzioni facendo, naturalmente, lievitare gli accordi economici tra i due contraenti.
Questo artificio contabile (che abbiamo sempre contestato e bollato come illegittimo), ha causato, da un lato, la perdita di innumerevoli convenzioni con conseguente perdita di posti di lavoro (esclusivamente personale precario) mentre, dall’altro, ha permesso, a più soggetti, di affermare la diseconomicità delle stesse convenzioni per l’alto costo del personale utilizzato, arrivando a perorare la causa per la privatizzazione della C.R.I. (convergente con il “vero” mandato governativo fissato per il Commissario Rocca).
Coincidenze? Fatalità? O progetto preordinato e pianificato nei minimi particolari?
Le ultime vicende legate all’elezione a Presidente C.R.I. dell’ex Commissario Rocca, farebbero protendere per quest’ultima ipotesi.
Siamo portati a pensare che questo progetto preordinato non possa non essere stato attuato senza l’avallo (più o meno palese) delle più alte cariche dello Stato, di alcuni Organi Istituzionali, Ministri, Deputati, Senatori. giornalisti (l’artico del “Il Sole 24ORE” del 5 febbraio scorso ne è la prova) e eminenze grigie che avevano il solo scopo di creare un cuneo nel mondo del Pubblico Impiego, disfarsi di quasi 4000 lavoratori e “appropriarsi” dell’ingente patrimonio immobiliare della C.R.I.
Ne è stata riprova, l’ultimo atto del precedente Governo Berlusconi che, mentre si apprestava a salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni e decretare la fine del proprio Esecutivo, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta (fratello di uno dei due nuovi Vice Presidenti C.R.I.), si apprestava a presiedere e approvare la prima bozza di Decreto (poi in seguito bocciato), in un Consiglio dei Ministri praticamente deserto.
Questo è stato, forse, il più eclatante degli episodi (ma altri ne sono seguiti) che hanno costellato il percorso del Decreto di privatizzazione e che ci hanno convinti a considerare la possibilità di un vera e propria “congiura” nei confronti della C.R.I. e, soprattutto, nei confronti dei suoi lavoratori.
Come abbiamo già evidenziato (e per tornare al tema principale), le due Relazioni hanno avuto un duplice scopo; il primo, con la prima Relazione, è stato quello di far leva sulle Commissioni, sulla Conferenza Stato-Regioni e sul Governo affinché ci si convincesse della bontà del progetto di privatizzazione della C.R.I. Il secondo (con la seconda Relazione per buona parte speculare alla prima), è stato quello di esaltare l’operato di questa gestione Commissariale che prontamente è stato utilizzato a fini propagandistici ed elettorali interni alla C.R.I.
Siamo sicuri che saremo tacciati come “cultori del sospetto” o “dietrologi”; ma, senza entrare a fondo nelle Relazioni della Corte dei Conti, abbiamo cercato di offrire una lettura differente e circostanziata che permettesse di comprendere le dinamiche che hanno portato all’approvazione del Decreto di privatizzazione della C.R.I.
Molto altro ci sarebbe da dire e da osservare: per esempio quali siano stati i criteri di scelta per l’individuazione, per la C.R.I., di alcuni contabili invece che di altri; oppure analizzare le discrasie tra quello che prevede il D.lgs. 66/2010 e il Decreto legislativo n. 178 del 28 settembre 2012, in merito alle problematiche degli appartenenti al Corpo Militare C.R.I.; la scarsa attenzione riservata alla parte che riguarda il patrimonio immobiliare della C.R.I.; o ancora, l’inesistente accenno allo scandaloso periodo di Commissariamento (quasi 5 anni), che inizialmente doveva occuparsi, prevalentemente, delle questioni di Bilancio (da risolversi in un anno ma poi sappiamo tutti come è andata a finire), aumentando esponenzialmente il compenso (denaro pubblico) per il Commissario Governativo.
Insomma, ci sembra evidente che il taglio dato alle Relazioni sia improntato, in massima parte, ad evidenziare la necessità di una “ristrutturazione” della C.R.I. che passasse necessariamente attraverso l’abbandono dello status giuridico pubblico in favore di uno privatistico, senza preoccuparsi minimamente (se non in qualche enunciazione di principio peraltro già prevista dallo stesso Decreto), dei risvolti occupazionali che, a breve, avranno conseguenze drammatiche.
Invitiamo i lavoratori a riflettere su quanto abbiamo riportato e a fare delle valutazioni apportando, laddove possibile, altre utili osservazioni a questa vicenda dai contorni pochi chiari.
Invitiamo, altresì, i lavoratori a tornare ad essere parte attiva di un percorso di lotta che possa cambiare il corso di questo Decreto, senza abbandonarsi a facili scoraggiamenti.
Con la determinazione si può salvaguardare il futuro del nostro lavoro….. dobbiamo solo continuare a crederci.


Roma, 12 febbraio 2012

                                                                        U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.                                                                                    
                                                                                     Massimiliano Gesmini



 



 




 

martedì 22 gennaio 2013

LETTA FUORI DAL DIRETTIVO.....


LETTA FUORI DAL DIRETTIVO, 

''MA I NUOVI NON INNOVANO''

 

“Dicevano che fosse necessario un cambiamento, ma mi sembra che di innovativo ci sia ben poco. 
Il neo eletto presidente del Comitato regionale della Croce rossa è nell'ente da anni e, per giunta, si è presentato con un programma inesistente”.
Ironica e pungente, Maria Teresa Letta non risparmia critiche a Gabriele Perfetti, già a capo del comitato provinciale di Chieti e adesso suo successore al vertice del Comitato regionale.
Dopo 15 anni di conduzione Letta, infatti, le elezioni dello scorso 13 gennaio hanno segnato una svolta epocale all’interno dell’ente.
Candidata alla vice presidenza nazionale, la sorella dell’ex sottosegretario Gianni Letta si dice “per nulla dispiaciuta” di dover cedere il passo al nuovo arrivato Perfetti, anche se ci tiene togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
“È stato detto che il cambiamento fosse necessario, ma questa affermazione non è stata motivata da nulla di concreto - protesta - Neppure il programma ha nulla di innovativo, si fa solo riferimento alla nuova ‘sfida’ da affrontare nel prossimo anno, e cioè il passaggio da ente pubblico ad associazione privata. Ma oltre questo, nulla di più”.
In base al decreto legislativo numero 178 del 28 settembre 2012, infatti, la Croce rossa italiana dovrà ben presto adattarsi al riordino che la allineerà al movimento internazionale, diventando “un soggetto di diritto privato”, come dice il dl.
“Avrei preferito poter accompagnare il comitato regionale in questo delicato passaggio, ma non me ne hanno dato il tempo. Pazienza, cercherò di impegnarmi a livello nazionale”, sospira la Letta.
Le elezioni per i vertici italiani si terranno a Roma il prossimo 27 gennaio, quando i presidenti locali, provinciali e regionali voteranno la terna nazionale che prenderà in mano le redini dell’ente

Qualche riferimento storico ( Clicca ) 

Il Servizio di REPORT su Rai 3 ( Clicca )

La Macchina del fango e la giustizia trionfa ( clicca )

 

sabato 19 gennaio 2013

Non dire mai " MAI " .....

Dal Socio Attivo 
FRANCESCO CATAPANO
CANDIDATO ALLA 
PRESIDENZA NAZIONALE
CROCE  ROSSA ITALIANA



NON DIRE MAI " MAI "  !!!
Il 27 settembre 2012 il CS , rivolgendosi ad un certo “Catapicchio” , scriveva sulla sua bacheca di FB (divenuto di dominio pubblico, quindi oltre “ gli amici virtuali” fino a giungere a me ) : “omissis… Sono stato in silenzio per lungo tempo.... Per troppo tempo e per amor di croce rossa ho evitato inutili polemiche... Ora la sensazione di liberazione da un ruolo che ormai mi stava stretto mi da libertà di dire e pensare ….omississ..” Dal tono del messaggio sembrava che il CS volesse terminare di occuparsi della CRI con la riforma; a meno che con quelle parole volesse intendere di liberarsi soltanto dal ruolo di Commissario !? Pochi giorni fa di fronte alle insistenti voci di una probabile candidatura del CS alla Presidenza Nazionale ho chiesto al Ministro della salute di intervenire autorevolmente per tentare di far desistere il CS da un’eventuale tentazione di presentare la propria candidatura a Presidente nazionale della CRI, facendo rilevare che la Presidenza di tutti i Comitati CRI e, quindi, anche quella nazionale, cosi come prevista dal DLgs 178/2012 , con pieni poteri ( come lo è il commissario ), è un organo monocratico perché, diversamente da quanto accade negli altri ambiti, in CRI il Presidente non è al vertice di un organo collegiale . Purtroppo i persistenti silenzi del Ministro di fronte alle innumerevoli legittime rimostranze dei Soci diventano complicità politica e, quindi, avallo del sistema che in questi quattro anni il CS ha creato, per nulla diverso da quello trovato all’atto del suo insediamento quando si coartavano ( così da Zingarelli: restringere, limitare entro confini angusti ) i volontari con ordini di scuderia senza una indipendente discussione pubblica . Basta vedere i risultati delle tornate elettorali fin qui svolte. Quanti commissari sono stati eletti presidenti?! Soltanto apparentemente ( solo agli occhi degli estranei alla CRI) è interpretabile come segnale di democrazia la presenza di più candidati in alcune realtà territoriali. E’ un sistema che ha portato inevitabilmente a premiare soltanto chi, per l’esercizio del suo incarico di commissario, ha avuto modo di consolidare nel tempo la propria posizione verticistica , grazie anche alla continua ed unica sua visibilità nell’ambiente di CR. La par condicio non ha sede nella CRI !!! Per quanto riguarda me, le mie candidature a livello regionale e nazionale hanno avuto soltanto lo scopo di mostrare agli altri,senza alcuna velleità personale, la possibilità di cambiare registro e con la convinzione ( è detto nella premessa del programma strategico presentato alle elezioni regionali) di non poter ricevere consensi nel sistema attuale della vita associativa determinatosi a seguito del lungo commissariamento . Quindi il vincitore abbia il buon gusto di non sbandierare di aver ripristinato una sana competizione elettorale, tanto lo sanno tutti i Soci sin d’ora chi sarà eletto e non per spontaneo convincimento. Mi sarei aspettato , e sarebbe stato logico, che il commissario governativo avesse lasciato liberi i volontari di scegliersi il loro rappresentante “volontario doc “ anzicchè ingombrare il campo con la propria presenza , a maggior ragione che l’aspetto lautamente remunerativo della funzione di commissario oscura il suo dichiarato spirito volontaristico, tanto che gli suggerisco di mettere sul sito della CRI tutta la documentazione utile a comprovare l’acquisito status di socio attivo donatore di sangue prima del 30.10.2008( data del DPCM di nomina a commissario straordinario della CRI),prima che gli venga chiesto ai sensi della legge 241/90.

I MIEI MIGLIORI AUGURI PER LA RIUSCITA...... CON LA SPERANZA CHE FINALMENTE SI RISTABILISCA  TRASPARENZA E LEGALITA' 

sabato 12 gennaio 2013

Le scorte della Croce rossa? Prendono polvere sugli scaffali







     



CASARANO - Coperte, scarpe, pantaloni e biancheria intima. Riposti negli scatoloni o ancora avvolti da cellophane. Stipati a prender polvere, o disordinatamente lasciati negli scatoloni, quando invece potrebbero essere di grande aiuto a tante persone in difficoltà economica.
Succede a Casarano, presso la sede della Croce rossa italiana in corso Roma, ospitata in un immobile di proprietà comunale.
Il signor Mario (nome di fantasia) ci ha riferito che dallo scorso maggio la distribuzione di viveri e beni in generale da parte dell'associazione di volontariato si è interrotta. E per la sua e le altre 500 famiglie in difficoltà economica che ne usufruivano, tirare avanti è diventato molto più difficile.

Hanno ancora il cellophane le coperte inviate dalla Comunità europea e ammassate su un tavolo e su dei ripiani in una delle stanza dell'immobile. 
                                                               
coperte Croce rossa  
 Intatti perché ancora incellophanati i jeans ed i pantaloni disposti sugli scaffali di un'altra stanza della sede.






jeans Croce rossa  

Qui ci sono anche vari capi di abbigliamento 
e diverse paia di scarpe di varia misura.







scarpe e varie croce rossa


Come le scatole di scarpe con il logo Filanto, probabilmente donate dall'azienda casaranese.
         






scarpe Filanto
   
Ancora scarpe riposte in altri scatoloni. 
Ci sono ciabattine per bambini, stivaletti, modelli più sportivi.








scatola scarpe



scatola scarpe 2










scatola scarpe 3

venerdì 11 gennaio 2013

L'ULTIMA INFAMIA C.R.I.

                                                              




L'ULTIMA 
INFAMIA...




Pochi giorni or sono la C.R.I. (a dispetto del suo carattere falsamente umanitario), ha messo in scena l'ennesimo atto infamante nei confronti di alcuni lavoratori (peraltro precari), interrompendone il rapporto di lavoro perché ormai usuratí e logorí e non più necessari ad una societa civile che dovrebbe essere fondata sul lavoro, sul rispetto e sulla tutela dei più deboli.. 
Ma questa è la nuova C.R.I. che avanza!!

Il nuovo volto della C.R.I., sempre più propenso al profitto piuttosto che alla solidarietà, usa un linguaggio freddo e "burocratese" per licenziare i propri Dipendenti, senza preoccuparsi minimamente dei risvolti drammatici a cui saranno soggetti questi lavoratori. Abbiamo il dovere di ricordare che questi due colleghi sono inseriti nei processi di stabilizzazione e, in uno dei due casi, si è addirittura in presenza di una sentenza favorevole di primo grado per la definitiva trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Chi ha messo in pratica l”ennesima porcata sa benissimo che si sta prestando ad un gioco sporco e pericoloso che apre le porte ad una serie di procedimenti che rischiano di coinvolgere decine e decine di lavoratori che si trovano nelle stesse identiche condizioni dei due colleghi appena licenziati. Invece di licenziare in maniera spregiudicata ed ingiustificata, dove erano e cosa hanno fatto in tutto questo tempo questi illuminati Vertici a difesa della sicurezza e della salute dei propri Dipendenti nei luoghi di lavoro?? NULLA!!
Ancora oggi i servizi del Comitato Provinciale di Roma (C.O.S.P., C.E.M. e lo stesso Provinciale), sono sprowisti dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (R.L.S.) unico vero strumento per monitorare le condizioni e la sicurezza di lavoro dei Dipendenti. Questo artificio (penalmente rilevante), ha permesso a questa Amministrazione di eludere qualsiasi controllo sui carichi di lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori del Comitato Provinciale, a cominciare dalle recenti aberranti turnazioni imposte e “ideate” al C.O.S.P. da qualche genio assunto attraverso contratto di somministrazione (ma non avevamo nessun Dipendente in grado di fare quel lavoro??) senza passare, peraltro, attraverso alcun accordo con le parti sociali (OO.SS. e R.S.U.). Ma questo nessuno se lo è chiesto; l'importante e sbarazzarsi, al più presto, del più alto numero possibile di Dipendenti (meglio se precari) per rendere la Nuova C.R.I. libera da “zavorre” inutili e fastidiose; poco importa se dietro ci sono persone e famiglie, ormai lo sguardo del “nuovo che avanza” è rivolto al business, al mercato, alle carriere personali e alle svendite immobiliari .... .. Purtroppo per loro, abbiamo ancora saldi i principi di solidarietà, di tutela dei più deboli e vulnerabili, in funzione del mantenimento dei livelli occupazionali; questo ci permette, e ci da la forza, di continuare a combattere contro queste vere e proprie ingiustizie sociali. Metteremo in campo tutte le nostre forze per scongiurare altri episodi del genere e per ripristinare quanto illegittimamente messo in pratica nei confronti dei due colleghi appena licenziati. Avremmo voluto sentire, forti e chiare, le posizioni delle altre OO.SS. in merito alla vicenda, ma ci attendiamo anche un pronunciamento di solidarietà, altrettanto forte, da parte di tutti gli altri lavoratori, perché è solo così che si sconfiggono i regimi e la paura ..... ..








lunedì 7 gennaio 2013

"CATTIVA GESTIONE": LA CROCE ROSSA FINISCE IN BARELLA


DOPO L'INDAGINE DEL SENATO CHE PARLAVA DI "OPACITA' DEI FLUSSI FINANZIARI" INTERVIENE LA CORTE DEI CONTI: 
14 MILIONI DI BUCO, 
A UN PASSO DALLA PRIVATIZZAZIONE

Per i giudici contabili le perdite più consistenti, 10 milioni, derivano dal Lazio. E pende un contenzioso con la Sicilia da 50 milioni


 Negli ultimi 34 anni la Croce Rossa Italiana è stata commissariata per 24 e ora si avvia verso la privatizzazione decisa dal governo nell'ottobre scorso con un buco di 14 milioni. L'obiettivo è quello di rendere l'ente un'associazione autonoma come negli altri paesi e soprattutto far risparmiare soldi allo Stato. Perché la gestione non sempre ha funzionato bene, anzi e stata negli ultimi anni al centro di vari scandali. Parentopoli compresa.

NEL DICEMBRE 2010 Report dedica un'intera puntata al lato oscuro dell'organizzazione: dal patrimonio immobiliare lasciato andare in rovina, ai pacchi di Natale per i terremotati dell'Abruzzo che sarebbero stati trasformati in gentile omaggio per i donatori di sangue. Con tanto di lettera firmata da Maria Teresa Letta, ( IL SERVIZIO SULL'ABRUZZO )al tempo commissario della CRI in Abruzzo e sorella di Gianni, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio: "Accompagno questo piccolo dono con gli auguri fervidi e sinceri per una sana e serena...". Alle cannonate di Report seguono i rilievi sollevati a gennaio 2012 dalla Commissione Sanità del Senato, al termine di un'indagine conoscitiva sulla CRI durata un anno. Dopo un migliaio di documenti cartacei depositati, una decina Ie audizioni, a partire dal commissario straordinario, Francesco Rocca, il verdetto è impietoso: mancata approvazione nei tempi dovuti dei rendiconti, opacità dei flussi finanziari, mancanza di criteri trasparenti e obiettivi sul reclutamento, assenza di pianta organica, attribuzioneai dipendenti di emolumenti non dovuti, eccesso di consulenti esterni. E poi: mancanza di controlli interni, carenza di una esatta rendicontazione di beni mobili, diseconomicità della gestione dei beni immobili. Le attività svolte in convenzione per il Pronto soccorso? Anche queste antieconomiche, con casi limite oggetto di segnalazione nel Lazio e in Puglia. 


Ora ad accendere i riflettori sulla Croce Rossa è la Corte dei Conti che già a gennaio 2011 aveva condannato in primo grado l'ex commissario straordinario Maurizio Scelli e altri due funzionari a versare 3 milioni di euro a beneficio dell'ente per compensare i danni causati dalla loro gestione. Fra le motivazioni di quella sentenza, il "totale disprezzo di qualsiasi canone di sana ammi nistrazione, in totale noncuranza degli equilibri finanziari della Croce Rossa Italiana".
Il giudizio della Corte è cambiato? Non proprio. Certo, l'attività ha dato segnali di ripresa e qualche passo avanti c'è stato. Ad esempio, si legge nella relazione sull'esercizio 2011, "il consuntivo 2011 è stato approvato nei termini di legge".
Un'eccezione, non la regola per la CRI che nemmeno nel 2011 è riuscita a determinare la dotazione organica del personale militare. Problema che però verrà presto risolto, grazie al decreto legislativo del settembre 2012 secondo cui il Corpo militare, costituito esclusivamente dal personale volontario, transiterà in un 'ruolo ad esaurimento' nell'ambito del personale civile della Croce Rossa. 


Restano comunque da sciogliere i nodi relativi alla "notevole complessità organizzativa e gestionale conseguente all'esistenza di circa 600 comitati con propria autonomia di bilancio" che determina ancora "alcune discrasìe gestionali derivanti, principalmente, dalla mancanza di figure professionali adeguate".

Il tallone d'achille di quella che fra qualche anno diventerà una vera e propria azienda privata restano i conti: le Unità territoriali registrano un disavanzo complessivo di 6.554.770 euro cui si aggiungo altri 7,4 milioni del Comitato centrale (7.431.074). Totale: quasi 14 milioni di rosso nel 2011.


A zavorrare il bilancio sono soprattutto i Comitati provinciali di Roma, Latina (che sono incrementati, rispetto al 2010 di 10.109.057 euro) e Perugia. 
Colpa di convenzioni in perdita, di ritardi con cui vengono pagati i servizi da parte delle Aziende sanitarie locali e delle spese di gestione di alcune strutture socio sanitarie. Ma non si possono dimenticare i recenti fatti di cronaca come la bufera scoppiata a novembre sul caso dell'affidamento della gestione delle ambulanze in subappalto a gruppi privati.

NON SOLO. "Persistono ancora scrive la Corte dei Conti - alcune convenzioni in perdita, in particolare per i servizi di pronto soccorso e trasporto infermi, a causa dell'alto costo del personale rispetto a quello delle strutture privatistiche. Così come non risulta concluso il complesso contenzioso con la società SI.S.E , incaricata di gestire le convenzioni in Sicilia, che rischia di costare 50 milioni di euro alle sempre più pallide casse della Croce Rossa.

da : Il Fatto Quotidiano del 4 Gennaio 2013

domenica 6 gennaio 2013

SCANDALO CROCE ROSSA/ La Corte dei Conti certifica un buco da 14 milioni: “Manca il controllo”

Gli scandali nella Croce Rossa Italiana non finiscono mai e stavolta continuano le denunce della Corte dei Conti. Disagi e deficit economici indeboliscono ancora di più il più importante Ente umanitario: la CRI ha un buco economico di quasi 14 milioni di euro; non ha la capacità interna di controllare la contabilità; non esiste una tesoreria unica a cui attingere denaro in modo vigilato e le commissioni hanno troppa autonomia. Un sistema ‘anarchico’ che, oltre ai scandali del passato, crea troppe lacune economiche. E così la Croce Rossa si avvia alla privatizzazione.

 

 LO ZITO-LETTA - Nel 2008 il maresciallo Vincenzo Lo Zito denuncia le troppe irregolarità interne nella sezione Abruzzo della CRI dove il presidente era Maria Teresa Letta. Un cognome di prestigio quello del presidente; sorella del politico Gianni Letta. Lo Zito denuncia movimenti economici sospetti della signora Letta, usando i fondi della CRI: assegni con firme false; doni natalizi per i terremotati abruzzesi e riciclati per i donatori di sangue accompagnati dagli auguri della Letta; trasferimenti di denaro verso conti bancari non autorizzati; il tutto senza giustificazioni. Insomma manovre economiche poco chiare che sono sinonimo di scandali economici. A seguito dei controlli sulla gestione finanziaria della Croce Rossa Abruzzo, nonostante tutto, non ci fu nessuna denuncia ma solo una querela. Il pm Erminio Amelio ancora non scrive nessuno nel registro degli indagati. Era il 2008, siamo nel 2013.

SCELLI-SMOLIZZA-PANDOLFI - Nel 2011 la Corte dei Conti condanna Maurizio Scelli, ex commissario della CRI, e i due funzionari Aldo Smolizza e Virgilio Pandolfi. Scelli  è condannato a risarcire l’Ente con 900 milioni di euro. 3 milioni di euro in totale per l’accusa di  ‘disprezzo di qualsiasi canone di sana amministrazione in totale noncuranza della Croce Rossa Italiana’. Insomma i tre, nel 2004, avevano firmato contratti informatici pur sapendo che la CRI non aveva la disponibilità economica. Bilanci incongrui e non necessari. Lo stesso Scelli parlò di accanimento dei giudici nei suoi confronti, sentendosi attaccato ingiustamente dalla magistratura come era accaduto a Silvio Berlusconi. Eppure l’ex commissario era già stato accusato, ma poi assolto, per aver sottratto fondi interni pari a 17 milioni di euro destinati alla missione umanitaria  ‘Antica Babilonia’.

Ora torna un nuovo resoconto della Corte dei Conti che denuncia altre lacune che rischiano sempre più d’indebolire la CRI: una criticità organizzativa e gestionale. C’è da dire che rispetto al fondo nero toccato in più casi, negli ultimi anni la situazione della CRI è migliorata lievemente pur rimanendo ancora negativa. Nonostante la politica dei tagli - riduzione delle auto blu, autovetture di servizio, da 29 a 9; i ‘benefits’ non sono presenti nella struttura; gli organi collegiali sono diminuiti da 7 a 3- comunque la Croce Rossa si avvia alla privatizzazione decisa dal Governo Monti.  Infatti è in corso di approvazione il decreto di riforma  che prevede una parziale privatizzazione soprattutto delle strutture periferiche. Secondo l’Annual Report 2011 la CRI possiede ben 981 immobili –molti di cui andranno in mano a privati, distribuiti soprattutto in Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Friuli.

Un altro grave problema è il buco economico che ammonta a quasi 14 milioni di euro: infatti 6.554.770 euro è il disavanzo dei comitati regionali e 7.400.000 euro ammonta lo scompenso del comitato centrale. Un triennio finanziario in dissesto a causa di una poca liquidità dell’Ente e da un’organizzazione interna, disorganizzata che rallenta le approvazioni di bilancio. La Croce Rossa non ha mai avuto una Tesoreria Unica, ovvero un macro fondo nazionale a cui, tutte le rappresentanze possano attingere in modo controllato e questo sarebbe uno dei provvedimenti urgenti da prendere. Inoltre la Corte dei Conti ha rilevato un abnorme buco economico con problemi finanziari per la CRI sezione Molise, Lazio, Friuli, Toscana ed Umbria. Mentre a livello provinciale il default economico è per Roma, Latina e Perugia.
Dulcis in fundo la discrasia organizzativa: la CRI ha un ordine interno che con difficoltà permette di tenere sotto controllo i livelli di responsabilità finanziaria perché i comitati: centrale, provinciali (103), regionali (20) e locali (448) hanno una loro organizzazione autonoma che rende difficile anche controllare gli spostamenti di denaro.


sabato 29 dicembre 2012

La Croce Rossa....abbandona la nave cercando di eludere l'inevitabile indagine sul proprio operato




la Croce Rossa....abbandona la nave cercando di eludere l'inevitabile indagine sul proprio operato

Convenzione ARES - CRI ora è definitivo ( si fa per dire...) la CRI abbandona la nave cercando di eludere l'inevitabile indagine sul proprio operato che ha causato , per il momento :

  1. Licenziamento di almeno cinquanta autisti di ambulanza , dopo sette anni di loro buon lavoro per l'ARES 118
  2. Subappalti vietati
  3. appalti di subappalti vietati
  4. inquadramento economico per gli infermieri a livello degli "animatori di villaggi turistici" e non per la loro qualifica
  5. assunzione tramite il collocamentodi Frosinone di personale, in sostituzione di quello già impiegato
  6. gravi innadempienza contrattuali : mancanza di infermieri, mancanza di medico a bordo, ritardo di attivazione dei mezzi di soccorso nel territorio laziale,che hanno causato l'assenza e/o il ritardo di ambulanze in più postazioni
Il tutto in soli tre mesi dopo dall'accordo firmato alla regione lazio che diceva tuttaltro.
 
In pratica prima di abbandonare la nave (moda assai diffusa ultimamente) che cos' altro doveva accadere ????
Abbiamo comunque piena fiducia nelle Autorità competenti, coinvolte tramite il nostro esposto, a far piena luce per rispristinare la legittimità amministrativa che, a nostro avvisto. è stata completamente stravolta.


venerdì 28 dicembre 2012

Convenzione 118 con la Croce Rossa finisce sul tavolo delle Fiamme Gialle

118, la convenzione con la Cri
finisce sul tavolo delle fiamme gialle


 Lo fa sapere il Partito democratico che chiede l'intervento del prefetto. “Doveva essere un toccasana per il servizio d’emergenza del 118, ma si è trasformato in un pasticcio da Corte dei Conti. E non poteva essere diversamente vista la assoluta leggerezza e spregiudicatezza con cui la Croce rossa Italiana ha dato applicazione ad un contratto da 20 milioni di euro”, afferma Riccardo Agostini membro direzione romana Pd.
L’accordo è dello scorso agosto ma in questi pochi mesi è successo di tutto. Dall'intervento di società interinali, all'affidamento del personale ad una società lombarda. “Nelle province di Frosinone e Latina – continua l’esponente democratico – si è andati anche oltre lasciando a casa gli autisti abilitati, circa 50, e assumendone altri. Tutto questo per risparmiare sul lavoro. Più che una convenzione atta a garantire ai cittadini un servizio d’emergenza sicuro ed efficiente, l’accordo si è tramutato in una occasione di guadagno per imprese sconosciute, il cui coinvolgimento era espressamente vietato. Tutta la storia del pasticcio Cri è stata riassunta nell’esposto presentato dalla Cgil. Ora è forte il rischio che salti tutto e che le 44 postazioni del 118 garantite dalla Croce rossa restino vuote. Credo che il Prefetto debba intervenire prima che si crei il collasso del sistema d’emergenza, altro frutto avvelenato della Giunta Polverini”.

 

domenica 23 dicembre 2012

CROCE ROSSA..... le strane Elezioni al Comitato di Napoli. Spunta pure una Interrogazione Parlamentare...

AULE PARLAMENTARI CHIUSE, 
AULE GIUDIZIARIE SEMPRE APERTE
Dr. FRANCESCO CATAPANO Socio Attivo CRI
 Se le aule parlamentari sono chiuse per decreto del Presidente della Repubblica, per l’affermazione del Diritto, vivaddio, le aule giudiziarie ( Tribunale penale, civile ed amministrativo )restano sempre aperte. Così la vicenda “ Elezioni CRI di Napoli “ troverà allocazione nelle sedi opportune . In occasione della prima elezione degli organi elettivi della CRI ( epoca Garavaglia )un caso analogo da me sollevato fu risolto con l’accoglimento del mio ricorso da parte degli Uffici elettorali della CRI. Questa volta la CRI non ha avuto la forza di saper reagire per il rispetto della legalità. Si è arrivati finanche a negare la certezza di un provvedimento firmato dallo stesso CS , arrampicandosi con interpretazioni del tutto infondate dell’atto e direi offensive verso la intelligenza dello stesso CS.
Se l’interrogazione parlamentare, che di seguito si riporta, non sarà evasa, tuttavia il Ministro della salute è già stato investito da me del problema circa l’esatta applicazione del Dlgs 178/2012 inerente la non candidabilità di chi non era socio attivo alla data della sua nomina a Commissario dei Comitati CRI. Ora non farò altro che chiedere anche io una visita ispettiva ministeriale presso il Comitato provinciale Cri di Napoli.
 
 
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Al Ministro della salute

Per sapere premesso che:

Con decreto del Ministro della salute del 13 novembre 2012 è stato emanato, in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 28 settembre 2012 n. 178, il Regolamento elettorale interno per le elezioni nei comitati dell’Associazione Italiana della Croce Rossa, nel testo trasmesso con nota del Commissario della CRI in data 8 novembre 2012 ;

In attuazione del predetto Regolamento sono state avviate le elezioni degli organi associativi , a partire dai Comitati locali e Comitati provinciali ;

In particolare, in occasione delle elezioni del Comitato provinciale di Napoli si sono verificati accadimenti che destano viva preoccupazione per la legittimità delle procedure svolte, ancor più allarmanti ove le medesime problematiche dovessero caratterizzare in futuro prossimo le elezioni per i livelli superiori, riguardanti le Presidenze regionali e nazionale ;

Tali accadimenti hanno avuto riferimento alla corretta applicazione delle vigenti norme regolamentari in tema di elettorato passivo, con specifico riguardo al legittimo status di eleggibile del candidato Paolo Monorchio, proclamato eletto alla carica di Presidente provinciale in esito allo scrutinio delle votazioni effettuate in data 16.12.2012 presso il Comitato provinciale CRI Napoli ;

Ai fini di un corretto inquadramento della vicenda, rilevano :

1) l’art. 3, comma 5 del Regolamento elettorale approvato con D.M.13 novembre 2012, ove testualmente recita : “ Ai sensi dell’art.3, comma 1,lettera b) del decreto legislativo 28 settembre 2012 n. 178, sono in ogni caso esclusi dall’elettorato passivo coloro che non avevano il requisito di socio dell’Associazione Italiana della Croce Rossa alla data di nomina a Commissario dei Comitati di cui all’art. 16, comma 3, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2005 n.97”;

2) il vigente Statuto della CRI approvato con DPCM 6 maggio 2005, n.97, ove si prevede che sono titolari dell’elettorato passivo i soci attivi da almeno due anni in regola con il versamento della quota sociale, purchè abbiano compiuto la maggiore età e che rientrano nella categoria dei soci attivi gli appartenenti alle componenti volontaristiche, tra cui quella dei donatori di sangue ;

3) il regolamento per l’organizzazione ed il funzionamento delle componenti volontaristiche della Croce Rossa Italiana, approvato con Ordinanza del Commissario straordinario della CRI, n. 362/05 del 01/07/2005, come aggiornato nel testo approvato con successiva O.C. n. 411/05 del 28.7.05;

In tale contesto normativo si è verificata una singolare vicenda, che ha visto dapprima l’esclusione del candidato Paolo Monorchio dall’elettorato passivo, in quanto privo dei requisiti di socio attivo alla data prevista dall’art. 3, comma 5 del Regolamento elettorale approvato con D.M.13 novembre 2012, considerato che detto candidato è stato nominato in data 23.12.2008 Commissario presso il Comitato provinciale CRI di Napoli ; successivamente, con una frettolosa e discutibile procedura d’autotutela, il dott. Monorchio è stato riammesso alla competizione in veste di eleggibile, risultando poi effettivamente eletto alla carica di Presidente del predetto comitato provinciale ;

La frettolosa riammissione non ha mancato di destare stupore e vivaci polemiche in sede locale, cui ha fatto seguito un’istanza di autotutela ulteriore da parte di un socio che ha chiesto la rimozione dell’atto con cui era stata revocata la originaria esclusione, mentre appare plausibile e prevedibile che la vicenda possa essere sottoposta anche al vaglio delle competenti sedi giudiziali;

La vicenda assume contorni meritevoli della massima considerazione, soprattutto ai fini di fugare ogni possibile ipotesi d’indebita interferenza ambientale, considerato che il soggetto interessato ricopre proprio in quella sede la carica di Commissario provinciale ;

In ogni caso, la contraddittorietà del comportamento degli uffici elettorali chiamati a pronunciarsi nella vicenda dà conto della opportunità di un pronto intervento chiarificatore, anche da parte ministeriale, sulla corretta interpretazione ed applicazione delle norme in tema di elettorato passivo, con specifico riferimento agli elementi oggettivi ed incontestabili che dimostrino il possesso del requisito di socio attivo della componente volontaristica dei donatori di sangue ;

tale chiarificazione si rende vieppiu’ essenziale, considerata l’elevata probabilità che le medesime problematiche insorte in occasione delle elezioni provinciali CRI di Napoli possano riproporsi anche nel caso delle elezioni dei Presidenti regionali e nazionale, laddove dovessero proporre la propria candidatura soggetti che ricoprono cariche commissariali e per i quali si rende necessario accertare senza alcun margine di equivoco il possesso del requisito di socio attivo alla data di nomina nelle funzioni commissariali, in ossequio al disposto dell’art. 3, comma 5 del Regolamento elettorale approvato con D.M.13 novembre 2012 ;

1) se codesto Ministro non valuti opportuno disporre una specifica iniziativa ispettiva presso la sede provinciale CRI di Napoli in ragione delle vicende elettorali di cui in premessa ;
2) quali iniziative intende intraprendere codesto Ministro perché siano fornite inequivoche direttive interpretative ed applicative volte ad accertare il possesso del requisito di socio attivo alla data di nomina nelle funzioni commissariali, in ossequio al disposto dell’art. 3, comma 5 del Regolamento elettorale approvato con D.M.13 novembre 2012 ;

Roma, 21 dicembre 2012

On. Fulvio Bonavitacola